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Art. 285 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 285 Codice di Procedura Penale

Pericolo di recidiva: la Cassazione nega i domiciliari a spacciatore
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per un soggetto condannato per spaccio di ingenti quantità di droga, respingendo la sua richiesta di arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla valutazione di un elevato e attuale pericolo di recidiva. I giudici hanno ritenuto che né il tempo trascorso in carcere né la disponibilità a usare il braccialetto elettronico fossero sufficienti a ridurre tale rischio. Anche la proposta di scontare la pena a casa della cognata è stata giudicata inadeguata, poiché l'abitazione era troppo vicina ai luoghi dei precedenti reati e l'uomo si era già avvalso in passato dell'aiuto di parenti per le sue attività illecite.
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Diritto alla casa e minaccia al Sindaco: il verdetto finale
Un cittadino ha rivolto minacce di morte al Sindaco e a un Consigliere comunale dopo il rifiuto di assegnazione di una casa popolare. L'uomo sosteneva di averne diritto e accusava l'amministrazione di favoritismi. Il Tribunale ha disposto gli arresti domiciliari per il reato di violenza o minaccia a corpo politico, ritenendo insufficiente il semplice divieto di avvicinamento. La Cassazione ha confermato la misura cautelare, sottolineando la pericolosità del soggetto, già noto per precedenti violenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contestava i fatti e non la logica della decisione. L'indagato deve restare ai domiciliari e pagare le spese legali.
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Riciclaggio di denaro illecito: carcere per il dipendente.
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di riciclaggio di denaro illecito a favore di un'organizzazione criminale. L'indagato, dipendente di una società vinicola, riceveva ingenti somme di denaro contante, spesso in orari notturni, per poi 'ripulirle' tramite bonifici bancari giustificati da falsi contratti di sponsorizzazione cinematografica. La difesa sosteneva la mancanza di consapevolezza dell'origine delittuosa dei fondi e richiedeva una misura meno afflittiva. Gli Ermellini hanno però ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito, basata su intercettazioni e accertamenti finanziari, sottolineando l'elevato rischio di recidiva, dato che le condotte illecite proseguivano persino durante verifiche fiscali in corso.
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Presofferto: obbligo di firma e scomputo pena
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del **presofferto** per il periodo trascorso in regime di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha confermato che tale misura cautelare non è equiparabile alla detenzione, in quanto non limita la libertà personale in modo così stringente da giustificare uno scomputo dalla pena finale. La decisione ribadisce la distinzione netta tra misure custodiali e misure meramente coercitive non limitative della libertà di movimento assoluta.
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Convalida del fermo: competenza e pericolo di fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida del fermo e della custodia cautelare per un indagato accusato di traffico di droga e sequestro di persona. Il ricorrente contestava la competenza territoriale del Pubblico Ministero e la sussistenza del pericolo di fuga. La Suprema Corte ha stabilito che l'eventuale violazione delle norme sulla titolarità distrettuale delle indagini non determina nullità e che il precedente stato di latitanza giustifica ampiamente la misura cautelare, rendendo la convalida del fermo pienamente valida.
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Misure alternative alla detenzione e custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibili le istanze di misure alternative alla detenzione presentate da un soggetto già in custodia cautelare per altro reato. La Suprema Corte ha ribadito che la pendenza di una misura cautelare non costituisce un ostacolo insormontabile alla valutazione nel merito dei benefici penitenziari. L'eventuale concessione della misura alternativa rimane valida, ma la sua esecuzione pratica viene semplicemente differita al momento della cessazione della custodia cautelare.
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Sorveglianza speciale: stalking e nuove regole
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale applicata a un soggetto dedito ad atti persecutori. Il ricorrente lamentava la violazione del principio di correlazione tra proposta e decisione, poiché la misura era stata emessa per pericolosità specifica legata allo stalking anziché per pericolosità generica. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice può riqualificare la categoria di pericolosità se basata sui medesimi fatti esposti nella proposta. Inoltre, è stato chiarito che la custodia cautelare in carcere non sospende la misura di prevenzione, né impone una rivalutazione automatica della pericolosità se non è decorso un biennio dall'emissione.
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