LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 29 Costituzione — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 29 Costituzione

Colloqui in video collegamento: la Cassazione tutela il 41-bis
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un detenuto in regime di carcere duro (41-bis) a svolgere colloqui in video collegamento con i propri familiari. Il Ministero della Giustizia aveva contestato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che autorizzava tale modalità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, stabilendo che, anche dopo la fine dell'emergenza sanitaria, la distanza geografica insormontabile e i costi elevati per i viaggi dei familiari, uniti al rischio residuo di contagio, giustificano l'uso della tecnologia. I colloqui a distanza non violano la sicurezza se effettuati con strumenti controllati dall'amministrazione penitenziaria. Vince il detenuto, che mantiene il diritto fondamentale alle relazioni familiari.
Continua »
Colloqui detenuti 41-bis: Videochiamata vince su carcere duro
Un detenuto in regime speciale ottiene l'autorizzazione per videochiamate con i familiari a causa della pandemia. Il Ministero della Giustizia si oppone, ritenendo la misura non applicabile al 'carcere duro'. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Ministero, stabilendo un principio fondamentale sui colloqui detenuti 41-bis: l'emergenza sanitaria ha creato una reale impossibilità a svolgere visite di persona, giustificando l'uso di strumenti telematici per tutelare il diritto fondamentale alla vita familiare. La Corte ha quindi confermato la legittimità delle videochiamate, purché effettuate con sistemi sicuri.
Continua »
Colloqui con familiari detenuto: Sicurezza batte Diritto di scelta
Un detenuto, ritenuto affiliato a un'associazione mafiosa, ha chiesto di poter scegliere liberamente la settimana in cui effettuare i colloqui visivi e telefonici mensili con la sua famiglia, invece di seguire il calendario fisso dell'istituto penitenziario. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. La sentenza stabilisce che la regolamentazione dei colloqui con familiari detenuto non può essere lasciata alla totale discrezione del singolo. Le esigenze di sicurezza pubblica e di organizzazione del carcere prevalgono, imponendo un rigoroso bilanciamento con il diritto all'affettività. Di conseguenza, il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
41-bis e video colloqui: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un detenuto sottoposto al regime di 41-bis che richiedeva l'autorizzazione a effettuare video colloqui con i familiari. Il Tribunale di Sorveglianza aveva già respinto tali istanze poiché prive di elementi di novità rispetto a precedenti reclami già rigettati. La Suprema Corte ha ribadito che la mera riproposizione di doglianze già esaminate, senza l'apporto di nuovi fatti o questioni giuridiche, rende l'impugnazione inammissibile, comportando anche la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Trasferimento detenuto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di trasferimento. La Corte ha stabilito che la decisione sul trasferimento del detenuto è un atto puramente amministrativo, rientrante nella discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria e non incide su diritti soggettivi, rendendo il ricorso non giudicabile nel merito.
Continua »
Omissione contributiva: quando il dolo è provato
Un imprenditore, condannato per una significativa omissione contributiva, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la sistematica dichiarazione di un numero di dipendenti inferiore al reale costituisce una prova chiara dell'intento fraudolento. Inoltre, l'ingente ammontare del debito (oltre 200.000 euro) esclude categoricamente la possibilità di considerare il fatto di lieve entità.
Continua »