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Art. 318 Codice Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 318 Codice Penale

Corruzione e prova: assoluzione per carenza di nesso
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di alcuni pubblici ufficiali e imprenditori dall'accusa di corruzione. Nonostante la promessa di una cena e di sponsorizzazioni in relazione a un appalto pubblico, i giudici hanno stabilito che mancava la prova di un nesso di reciprocità (sinallagma) tra tali utilità e un atto contrario ai doveri d'ufficio. La sproporzione tra il valore dei benefici e quello dell'appalto ha ulteriormente indebolito l'accusa, portando all'assoluzione per insussistenza del fatto.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: il caso
La Corte di Cassazione analizza due casi di corruzione per l'esercizio della funzione a carico di un giudice tributario, intermediari e imprenditori. La sentenza chiarisce che il reato si perfeziona con il mero accordo per 'vendere' la funzione pubblica, anche senza compiere atti specifici. Nonostante le condanne siano state annullate per prescrizione, la Corte ha confermato i principi giuridici, condannando i ricorrenti al risarcimento dei danni civili.
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Giudicato Cautelare: No Revoca Misure Cautelari
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il rigetto di un'istanza di revoca degli arresti domiciliari. La sentenza ribadisce la forza del cosiddetto 'giudicato cautelare', secondo cui, una volta confermata una misura, non si possono ridiscutere i presupposti originari. La conclusione delle indagini e il breve lasso di tempo trascorso non sono considerati elementi nuovi sufficienti a giustificare un cambiamento.
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Confisca del profitto: l’immobile acquistato è parte del reato
Un funzionario pubblico è stato accusato di corruzione per aver ricevuto una cospicua somma da un imprenditore immobiliare, utilizzata per acquistare un appartamento intestato alla moglie. Nonostante l'estinzione del reato per prescrizione, la Corte di Cassazione ha confermato la confisca del profitto, identificato nell'appartamento stesso, considerandolo un reimpiego diretto dei fondi illeciti. La moglie è stata ritenuta un'intestataria fittizia. La Corte ha invece annullato le decisioni sui risarcimenti civili per motivazione insufficiente, rinviando la questione a un giudice civile.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di due dipendenti di una camera mortuaria, chiarendo la distinzione tra corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione. La sentenza stabilisce che il reato si configura anche senza uno specifico atto illecito, ma per il semplice 'asservimento' della funzione pubblica a interessi privati in cambio di denaro, rendendo il ricorso inammissibile.
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Captatore informatico: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere, che contestava la legittimità delle intercettazioni effettuate tramite captatore informatico. La sentenza chiarisce la differenza tra motivazione assente e motivazione insufficiente nei decreti autorizzativi e ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare nel merito i gravi indizi di colpevolezza.
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Corruzione: assunzioni come reato per l’ex sindaco
Un ex sindaco è stato posto agli arresti domiciliari con l'accusa di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Avrebbe favorito un imprenditore in una gara d'appalto in cambio dell'assunzione di otto persone da lui indicate. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di gravi indizi per i reati contestati, ma ha annullato l'ordinanza cautelare per carenza di motivazione sul concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, rinviando il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Revoca misura cautelare: il tempo da solo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che il semplice decorso del tempo non è un elemento sufficiente a far venir meno le esigenze cautelari, come il pericolo di reiterazione del reato. Inoltre, non è possibile riproporre le stesse questioni già decise in sede di riesame senza nuovi e concreti elementi a supporto, confermando l'importanza della preclusione endoprocessuale.
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Prescrizione farmaci stupefacenti: la Cassazione
Un medico di base, in concorso con un complice, emetteva false prescrizioni di farmaci stupefacenti a base di oppioidi in cambio di denaro, causando un ingente danno economico al Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti ai sensi della normativa più grave, stabilendo che la natura medicinale del prodotto non attenua il reato se il principio attivo è classificato come 'droga pesante'. La sentenza ha inoltre ribadito che la 'ricetta rossa' del SSN è un atto pubblico, pertanto la sua falsificazione integra un reato più grave.
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Utilizzo intercettazioni: limiti e divieti di legge
La Corte di Cassazione annulla una condanna per turbativa d'asta e falso ideologico. La decisione si fonda sulla inammissibilità delle prove raccolte tramite intercettazioni autorizzate per un altro procedimento, non connesso e relativo a reati diversi. Questo caso ribadisce i rigorosi limiti all'utilizzo intercettazioni, a tutela dei diritti fondamentali.
