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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare in carcere: tempo trascorso non basta per arresti domiciliari
L'Imputato, in custodia cautelare in carcere per reati di droga, ha chiesto di sostituire la misura con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, ritenendo il quadro indiziario solido e le esigenze cautelari persistenti, anche a fronte del tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il mero decorso del tempo non attenua automaticamente le esigenze cautelari. Solo fatti nuovi, capaci di modificare il quadro indiziario, possono giustificare una misura meno afflittiva. La presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere per specifici reati rimane valida.
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Carcere o Arresti Domiciliari? La Cassazione nega il cambio per traffico di droga
Un Lavoratore, condannato per traffico di droga, ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Ha proposto di scontare la misura presso l'abitazione della cognata. Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta. Ha ritenuto che il domicilio proposto non fosse idoneo, dato che altri coimputati, parenti della cognata, avevano usato lo stesso luogo per confezionare la droga. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo l'inidoneità del domicilio e la gravità della condotta del Lavoratore. La Corte ha sottolineato che il solo passare del tempo non basta a giustificare la concessione degli arresti domiciliari.
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Gravità indiziaria: Cassazione conferma custodia per mafia e droga
La Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di tipo mafioso. L'individuo contestava la validità delle misure cautelari, sostenendo l'assenza di una sufficiente gravità indiziaria e di un legame stabile con l'organizzazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la gravità indiziaria e la necessità della custodia in carcere. Ha evidenziato il ruolo attivo dell'individuo nel sodalizio, il pagamento di un 'pizzo' per la protezione e il concreto pericolo di recidiva, ritenendo che le prove dimostrassero la sua piena adesione al contesto criminale.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorso inammissibile, arresti domiciliari confermati
Un individuo, sottoposto ad arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti (eroina), ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare. Il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero generiche e mirassero a una diversa valutazione dei fatti, già esaminati dai giudici di merito. La Corte ha confermato la validità degli indizi basati sulle dichiarazioni dell'acquirente e la pericolosità dell'indagato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Custodia in Carcere: Misure Cautelari Personali e Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato arrestato per detenzione di 7 kg di cocaina, occultati nella sua auto. Il Giudice ha disposto la custodia in carcere come misura cautelare personale. Il Lavoratore ha contestato la decisione, ritenendo la motivazione insufficiente e chiedendo gli arresti domiciliari. Il Tribunale del riesame ha confermato la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale congrua e logica, basata sulla gravità del fatto e sulla personalità del Lavoratore. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Custodia cautelare in carcere: quando il divieto di dimora non basta
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti e di spaccio, aveva inizialmente ottenuto dal G.i.p. il divieto di dimora a Roma. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, e il Tribunale del Riesame ha poi disposto la `custodia cautelare in carcere`, ritenendo il divieto di dimora insufficiente per il pericolo di reiterazione del reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la gravità degli indizi e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale del Riesame e quindi la `custodia cautelare in carcere`.
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Concorso nel reato di spaccio: l’appello fallisce, confermata la misura cautelare
L'Indagato è stato trovato in un appartamento dove erano presenti cocaina, bilancini e denaro. Ha tentato di disfarsi della droga e ha opposto resistenza agli agenti. Inizialmente in carcere, poi agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ha impugnato la decisione che confermava i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il suo concorso nel reato di spaccio e la resistenza a pubblico ufficiale, ritenendo la sua condotta indicativa di un inserimento non occasionale nel traffico di droga.
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Ricorso Inammissibile: Scarcerazione Rende Vana la Richiesta
Un individuo, sottoposto agli arresti domiciliari per reati legati agli stupefacenti, ha chiesto la sostituzione della misura cautelare con una meno restrittiva. Il Tribunale del Riesame ha rigettato questa richiesta. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante lo svolgimento del ricorso, l'individuo è stato scarcerato per la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la decisione sul ricorso non avrebbe più avuto alcuna utilità pratica per il ricorrente.
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Spaccio di Droga: Custodia Cautelare Convalidata, Arresti Domiciliari Negati
Un individuo, accusato di spaccio di stupefacenti e detenzione di droga, ha impugnato l'ordinanza che gli applicava la custodia cautelare in carcere. La difesa contestava l'assenza di un verbale di sequestro dettagliato e la non esclusività del terreno dove fu trovata la droga, chiedendo gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la validità della custodia cautelare per spaccio, ritenendo che le intercettazioni telefoniche e la quantità di droga costituissero gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha inoltre giudicato inadeguata la richiesta di arresti domiciliari, data la personalità dell'imputato e la natura continuativa dell'attività illecita.
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Competenza territoriale: Cagliari o Nuoro? La Cassazione decide sul reato permanente
Un Lavoratore è stato arrestato per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, dopo che la Guardia di Finanza ha trovato cannabis essiccata in un'azienda agricola e cannabis lavorata nella sua abitazione. La questione principale riguardava la **competenza territoriale per reato permanente**: se il caso dovesse essere giudicato dal Tribunale di Cagliari o di Nuoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando che per i reati permanenti, la competenza spetta al giudice del luogo dove l'attività illecita ha avuto inizio, che nel caso specifico era Cagliari.
