La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante sui colloqui con familiari in carcere. Un detenuto in regime di 41-bis si è visto negare il diritto di incontrare il convivente della propria sorella, sostenendo che dovesse essere equiparato a un cognato. La Corte ha respinto questa tesi. Ha chiarito che la legge sulle unioni civili (L. 76/2016) equipara al coniuge solo il convivente del detenuto, non anche i conviventi dei suoi parenti. Di conseguenza, il convivente della sorella non rientra nella nozione di 'prossimo congiunto' e non ha un diritto automatico al colloquio. La visita può essere concessa solo come a un terzo, previa autorizzazione basata su 'ragionevoli motivi', e non come un diritto familiare.
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