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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

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Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Traffico di stupefacenti: spaccio o associazione?
Due indagati ricorrono in Cassazione contro la custodia cautelare per i reati di spaccio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contesta l'esistenza di una vera struttura organizzata, evidenziando che le intercettazioni mostrano solo contatti sporadici tra i due. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso: conferma la gravità degli indizi per il singolo reato di spaccio, ma annulla l'ordinanza per il reato associativo e per le esigenze cautelari. Il caso viene rinviato al Tribunale di Napoli per una nuova valutazione sulla reale sussistenza di una struttura organizzata, anche minima, idonea a configurare il reato associativo.
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Sospensione termini custodia cautelare: arresti ancora validi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per tentato omicidio, confermando la validita della sua custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il giudice di primo grado aveva dichiarato la fine della misura per scadenza dei termini, ma il Tribunale del Riesame ha ribaltato la decisione. La Cassazione ha chiarito che, durante l'emergenza sanitaria, la sospensione termini custodia cautelare prevista dal Decreto Cura Italia (D.L. 18/2020) si applica automaticamente anche nella fase delle indagini preliminari. Per evitare tale sospensione e far correre i termini, la difesa avrebbe dovuto presentare una formale e specifica richiesta di procedere al Pubblico Ministero, titolare delle indagini. Non avendolo fatto, i termini di custodia sono rimasti congelati e non sono scaduti.
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Arresti domiciliari per pistola carica: l’incensurato perde
Un uomo è stato arrestato in flagrante a Modica mentre circolava di notte con una pistola carica e funzionante, senza porto d'armi. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura degli arresti domiciliari, confermata dal Tribunale del Riesame. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato e l'adeguatezza della misura, evidenziando la propria incensuratezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il pericolo di recidiva può essere desunto dalle modalità concrete del fatto, come il porto notturno di un'arma carica con giustificazioni inverosimili. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato gli arresti domiciliari e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione di tipo mafioso: tra legami personali e affari d’oro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di associazione di tipo mafioso. L'indagato contestava la gravità indiziaria del suo inserimento in un nuovo clan, sostenendo che i suoi rapporti con il capo cosca e con un imprenditore locale fossero di natura puramente personale. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice del riesame ha correttamente valutato l'insieme degli elementi, come i tentativi di incontro con il boss e la spartizione dei profitti di un affare petrolifero. Trattandosi di contestazioni sul merito dei fatti, insindacabili in sede di legittimità, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Intercettazioni telefoniche tra terzi: liberi senza prove certe
Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia in carcere per L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione dedita allo spaccio di droga. La decisione si fondava principalmente su alcune intercettazioni telefoniche tra terzi, in cui si faceva riferimento a soprannomi non chiaramente riconducibili a lui. L'Indagato ha proposto ricorso contestando l'identificazione e la sufficienza degli indizi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza con rinvio. I giudici hanno stabilito che le intercettazioni telefoniche tra terzi possono costituire prova diretta solo se sono gravi, precise e concordanti, e se non vi è alcun dubbio sull'identità del soggetto menzionato.
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Gravi indizi di colpevolezza: nullo il carcere senza prove certe
Il Tribunale del Riesame di Catania aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per associazione mafiosa. L'indagato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la carenza di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici del riesame si erano basati in modo acritico sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e su intercettazioni prive di un reale riscontro individualizzante e di un'autonoma valutazione logica. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando gli atti al Tribunale di Catania per un nuovo esame che valuti correttamente i presupposti cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: legittima difesa o agguato?
Il Tribunale di Catanzaro ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'Indagato, accusato di omicidio in concorso. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'utilizzabilità dei fotogrammi estratti dai video di sorveglianza e invocando la legittima difesa, sostenendo di aver reagito a un agguato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura restrittiva. I giudici hanno chiarito che per la custodia cautelare in carcere basta la sintesi della polizia giudiziaria sui video e che la legittima difesa è esclusa se si inseguono gli aggressori in fuga. Inoltre, il concorso di persone non richiede un accordo preventivo, bastando un'intesa spontanea durante l'azione.