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Responsabilità extracontrattuale PA: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità extracontrattuale di un'Amministrazione Regionale per i danni lamentati da un dirigente d'azienda e dalla sua famiglia. La vicenda trae origine dalla sospensione di finanziamenti pubblici che ha portato alla liquidazione della società e a procedimenti giudiziari a carico del dirigente, poi assolto. La Corte ha stabilito che la condotta della PA deve essere valutata 'ex ante', cioè sulla base delle informazioni disponibili al momento dei fatti. Poiché all'epoca esistevano dubbi sulla corretta gestione dei fondi, la decisione di sospendere le erogazioni è stata ritenuta legittima e non colposa, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Annullamento misura cautelare: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione ha disposto l'annullamento di una misura cautelare di arresti domiciliari a carico di un Sindaco accusato di vari reati contro la Pubblica Amministrazione. La decisione si fonda sulla mancanza di un nesso funzionale per il reato di depistaggio e, soprattutto, sulla carenza di esigenze cautelari concrete e attuali, dato che l'indagato aveva rassegnato le dimissioni. La sentenza chiarisce inoltre che non si configura il reato di induzione indebita se il vantaggio richiesto è a esclusivo beneficio dell'ente pubblico.
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Esigenze cautelari: no arresti su mere congetture
Un soggetto, indagato per corruzione e già sospeso dal suo incarico pubblico, ha ottenuto dalla Corte di Cassazione l'annullamento dell'ordinanza che confermava i suoi arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che le esigenze cautelari, per giustificare una misura così restrittiva, devono fondarsi su un pericolo di reiterazione del reato che sia concreto e, soprattutto, attuale. Non sono sufficienti mere congetture su futuri incarichi o sulla possibilità che si ripresentino occasioni per delinquere.
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Competenza per territorio: corruzione e associazione
La Corte di Cassazione, su rinvio pregiudiziale, stabilisce la competenza per territorio in un complesso caso di associazione a delinquere e corruzione. La Corte ha identificato il reato più grave (corruzione) e il luogo della sua prima consumazione come criteri dirimenti per i reati connessi, separando da questi i reati non collegati al programma criminoso.
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Corruzione Pubblico Ufficiale: la competenza di fatto
Un'assistente di polizia penitenziaria è stata sospesa per aver offerto un soggiorno in hotel a una direttrice di carcere in cambio di un'agevolazione sul suo trasferimento. La Cassazione ha confermato la misura, specificando che per il reato di corruzione pubblico ufficiale è sufficiente un'influenza di fatto sull'atto, anche senza una competenza formale. Il ricorso è stato respinto.
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Rimessione del processo: cosa dice la Cassazione?
Un imputato ha richiesto la rimessione del processo ad altro tribunale, lamentando una 'grave situazione locale' e la parzialità di alcuni magistrati. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, specificando che timori soggettivi e il coinvolgimento di un singolo magistrato in un'altra inchiesta non sono sufficienti a dimostrare un concreto pericolo per l'imparzialità del giudizio. Per la Corte, la rimessione del processo è un istituto eccezionale che richiede prove concrete di una situazione ambientale anomala.
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Corruzione funzionario pubblico: prova e confini
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di corruzione di un funzionario pubblico, annullando parzialmente la condanna. La sentenza distingue tra corruzione, concussione e tentata concussione, sottolineando la necessità di prove concrete. Per alcuni capi d'accusa, come la corruzione per la modifica di una carta di circolazione, le prove sono state ritenute insufficienti. Per altri, come la falsificazione di dati e la concussione consumata, la condanna è stata confermata, valorizzando la testimonianza della persona offesa.
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Corruzione e Induzione Indebita: la linea di confine
Un imprenditore, condannato per aver pagato una tangente per vincere una causa tributaria, ha sostenuto di essere stato indotto dai pubblici ufficiali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna per corruzione. La Corte ha chiarito che l'imprenditore ha agito per un calcolo di convenienza e non sotto pressione psicologica, configurando così un patto illecito tra pari e non un caso di induzione indebita.
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Corruzione in appalti: la Cassazione e gli indizi
Un imprenditore, accusato di corruzione in appalti e turbativa d'asta, ricorre contro l'ordinanza di arresti domiciliari. Avrebbe utilizzato una società di consulenza come schermo per corrompere funzionari di un ente pubblico e aggiudicarsi gare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. La sentenza sottolinea l'importanza del ruolo di 'dominus' di fatto, al di là delle cariche formali, e la validità delle misure cautelari basate su un quadro indiziario solido e coerente.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura cautelare era stata revocata da un altro provvedimento del giudice nelle more del giudizio di legittimità, rendendo di fatto inutile la prosecuzione dell'impugnazione.
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