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Art. 31 Costituzione — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 31 Costituzione

Espulsione dello straniero: figli all’estero e ricorso respinto
Un cittadino straniero ha impugnato l'ordinamento del Tribunale di sorveglianza che ha confermato la misura dell'espulsione dello straniero come sanzione alternativa alla pena detentiva. Il ricorrente ha lamentato la violazione del diritto alla salute e della tutela della vita familiare, evidenziando la presenza di figli a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le norme che vietano l'allontanamento sono eccezionali e non si applicano per analogia. Nel caso di specie, i figli risiedevano all'estero al momento dell'istanza e non in Italia. La mancanza dei requisiti di legge ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reclamo del detenuto: videochiamate negate per un vizio di forma
Un detenuto in regime speciale, a causa delle restrizioni Covid, aveva ottenuto di sostituire i colloqui in presenza con videochiamate. Successivamente, ha presentato un'impugnazione contro tale modalità. La Corte di Cassazione ha però dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: il reclamo del detenuto era generico e sollevava questioni non presentate nella richiesta originale. I giudici hanno stabilito che un'impugnazione non può ampliare l'oggetto della contesa, ma deve limitarsi a criticare specificamente la decisione precedente. L'esito è stato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Colloqui con familiari detenuto: Sicurezza batte Diritto di scelta
Un detenuto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, ha chiesto di poter scegliere liberamente la settimana in cui effettuare i colloqui visivi e telefonici mensili con la sua famiglia, invece di seguire il calendario fisso dell'istituto penitenziario. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. La sentenza stabilisce che la regolamentazione dei colloqui con familiari detenuto non può essere lasciata alla totale discrezione del singolo. Le esigenze di sicurezza pubblica e di organizzazione del carcere prevalgono, imponendo un rigoroso bilanciamento con il diritto all'affettività. Di conseguenza, il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile.
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41-bis e video colloqui: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un detenuto sottoposto al regime di 41-bis che richiedeva l'autorizzazione a effettuare video colloqui con i familiari. Il Tribunale di Sorveglianza aveva già respinto tali istanze poiché prive di elementi di novità rispetto a precedenti reclami già rigettati. La Suprema Corte ha ribadito che la mera riproposizione di doglianze già esaminate, senza l'apporto di nuovi fatti o questioni giuridiche, rende l'impugnazione inammissibile, comportando anche la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un condannato contro il diniego della detenzione domiciliare. La Corte ha stabilito che la richiesta di una nuova valutazione dei fatti e la denuncia di una presunta violazione della Costituzione non rientrano tra i motivi consentiti dalla legge per un ricorso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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