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Art. 316-ter Codice Penale — Sezione Sezioni Unite Penale

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Truffa aggravata Superbonus: il reato scatta alla cessione
La Procura contesta il delitto di truffa aggravata Superbonus a un imprenditore per aver creato oltre seicentomila euro di crediti fiscali fittizi tramite fatture per lavori edili mai realizzati. Il Tribunale del riesame derubrica l'addebito a semplice tentativo e cancella il sequestro preventivo per equivalente sui beni, sul presupposto che nessuno ha ancora compensato o incassato quei crediti. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite accoglie il ricorso del Pubblico Ministero e annulla l'ordinanza. La Corte stabilisce che la truffa aggravata ai danni dello Stato è pienamente consumata non appena il cessionario accetta sulla piattaforma fiscale il credito generato con false attestazioni, rendendo legittimo il blocco dei beni dell'indagato.
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Truffa aggravata Superbonus: reato consumato anche senza incasso
Un imprenditore ha creato crediti fiscali fittizi per oltre novecentomila euro dichiarando lavori edili mai eseguiti, cedendoli poi a terzi. Il giudice per le indagini preliminari aveva ordinato il sequestro dei suoi beni, ma il Tribunale del riesame ha revocato il blocco ritenendo il fatto solo tentato in assenza di compensazione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso del pubblico ministero, confermando la configurabilità della truffa aggravata Superbonus. Il reato si consuma nel momento esatto in cui il cessionario accetta il credito fittizio sulla piattaforma telematica dell'amministrazione finanziaria, rendendolo spendibile. In quel momento si perfeziona il danno per l'erario e l'ingiusto profitto per il responsabile. L'ordinanza di revoca è stata annullata e la posizione patrimoniale torna sotto vincolo cautelare.
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