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Art. 2731 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 2731 Codice Civile

Nullità parziale compravendita: il fratello perde la casa demaniale
Un uomo ha citato in giudizio il fratello per ottenere la nullità parziale compravendita di un immobile demaniale. Il fratello aveva acquistato l'intero lotto dichiarando falsamente di esserne l'unico assegnatario, escludendo l'altro fratello che vi risiedeva da anni. I giudici di merito hanno accolto la domanda, trasferendo la proprietà della porzione spettante all'effettivo assegnatario dietro pagamento del prezzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede del fratello acquirente, confermando la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'acquisto di beni demaniali da parte di chi non ne ha diritto, a scapito del reale assegnatario in possesso dei requisiti di legge, determina la nullità parziale dell'atto di acquisto.
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Giuramento decisorio in appello: la prova tardiva non salva la causa
La vicenda nasce da un contratto preliminare di vendita immobiliare dichiarato nullo. Il proprietario chiede la restituzione del bene, mentre l'acquirente chiede il rimborso delle somme versate. Per provare un pagamento non documentato, l'acquirente richiede un giuramento decisorio in appello alla controparte. La Corte di Cassazione dichiara la richiesta inammissibile. Il principio sancito è che il giuramento decisorio non può essere utilizzato per introdurre per la prima volta in appello fatti che dovevano essere allegati e provati nel primo grado di giudizio. L'appello è una revisione, non un nuovo processo dove sanare le proprie omissioni. L'acquirente perde quindi la causa per un errore procedurale.
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Usucapione tra parenti: quando non è valida?
La Corte di Cassazione nega l'usucapione tra parenti su una striscia di terreno, sottolineando che l'utilizzo del bene basato su mera tolleranza familiare (permissio fraterna) non costituisce possesso valido. La Corte ha inoltre svalutato una confessione stragiudiziale, poiché resa da un soggetto che all'epoca non aveva la titolarità del diritto. La decisione ribadisce la necessità di una prova rigorosa dell'interversione del possesso per superare la presunzione di semplice detenzione nei contesti familiari.
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Giuramento decisorio: no a funzionari pubblici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare di una società contro un ente pubblico regionale. Il punto centrale della decisione riguarda l'inammissibilità del giuramento decisorio deferito a un funzionario pubblico (nella specie, un Assessore pro tempore). La Corte ha stabilito che il funzionario, agendo in virtù di un "munus" pubblico, non ha la libera e autonoma disponibilità dei diritti dell'amministrazione e non può quindi impegnarla con un atto volitivo personale come il giuramento, che ha effetti irrevocabili sul diritto controverso.
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Prova usucapione: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un imprenditore che rivendicavano la proprietà di un terreno comunale per usucapione. La decisione si fonda sulla mancata prova di un possesso esclusivo e inequivocabile da parte del loro dante causa, poiché l'utilizzo del bene appariva riconducibile anche ad altri familiari e a una società. La sentenza ribadisce che la prova dell'usucapione deve essere rigorosa e che il danno da occupazione senza titolo è risarcibile in quanto intrinseco alla violazione del diritto di proprietà.
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Diritto di uso esclusivo: no usucapione in condominio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condomini che rivendicavano l'usucapione del diritto di uso esclusivo su un'area verde condominiale. La sentenza chiarisce che un utilizzo più intenso del bene comune non configura un diritto reale autonomo e che le decisioni dei giudizi possessori non vincolano quelle dei giudizi petitori.
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