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Art. 2698 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2698 Codice Civile

Familiare coadiuvante: quando l’aiuto diventa obbligo INPS
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della titolare di un'impresa agricola contro l'obbligo di versare i contributi previdenziali per il figlio, qualificato come familiare coadiuvante. I giudici hanno confermato che il figlio svolgeva un'attività di coltivazione abituale ed esclusiva, che rappresentava la sua unica fonte di reddito. La Suprema Corte ha chiarito che non si trattava di prestazioni occasionali di solidarietà familiare, ma di una vera e propria attività lavorativa prevalente. Di conseguenza, l'obbligo di iscrizione alla Gestione Coltivatori Diretti è legittimo. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Rinuncia al Ricorso: Causa Estinta ma Spese Legali da Pagare
Due garanti di un debito bancario, dopo un lungo percorso legale, presentano ricorso in Cassazione. Tuttavia, poco prima della decisione, rinunciano all'azione. La Corte Suprema dichiara estinto il processo ma affronta il tema della rinuncia al ricorso e spese legali. Poiché la rinuncia è avvenuta tardivamente, costringendo la controparte a preparare le difese, i rinuncianti vengono condannati a pagare la metà delle spese legali dell'avversario. La sentenza stabilisce che chi 'dà causa' all'attività processuale, anche con una rinuncia tardiva, deve sostenerne i costi.
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Operazioni inesistenti: chi deve provare la frode?
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un accertamento fiscale contro un imprenditore agricolo, accusato di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione Finanziaria non ha fornito prove sufficienti del coinvolgimento del contribuente nella frode. La sentenza ribadisce che, in tema di IVA, il Fisco deve dimostrare non solo l'inesistenza del fornitore, ma anche che il destinatario della fattura fosse consapevole dell'evasione o avrebbe dovuto esserlo usando l'ordinaria diligenza.
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Mutuo solutorio: la Cassazione conferma la validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due garanti che contestavano la validità di un contratto di mutuo, definendolo un 'mutuo solutorio' nullo perché destinato a ripianare debiti pregressi con la stessa banca. La Corte ha confermato la piena validità di tale operazione, ribadendo che il contratto si perfeziona con la messa a disposizione giuridica della somma al mutuatario, a prescindere dal suo immediato utilizzo per estinguere altre passività. Sono state inoltre respinte le censure procedurali e quelle relative al presunto superamento del limite di finanziabilità.
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