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Art. 282-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 282-bis Codice di Procedura Penale

Allontanamento d’urgenza: limiti e validità
La Corte di Cassazione ha annullato la convalida di un allontanamento d'urgenza disposto dalla polizia giudiziaria per il reato di tentata estorsione. La sentenza chiarisce che tale misura precautelare può essere adottata dalla polizia solo per i reati tassativamente elencati dalla legge, tra i quali non rientra la tentata estorsione. Pertanto, la misura iniziale e la successiva convalida del giudice sono state ritenute illegittime.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. I motivi, ritenuti ripetitivi e infondati, riguardavano la sussistenza del dolo e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Impugnazione PM misura cautelare: la conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione del Pubblico Ministero contro un'ordinanza che applica una misura cautelare meno afflittiva di quella richiesta non può essere un ricorso diretto in Cassazione. In base al principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, tale diritto è riservato solo all'indagato. Di conseguenza, il ricorso del PM è stato convertito in appello e trasmesso al tribunale competente per la decisione nel merito.
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Allontanamento d’urgenza: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20148/2024, ha annullato l'ordinanza di un GIP che non aveva convalidato un allontanamento d'urgenza dalla casa familiare. La Corte ha chiarito che il giudice della convalida deve limitarsi a una valutazione 'ex ante' della ragionevolezza dell'operato della polizia giudiziaria, basandosi sugli elementi disponibili al momento dell'intervento, senza poter sostituire la propria valutazione a quella degli agenti. La misura era stata disposta per un reato di minaccia grave, perseguibile d'ufficio, rendendo irrilevante la mancata querela della vittima.
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Divieto di avvicinamento: braccialetto obbligatorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza 42892/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di violenza di genere. Analizzando un caso di stalking, ha chiarito che l'applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento deve essere sempre accompagnata dall'uso del braccialetto elettronico. La Corte ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva omesso tale prescrizione, oltre a non specificare i luoghi e la distanza minima di 500 metri, ritenendo queste indicazioni non più discrezionali ma obbligatorie per il giudice a seguito delle recenti riforme legislative.
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Assegno di mantenimento: impugnabile se condizionato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32351/2024, ha stabilito un importante principio in materia di misure cautelari. In un caso di maltrattamenti, il giudice aveva imposto un assegno di mantenimento a favore della vittima, ma ne aveva condizionato il pagamento alla ripresa dell'attività lavorativa da parte dell'indagato. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che una condizione 'meramente potestativa', cioè rimessa alla sola volontà dell'obbligato, è nulla perché vanifica la funzione di tutela della misura. Viene inoltre chiarito che anche le modalità esecutive di una misura cautelare, come i termini di pagamento, sono pienamente impugnabili se ne compromettono l'efficacia.
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