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Art. 29 Costituzione — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 29 Costituzione

Diritto di sepoltura: la volontà del fondatore batte gli eredi
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto di sepoltura in una cappella di famiglia (sepolcro gentilizio) è regolato esclusivamente dalla volontà dei fondatori. Nel caso specifico, un accordo del 1914 riservava la tomba ai soli discendenti con il cognome originario. Un erede escluso ha impugnato la validità di tale clausola, ritenendola discriminatoria e superata da una successiva prassi familiare tollerante. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che la volontà del fondatore è sovrana e insindacabile. La tolleranza familiare non muta la natura della tomba, e il diritto si concentra progressivamente fino all'ultimo superstite della cerchia designata. Vince la coniuge superstite dell'ultimo erede legittimo, mentre il ricorrente perde e deve pagare le spese di giudizio.
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Diritto di abitazione e confessione stragiudiziale
In una disputa ereditaria, la Corte di Cassazione ha stabilito che la confessione stragiudiziale di una donazione, confermata da una missiva successiva, non può essere revocata da una semplice negazione. Inoltre, ha riaffermato l'ampiezza del diritto di abitazione del coniuge superstite, che include la facoltà di ospitare un figlio nell'immobile familiare senza dover corrispondere indennità agli altri coeredi. L'ordinanza accoglie il ricorso incidentale su questo punto e rigetta quello principale sulla donazione.
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Azione di riduzione: i limiti alla prova in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un figlio che aveva intentato un'azione di riduzione contro la sorella, lamentando la lesione della sua quota di legittima a causa di donazioni paterne. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'azione è inammissibile se l'erede non accetta l'eredità con beneficio d'inventario quando agisce contro non coeredi. Inoltre, ha sottolineato l'impossibilità per la Cassazione di riesaminare le prove, confermando l'inammissibilità di censure generiche e non adeguatamente provate.
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Costruzione su suolo del coniuge: il lavoro casalingo
Una coppia costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei due. Al momento della separazione, la Corte d'Appello nega al coniuge non proprietario il rimborso per i contributi non monetari. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, rimette la questione a una pubblica udienza, ritenendo di particolare rilevanza stabilire se il lavoro casalingo e i sacrifici familiari possano essere considerati una valida prova del contributo nella costruzione su suolo del coniuge, aprendo a una valutazione più ampia rispetto ai soli esborsi economici.
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Proprietà casa coniugale su suolo esclusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proprietà della casa coniugale, costruita in regime di comunione legale su un terreno di proprietà esclusiva di un solo coniuge, appartiene interamente a quest'ultimo per il principio di accessione. Il coniuge non proprietario non acquista una quota dell'immobile, ma ha solo diritto a un rimborso per le spese sostenute per la costruzione, a condizione di fornirne rigorosa prova. Nel caso specifico, la domanda di rimborso è stata respinta per mancanza di prova del contributo economico.
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