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Furto di Preziosi: Cassazione Conferma i Gravi Indizi di Colpevolezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro la conferma degli arresti domiciliari per un furto di preziosi. L'Indagato contestava i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, sostenendo un alibi di quarantena COVID e discrepanze nella sua descrizione fisica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il Tribunale aveva correttamente valutato il riconoscimento della persona offesa e le altre prove. Ha anche ritenuto giustificate le esigenze cautelari, considerando la personalità dell'Indagato e le modalità del furto. La decisione ha ribadito che la Cassazione non riesamina i fatti, ma verifica la logica e la correttezza giuridica delle motivazioni.
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Misure cautelari: Carcere confermato per traffico di droga, no domiciliari
Un individuo, già condannato per traffico di eroina, ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, confermando la necessità delle Misure cautelari più severe. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il rischio di commettere nuovi reati fosse elevato, data la gravità del fatto, i legami con narcotrafficanti e i precedenti penali dell'individuo. La decisione del Tribunale sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari includeva implicitamente anche il braccialetto elettronico.
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Uomo viola domiciliari: confermata la Custodia cautelare in carcere
Un uomo, già condannato in primo grado per traffico di stupefacenti e detenzione di armi, era stato posto agli arresti domiciliari. Il Tribunale di Roma ha poi ripristinato la custodia cautelare in carcere dopo una violazione delle prescrizioni e una valutazione del suo elevato pericolo di recidiva, considerando anche le sue precedenti condanne. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'adeguatezza degli arresti domiciliari e l'assenza di un reale pericolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Ha ritenuto la valutazione del Tribunale logica e basata sulla gravità dei fatti e sulla personalità dell'imputato, rendendola insindacabile.
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Custodia cautelare: Rischio di recidiva prevale su appello difensivo
Un individuo, trovato in possesso di oltre 21 kg di hashish, era inizialmente sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, ottenendo l'applicazione della custodia cautelare in carcere. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la misura fosse eccessiva e che non sussistesse un attuale pericolo di recidiva, anche a causa del tempo trascorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la custodia in carcere, evidenziando la gravità del reato, i precedenti penali specifici del ricorrente e la sua situazione di disoccupazione, ritenendo attuale e concreto il rischio di reiterazione del reato.
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Revoca misura cautelare: ricorso inammissibile per carenza di interesse
L'Indagata, sottoposta a obbligo di dimora per detenzione e cessione di marijuana, ha presentato ricorso contro la conferma della misura cautelare. Prima della decisione della Cassazione, il Giudice per le Indagini Preliminari ha revocato la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Questo significa che, venuto meno il motivo del ricorso con la revoca della misura cautelare, non c'era più ragione di decidere nel merito. Non sono state applicate spese processuali.
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Furto di bici: la custodia cautelare in carcere è valida
Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'Indagato mentre forzava il lucchetto di una bicicletta parcheggiata vicino alla stazione ferroviaria. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato l'arresto in flagranza e ha disposto la custodia cautelare in carcere per tentato furto aggravato. L'Indagato ha impugnato la decisione, sostenendo l'assenza di un'autonoma valutazione degli indizi e contestando le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'evidenza della flagranza rende legittima una motivazione sintetica. Inoltre, i numerosi precedenti penali contro il patrimonio e i comportamenti violenti tenuti dopo l'arresto dimostrano una chiara incapacità di autocontrollo e un elevato rischio di recidiva.
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Pericolo di reiterazione del reato: carcere confermato per droga
Un indagato per spaccio di sostanze stupefacenti ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto l'assenza di attualità circa il pericolo di reiterazione del reato, adducendo difficoltà personali passeggere e un numero ridotto di cessioni. Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'istanza evidenziando i gravi precedenti penali, il ruolo attivo in una piazza di spaccio e precedenti arresti in flagranza anche durante i domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile: la motivazione dei giudici territoriali dimostra in modo logico e solido la concretezza del pericolo, rendendo il carcere l'unica misura idonea a scongiurare nuove condotte criminose.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione conferma custodia per droga
Un Indagato ha impugnato una misura cautelare personale (custodia in carcere) per associazione finalizzata al traffico di droga. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni e indagini. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la competenza territoriale e l'insussistenza degli indizi e delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle misure cautelari spetta al giudice di merito, salvo vizi logici o violazioni di legge.
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Misure cautelari in carcere: lavoro esterno non basta a revocare la detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato il mantenimento delle Misure cautelari in carcere per una persona indagata per reati di droga. L'indagata aveva chiesto di sostituire la detenzione con una misura meno restrittiva, come il divieto di dimora, nonostante stesse partecipando a un programma di lavoro esterno. I giudici hanno ritenuto che persistessero le esigenze cautelari, evidenziando il suo ruolo significativo nell'attività illecita, il legame con un 'Boss' all'estero e la sua mancata collaborazione. La Suprema Corte ha giudicato logica la motivazione dei giudici precedenti, non ammettendo una nuova valutazione dei fatti.
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Misure Cautelari: Cassazione conferma indizi, ricorso rigettato
Un Indagato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Lecce. Questa ordinanza aveva parzialmente accolto la sua richiesta, sostituendo la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. L'Indagato contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e l'attualità delle esigenze cautelari, lamentando una motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente motivato la presenza di gravi indizi e il pericolo di reiterazione dei reati, giustificando le misure cautelari applicate. La Corte ha ribadito che il suo compito è verificare la logicità della motivazione, non riesaminare i fatti.
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