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Art. 2942 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 2942 Codice Civile

Graduazione motivi appello: la Cassazione decide
Una società contesta un debito richiesto da enti pubblici per l'uso di aree demaniali. Dopo una vittoria in primo grado per prescrizione, la Corte d'Appello ritiene inammissibile il ricorso degli enti a causa di una rinuncia condizionata ai motivi. La Cassazione annulla tale decisione, chiarendo le regole sulla graduazione motivi appello e stabilendo che una dichiarazione di inammissibilità non fa scattare la condizione per la rinuncia, imponendo un nuovo esame del caso.
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Azione revocatoria: prova della scientia damni
La Corte di Cassazione si pronuncia su un'azione revocatoria, confermando che la consapevolezza del terzo di arrecare pregiudizio al creditore (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni, come i rapporti di parentela. Viene inoltre ribadito che il cessionario di un credito subentra negli effetti dell'azione revocatoria già intrapresa dal creditore originario. La Corte rigetta sia il ricorso principale della società beneficiaria dell'atto dispositivo, sia quello incidentale dei debitori, che contestavano l'esistenza del credito e la legittimazione del nuovo creditore.
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Partecipatio fraudis: prova e vincoli di parentela
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra un debitore e una società amministrata da un suo parente. Si stabilisce che la prova della 'partecipatio fraudis', cioè la consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori, può essere raggiunta attraverso un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui il legame di parentela. La Corte chiarisce anche che il nuovo creditore, a seguito di una cessione, acquisisce automaticamente il diritto di proseguire l'azione revocatoria iniziata dal cedente. L'ordinanza rigetta sia il ricorso principale dell'acquirente che quello incidentale del debitore.
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Arricchimento senza causa: no se il diritto è prescritto
Una partecipante a un progetto formativo non ha ricevuto l'ultima rata della borsa di studio. Dopo aver vinto in primo grado, la sua richiesta è stata respinta in appello perché il diritto si era prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'azione per arricchimento senza causa non può essere utilizzata come rimedio quando la domanda principale è prescritta per inerzia del titolare del diritto.
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