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Concorso in omicidio: la Cassazione nega la legittima difesa a chi insegue
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia in carcere per il Ricorrente, accusato di concorso in omicidio. L'indagato sosteneva di aver agito per legittima difesa a seguito di un agguato stradale. Tuttavia, le riprese delle telecamere hanno dimostrato che il Ricorrente e il suo complice hanno inseguito gli assalitori ormai in fuga, continuando a sparare numerosi colpi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che per il concorso in omicidio non serve un accordo preventivo, essendo sufficiente un'intesa spontanea durante l'azione. Inoltre, la legittima difesa è esclusa se si inseguono i fuggitivi, poiché cessa il pericolo immediato per l'incolumità.
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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: no a ruoli lievi
Il Tribunale del Riesame ha confermato l'obbligo di firma per un'indagata accusata di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'organizzazione creava documenti falsi e organizzava matrimoni di comodo per far ottenere permessi di soggiorno a cittadini stranieri. La difesa sosteneva il carattere occasionale della condotta dell'indagata, che aveva ammesso un solo matrimonio fittizio dietro compenso, chiedendo di riqualificare il reato in concorso esterno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che le prove, tra cui intercettazioni e video, dimostrano una partecipazione stabile all'attività illecita. L'indagata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Giudicato cautelare: salute e carcere senza nuovi elementi
L'Indagato, accusato di gravi reati tra cui estorsione e associazione a delinquere, ha richiesto la revoca della custodia cautelare in carcere lamentando gravi condizioni di salute. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'appello poiché il Giudice per le indagini preliminari si era già espresso sulla medesima questione in precedenti istanze. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo il principio del giudicato cautelare: in assenza di elementi di novità, non è possibile riproporre le stesse questioni di salute già valutate e respinte in precedenza. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato omicidio e dolo eventuale: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti de L'Indagato, accusato di tentato omicidio aggravato. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto sussistente l'intenzione di uccidere configurando un dolo eventuale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, ribadendo l'assoluta incompatibilità logica e giuridica tra il dolo eventuale e il delitto tentato. Inoltre, i giudici di legittimità hanno riscontrato una frattura logica nell'applicazione dell'aggravante della premeditazione, poiché l'aggressione era avvenuta in un contesto concitato e a brevissima distanza temporale da un precedente litigio, escludendo il tempo necessario per una riflessione ponderata. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Delitto del fratello: custodia cautelare in carcere confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per l'omicidio pluriaggravato e la decapitazione del fratello, oltre che per l'occultamento del cadavere. Il corpo della vittima era stato rinvenuto in un dirupo vicino a un casolare. Le indagini hanno rivelato forti dissidi familiari legati all'eredità di un podere, vissuti dall'indagato come un'ossessione. A suo carico sono emersi gravi indizi, tra cui tracce di sangue su guanti e scarpe, il possesso di una fototrappola della vittima e il tentativo di nascondere armi e modificare la propria auto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, ritenendo pienamente giustificata la misura carceraria per il concreto pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione di reati della stessa specie, escludendo l'adeguatezza di misure meno afflittive.
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Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione annulla gli arresti
L'amministratore di un'azienda di trasporti è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di associazione per delinquere e traffico illecito di rifiuti. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe trasportato scarti di legno non conformi a centrali a biomassa, falsificando i documenti. La difesa ha sostenuto che i materiali fossero sottoprodotti leciti e ha evidenziato gravi conflitti personali con gli altri presunti associati, escludendo qualsiasi legame criminale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, annullando l'ordinanza cautelare con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che il Tribunale del Riesame ha ignorato le prove tecniche e le argomentazioni difensive, venendo meno all'obbligo di fornire una motivazione logica e completa.
