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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Cocaina e domiciliari negati: legittimo il carcere
L'Indagato è stato fermato con oltre un chilogrammo di cocaina mentre scontava l'affidamento terapeutico per precedenti condanne. Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso inizialmente gli arresti domiciliari. Su ricorso del Pubblico Ministero, il Tribunale del Riesame ha aggravato la misura disponendo la custodia cautelare in carcere, evidenziando la spiccata pericolosità del soggetto, le frequentazioni con pregiudicati e la totale inefficacia dei domiciliari nell'impedire nuovi crimini. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la sufficienza della misura domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del carcere e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Gravi indizi di colpevolezza tra spaccio e uso di gruppo
L'Indagato subisce gli arresti domiciliari per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine trovano cocaina negli slip, altro stupefacente in casa, bilancini di precisione, materiale da confezionamento e denaro contante. Un'acquirente conferma le cessioni. L'Indagato ricorre in Cassazione sostenendo l'uso di gruppo e l'assenza di presupposti cautelari. La Suprema Corte conferma la misura, chiarendo che i gravi indizi di colpevolezza nella fase cautelare richiedono solo una qualificata probabilità di reato e non la precisione o la concordanza necessarie per la condanna definitiva.
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Revoca degli arresti domiciliari negata nonostante la buona condotta
Un uomo di 74 anni, sottoposto a misura cautelare per detenzione di stupefacenti con recidiva specifica, ha richiesto la revoca degli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari basandosi sull'età avanzata, sul corretto comportamento mantenuto durante la misura e sulla necessità di sottoporsi a periodiche visite mediche. I giudici di merito hanno respinto l'istanza, evidenziando la mancanza di documentazione sanitaria idonea e l'inefficacia deterrente di precedenti condanne. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la semplice osservanza delle prescrizioni cautelari non dimostra il venir meno del pericolo di recidiva.
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Furto aggravato di energia elettrica: uso e dolo
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a carico di una donna accusata di furto aggravato di energia elettrica. Le forze dell'ordine avevano accertato la presenza di un allaccio abusivo sottotraccia presso l'abitazione della donna, con il contatore generale disattivato. L'indagata sosteneva la propria estraneità materiale ai lavori e la totale buona fede, attribuendo ogni responsabilità al convivente detenuto. I giudici hanno chiarito che il reato punisce l'impossessamento continuo dell'energia senza il consenso della società erogatrice. Non rileva chi abbia eseguito materialmente il bypass. L'utilizzo esclusivo e prolungato della fornitura abusiva dimostra la piena consapevolezza del reato, integrando i gravi indizi di colpevolezza e giustificando la misura restrittiva per il pericolo di reiterazione.
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Arresti domiciliari: L’offerta di lavoro non basta a revocarli
Un Imputato, sottoposto ad arresti domiciliari per reati legati al traffico di stupefacenti, ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare. Ha presentato una proposta di lavoro come agente di commercio, sostenendo che questa eliminasse il pericolo di reiterazione del reato. Il Tribunale ha rigettato la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso dell'Imputato inammissibile. Ha ribadito che la proposta di lavoro non era sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, specialmente considerando i legami con l'ambiente criminale e la necessità di mantenere gli arresti domiciliari per prevenire nuove condotte illecite.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. L'indagato, accusato di reati legati agli stupefacenti, sosteneva che la bassa percentuale di principio attivo della sostanza e il tempo trascorso escludessero la necessità della misura più dura. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto e sulle esigenze cautelari spetta esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, il semplice decorso del tempo non cancella automaticamente il pericolo di reiterazione del reato, soprattutto in assenza di elementi di novità significativi. Di conseguenza, la richiesta di scarcerazione è stata respinta con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. L'Imputato, accusato di traffico di ingenti quantitativi di cocaina con l'aggravante mafiosa, sosteneva che il lungo tempo trascorso dai fatti, risalenti al 2015, avesse affievolito le esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che il mero decorso del tempo non cancella la pericolosità sociale, specialmente in presenza di legami stabili con la criminalità organizzata. La valutazione sulla concretezza e attualità dei rischi spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, L'Imputato resta in carcere e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per lo spaccio
Le forze dell'ordine hanno arrestato un uomo trovato in possesso delle chiavi di un ripostiglio contenente oltre cinque chilogrammi di hashish e un'ingente somma di denaro contante. Il Giudice ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere. L'indagato ha proposto ricorso per Cassazione, chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari presso l'abitazione della compagna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato di spaccio non viene escluso dagli arresti domiciliari, poiché l'attività illecita può essere facilmente proseguita anche all'interno delle mura domestiche, rendendo irrilevante anche l'uso del braccialetto elettronico. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per i clan
Un indagato per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, la quale confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa contestava la gravità degli indizi, l'assenza di un ruolo definito nella struttura criminale e l'insussistenza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando che le intercettazioni e le indagini dimostrano un chiaro inserimento del soggetto nel gruppo. Questo inserimento si deduce anche dal sostegno economico fornito alle famiglie dei sodali detenuti. Inoltre, per i reati associativi di droga vige la presunzione di idoneità della sola custodia cautelare in carcere, non superata da elementi di senso contrario. L'indagato rimane ristretto in carcere e condannato alle spese processuali.
