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Art. 2698 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2698 Codice Civile

Responsabilità professionale dell’avvocato: errore senza danno?
Un cittadino ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale dell'avvocato, lamentando la mancata informazione sulla notifica di un decreto penale di condanna per guida in stato di alterazione. A causa di questa omissione, il cliente non ha potuto opporsi al provvedimento, che è diventato definitivo. La Corte d'Appello ha riconosciuto la violazione del diritto di autodeterminazione del cliente, liquidando in via equitativa un danno non patrimoniale di 3.000 euro, ma ha escluso un risarcimento maggiore non essendoci prove che l'opposizione avrebbe portato a un'assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cliente, confermando che, in assenza di una ragionevole probabilità di vittoria nel processo penale, non spetta il risarcimento per la perdita della causa. Il cliente perde definitivamente e deve pagare le spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: il Fisco batte l’acquisto sospetto
L'Agente della Riscossione ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro una società debitrice e la società acquirente per rendere inefficace la vendita di un compendio immobiliare. La debitrice aveva infatti accumulato un ingente debito fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che spetta al creditore dimostrare che la vendita ha reso più difficile o incerto il recupero del credito. Al contrario, spetta al debitore o al terzo acquirente dimostrare che il patrimonio residuo del debitore è sufficiente a garantire il debito. La vendita di gran parte dei beni immobiliari fa presumere il danno, spostando l'onere della prova sui convenuti.
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Importazione irregolare: l’acquirente non paga i dazi del fornitore
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità solidale per importazione irregolare a carico di un'azienda che aveva acquistato merce da un importatore autore di una frode IVA. L'Agenzia delle Dogane riteneva l'acquirente complice, ma i giudici hanno stabilito che gli indizi presentati, come una minima differenza di prezzo, non erano sufficienti a dimostrare la malafede o la mancanza di diligenza dell'acquirente. Per affermare la responsabilità solidale, l'Agenzia deve provare con elementi concreti che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza professionale, dell'irregolarità dell'operazione. In assenza di tale prova, l'acquirente in buona fede è tutelato e non deve pagare i debiti altrui.
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Agevolazione fiscale: limiti per i dipendenti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente che richiedeva il rimborso dei tributi versati nel triennio 1990-1992. Il nucleo della controversia riguarda l'estensione di una specifica agevolazione fiscale prevista per le vittime del sisma del 1990 in Sicilia. La Corte ha stabilito che il beneficio non può essere riconosciuto ai lavoratori dipendenti che svolgono la propria attività nei comuni colpiti ma risiedono altrove. Tale decisione si fonda sulla natura eccezionale delle norme agevolative, che impongono una stretta interpretazione e non permettono l'assimilazione tra lavoro dipendente e attività d'impresa o professionale.
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Consulenza tecnica d’ufficio: come eccepire la nullità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31744/2023, ha rigettato il ricorso di un correntista che lamentava l'uso di documenti prodotti tardivamente durante la consulenza tecnica d'ufficio. La Corte ha stabilito che l'eccezione di nullità per tale vizio procedurale deve essere sollevata nella prima difesa o udienza successiva al deposito della perizia, altrimenti si considera sanata. Ha invece accolto il ricorso incidentale della banca, cassando la sentenza d'appello per motivazione apparente e omessa pronuncia.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28135/2023, ha affrontato un caso di accertamenti bancari a carico di un professionista. Ha stabilito che, per superare la presunzione legale che i versamenti su conto corrente costituiscano reddito imponibile, il contribuente deve fornire una prova analitica e specifica per ogni singola movimentazione. Non sono sufficienti giustificazioni generiche, perizie di parte non dettagliate o dichiarazioni sostitutive. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza d'appello che aveva annullato parte della ripresa a tassazione basandosi su prove ritenute non adeguate.
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