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Omesso esame della memoria difensiva: tra mafia e biomasse
Un presunto esponente di spicco della criminalità organizzata è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa, estorsione e traffico illecito di rifiuti legati al legno cippato per biomasse. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omesso esame della memoria difensiva depositata durante il riesame, contenente uno studio scientifico dell'Università di Napoli sulla classificazione delle biomasse. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando l'ordinanza limitatamente ai reati ambientali. I giudici hanno stabilito che l'omesso esame della memoria difensiva contenente elementi nuovi e potenzialmente decisivi determina un vizio di motivazione, imponendo un nuovo esame da parte del Tribunale del Riesame.
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Omesso esame di memoria difensiva: parziale stop al carcere
L'Indagato, accusato di associazione mafiosa, estorsione e traffico illecito di rifiuti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha presentato una memoria scientifica per dimostrare la liceità del materiale legnoso trattato dall'azienda dell'indagato, ma il Tribunale del Riesame ha ignorato tale documento. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, sancendo che l'omesso esame di memoria difensiva contenente elementi decisivi e inediti determina un vizio di motivazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente al reato ambientale, disponendo un nuovo esame davanti al Tribunale di Catanzaro, mentre ha confermato la misura cautelare per gli altri capi d'accusa.
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Custodia cautelare in carcere: ricorso tardivo e cella confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato aveva contestato per la prima volta in Cassazione la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, violando il divieto di proporre motivi nuovi non sollevati in sede di riesame. La Suprema Corte ha inoltre confermato l'adeguatezza della custodia cautelare in carcere, evidenziando che gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico sono insufficienti a scongiurare il pericolo di reiterazione del reato, poiché l'attività illecita può essere facilmente replicata a casa e i contatti con l'esterno non possono essere totalmente impediti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dal carcere alla dimora: rinuncia al ricorso per cassazione
Il Tribunale di Bari confermava la custodia in carcere per L'Imputato, accusato di tentato omicidio. L'Imputato proponeva ricorso per cassazione. Successivamente, la misura cautelare veniva sostituita con l'obbligo di dimora grazie a una qualificazione giuridica più lieve del fatto. Di conseguenza, il difensore dell'Imputato presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare sanzioni pecuniarie o spese di giustizia, determinando la chiusura definitiva del procedimento cautelare in corso.
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Associazione di stampo mafioso: dai lavori pubblici al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di associazione di stampo mafioso e frode in pubbliche forniture. L'indagato, ritenuto organizzatore di una cosca locale, gestiva imprese edili per acquisire appalti pubblici e finanziare il clan. Tra le accuse spicca l'uso di tubature difettose in un appalto stradale. La difesa sosteneva la mancanza di prove recenti sulla sua partecipazione al clan e l'assenza di dolo nella frode. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il ruolo di organizzatore spetta a chi dirige un settore illecito del gruppo con poteri decisionali. Inoltre, l'associazione mafiosa è un reato permanente: senza prove di un effettivo allontanamento volontario, il legame criminale si presume ancora attivo, giustificando la massima misura cautelare.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: autonoma dalla mafia
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di una famiglia mafiosa e di dirigere un'associazione finalizzata al narcotraffico. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il traffico di droga fosse solo l'attività principale del clan mafioso e non un'organizzazione autonoma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità della misura cautelare. I giudici hanno chiarito che un'associazione finalizzata al narcotraffico può coesistere autonomamente con un sodalizio mafioso se possiede una propria struttura organizzativa, una cassa e una contabilità separate, e se coinvolge anche soggetti non affiliati alla mafia. L'indagato perde il ricorso e resta in carcere.
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Tentato omicidio col machete: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per il reato di tentato omicidio. L'uomo, insieme ad altri complici, aveva aggredito violentemente due persone in un parcheggio utilizzando un machete e una mazza da baseball, causando ferite gravissime a una delle vittime. La difesa lamentava la mancata valutazione di una memoria difensiva e l'assenza della volontà di uccidere. La Suprema Corte ha chiarito che in sede di legittimità non si possono ridiscutere i fatti già accertati. Inoltre, l'omesso esame di una memoria difensiva non vizia la decisione se i suoi argomenti sono logicamente incompatibili con la ricostruzione complessiva dei giudici. L'indagato resta in carcere e dovrà pagare le spese processuali.
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