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Art. 285 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 285 Codice di Procedura Penale

Riciclaggio di denaro illecito: carcere per il dipendente.
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di riciclaggio di denaro illecito a favore di un'organizzazione criminale. L'indagato, dipendente di una società vinicola, riceveva ingenti somme di denaro contante, spesso in orari notturni, per poi 'ripulirle' tramite bonifici bancari giustificati da falsi contratti di sponsorizzazione cinematografica. La difesa sosteneva la mancanza di consapevolezza dell'origine delittuosa dei fondi e richiedeva una misura meno afflittiva. Gli Ermellini hanno però ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito, basata su intercettazioni e accertamenti finanziari, sottolineando l'elevato rischio di recidiva, dato che le condotte illecite proseguivano persino durante verifiche fiscali in corso.
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Convalida del fermo: competenza e pericolo di fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida del fermo e della custodia cautelare per un indagato accusato di traffico di droga e sequestro di persona. Il ricorrente contestava la competenza territoriale del Pubblico Ministero e la sussistenza del pericolo di fuga. La Suprema Corte ha stabilito che l'eventuale violazione delle norme sulla titolarità distrettuale delle indagini non determina nullità e che il precedente stato di latitanza giustifica ampiamente la misura cautelare, rendendo la convalida del fermo pienamente valida.
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Custodia cautelare per truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato contro un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare per truffa. Il ricorrente aveva impugnato il provvedimento che disponeva la detenzione in carcere, contestando la sussistenza dei presupposti necessari per la limitazione della libertà personale. La decisione analizza la legittimità delle esigenze cautelari in relazione alla gravità degli indizi raccolti durante la fase delle indagini preliminari.
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Esigenze cautelari e metodo mafioso: la Cassazione
Due individui, accusati di estorsione con aggravante del metodo mafioso, hanno presentato ricorso in Cassazione contro la loro protratta custodia cautelare in carcere. Sostenevano che nuove prove e il tempo trascorso avessero indebolito la necessità della misura. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, riaffermando che per i reati di stampo mafioso, le esigenze cautelari si presumono persistenti. La Corte ha ritenuto che la gravità dei fatti e la pericolosità sociale degli indagati prevalgono sul semplice decorso del tempo, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Protocolli Prova DNA: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, basata su una prova del DNA prelevato da un mozzicone di sigaretta. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto dei protocolli scientifici internazionali per la raccolta e l'analisi del campione genetico ne compromette l'affidabilità, rendendolo un mero dato processuale privo di autonoma capacità probatoria. È stato quindi disposto un nuovo giudizio per verificare il rispetto dei corretti protocolli per la prova del DNA.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione e intercettazioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, confermando la misura della custodia in carcere. La decisione si basa sulla corretta valutazione dei gravi indizi di colpevolezza da parte del Tribunale del riesame, fondati su un'intercettazione ambientale. La Corte sottolinea che l'interpretazione delle prove e la logicità della motivazione del giudice di merito non sono sindacabili in sede di legittimità, se non per vizi manifesti.
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Custodia cautelare: quando è legittima in carcere?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della custodia cautelare in carcere per un indagato per truffa aggravata. La difesa sosteneva la sproporzione della misura rispetto alla pena prevedibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la custodia cautelare in carcere è legittima se le altre misure sono inadeguate a causa dell'elevato pericolo di recidiva dell'indagato, anche se la pena finale potrebbe essere inferiore ai limiti per l'accesso a misure alternative.
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