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Art. 285 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 285 Codice di Procedura Penale

Pericolo di Reiterazione: Cassazione conferma il carcere per lo spacciatore
Un individuo era stato sottoposto a custodia in carcere per numerosi episodi di spaccio di droga. La sua difesa ha presentato ricorso, sostenendo un cambiamento di vita e l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, chiedendo l'applicazione degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la decisione del Tribunale, ritenendo adeguata la motivazione che evidenziava la sistematicità delle condotte, la storia criminale dell'imputato come delinquente abituale e la sua resistenza all'autocontrollo, elementi che rendevano concreto il pericolo di reiterazione del reato e inadeguata ogni misura alternativa al carcere.
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Traffico di stupefacenti: bastano due mesi per il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'insussistenza dei gravi indizi, evidenziando che la presunta partecipazione al sodalizio criminoso era durata solo un mese. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che, per configurare il reato associativo, la condotta di partecipazione può essere temporalmente limitata, purché dimostri l'effettiva adesione dell'indagato al gruppo criminale (la cosiddetta affectio societatis). Nel caso specifico, l'indagato era rapidamente diventato l'uomo di fiducia del capo dell'organizzazione, occupandosi del recupero crediti con una percentuale sui guadagni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Diritto alla casa e minaccia al Sindaco: il verdetto finale
Un cittadino ha rivolto minacce di morte al Sindaco e a un Consigliere comunale dopo il rifiuto di assegnazione di una casa popolare. L'uomo sosteneva di averne diritto e accusava l'amministrazione di favoritismi. Il Tribunale ha disposto gli arresti domiciliari per il reato di violenza o minaccia a corpo politico, ritenendo insufficiente il semplice divieto di avvicinamento. La Cassazione ha confermato la misura cautelare, sottolineando la pericolosità del soggetto, già noto per precedenti violenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contestava i fatti e non la logica della decisione. L'indagato deve restare ai domiciliari e pagare le spese legali.
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Custodia cautelare in carcere: i criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Nonostante la difesa sostenesse l'adeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, i giudici hanno ritenuto necessaria la massima misura restrittiva. La decisione si fonda sulla spiccata pericolosità sociale del soggetto, desunta da numerosi procedimenti pendenti per reati contro il patrimonio e la persona, nonché dall'incapacità di controllare i propri impulsi aggressivi, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unico strumento idoneo a prevenire la recidiva.
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