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Droga in auto: gravi indizi di colpevolezza per il guidatore
Le forze dell'ordine hanno fermato un'automobile durante la notte trovando tre chilogrammi di hashish sotto il sedile del passeggero. Il conducente ha sostenuto di essere estraneo al fatto e di aver soltanto offerto un passaggio a un amico. I giudici hanno confermato gli arresti domiciliari per il guidatore incensurato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del giovane. I giudici di legittimità hanno chiarito che per applicare una misura cautelare bastano i gravi indizi di colpevolezza, ossia un giudizio di elevata probabilità sulla responsabilità. La mole della sostanza stupefacente, il tragitto notturno e il comportamento nervoso del guidatore dimostrano la piena consapevolezza del trasporto. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: contestazioni e conferma finale
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per concorso nello spaccio di oltre tre chilogrammi di sostanza stupefacente. La difesa ha sostenuto l'assenza di gravi indizi, fornendo una ricostruzione alternativa dei fatti e contestando la necessità della misura detentiva massima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non spetta alla Suprema Corte riesaminare i fatti o valutare prove alternative se la motivazione del giudice di merito è logica e completa. La pericolosità sociale e lo stretto legame con l'associazione criminale giustificano il mantenimento della misura cautelare in carcere. L'Indagato deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese processuali.
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Sostituzione custodia cautelare negata a chi aggredisce in cella
L'Imputato, detenuto in carcere per reati di droga, ha richiesto la sostituzione custodia cautelare con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della condotta violenta tenuta dall'uomo in carcere, dove ha aggredito verbalmente un agente penitenziario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il comportamento aggressivo in cella dimostra l'inadeguatezza della misura domiciliare, poiché il soggetto non possiede la capacità di autocontrollo necessaria per rispettare gli obblighi degli arresti domiciliari. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere senza sequestri
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio. La difesa contestava la mancanza di un'autonoma valutazione del giudice e l'assenza di sequestri fisici di sostanze, trattandosi di droga parlata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le intercettazioni telefoniche, se inserite in un quadro logico e prive di spiegazioni alternative lecite, sono sufficienti a dimostrare la gravità indiziaria. Inoltre, l'uso del copia e incolla nell'ordinanza è legittimo se accompagnato da un'analisi critica dei fatti. Confermata la stabilità del vincolo associativo e il pericolo di recidiva.
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Sostituzione custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari
L'Indagato, arrestato per il trasporto di oltre quattro chili di cocaina occultati in un'auto, ha richiesto la sostituzione custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari in una località lontana, offrendo disponibilità a lavorare. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno ritenuto che la gravità del fatto, le modalità professionali di occultamento e i legami con la criminalità organizzata escludano l'efficacia di misure meno afflittive. Anche il braccialetto elettronico non è stato ritenuto sufficiente a neutralizzare il rischio di reiterazione del reato o di contatti con ambienti criminali dal proprio domicilio. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la detenzione in carcere per l'indagato.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per il corriere
Il Tribunale di Milano ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con il ruolo di corriere. L'indagata ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e contestando l'attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che per i reati associativi di droga opera una presunzione di adeguatezza della custodia in carcere. Questa presunzione può essere superata solo se la difesa dimostra elementi concreti che escludano la necessità della massima misura, circostanza non avvenuta nel caso di specie, dove l'indagata disponeva di mezzi dedicati forniti dal sodalizio.
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Custodia in carcere: incensurato ma con 80 kg di droga
L'Imputato, arrestato in flagranza con oltre 80 kg di droga (marijuana e hashish) nascosti nel proprio veicolo, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia in carcere. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando lo stato di incensurato e la presenza di un lavoro stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti dimostra l'inserimento in una rete di spaccio su larga scala. Inoltre, l'imputato non ha fornito elementi utili durante l'interrogatorio, come l'identità dei complici. Di conseguenza, la custodia in carcere rimane la misura idonea, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per reati di spaccio di cocaina e resistenza a pubblico ufficiale, confermando la custodia cautelare in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendo la prigione una misura eccessiva. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione del Tribunale del Riesame: la custodia cautelare in carcere e l'unica misura idonea. L'indagato deteneva ingenti quantita di droga e strumenti di confezionamento proprio in casa, dimostrando che le mura domestiche non avrebbero impedito la continuazione dell'attivita illecita. Inoltre, il braccialetto elettronico non garantisce l'impossibilita di fuga nell'intervallo di tempo necessario alle forze dell'ordine per intervenire. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Incensurato ma in cella: custodia cautelare in carcere per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di traffico di stupefacenti, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il ricorrente, incaricato dal cugino, aveva consegnato un chilogrammo di cocaina a un complice. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, evidenziando lo stato di incensuratezza e la precedente condotta collaborativa. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno evidenziato lo stabile e ramificato inserimento dell'indagato in una rete di narcotraffico, provato dal possesso di armi e messaggi cifrati. In questo contesto, il pericolo di reiterazione del reato è stato giudicato concreto e attuale, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea a prevenire la ripresa dei contatti criminali.
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Sostituzione misura cautelare: il tempo non cancella il reato
Il Ricorrente, condannato a quattro anni di reclusione per detenzione di cocaina, ha richiesto la sostituzione misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora o l'autorizzazione a lavorare. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, ritenendo il mero decorso del tempo (cinque mesi) insufficiente a dimostrare un affievolimento delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in assenza di fatti nuovi e significativi che dimostrino un reale ravvedimento, il semplice passaggio del tempo non giustifica la revoca o l'attenuazione della misura. Inoltre, le difficoltà economiche del nucleo familiare non incidono sulla valutazione della pericolosità sociale. Il Ricorrente rimane quindi agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali.
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Auto sequestrata ma pericolo di reiterazione del reato: domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per Il Conducente che, guidando sotto l'effetto di alcol a velocità elevata, ha investito tre ragazze sul marciapiede, fuggendo senza prestare soccorso. Successivamente, l'indagato ha cercato di occultare le prove facendo riparare l'auto e ha continuato a guidare con una ruota squarciata. La difesa ha contestato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando che la patente era stata sospesa e l'auto sequestrata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale. La condotta successiva all'incidente dimostra infatti una totale assenza di ripensamento critico e una spiccata refrattarietà al rispetto delle regole, rendendo necessaria la misura cautelare.
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