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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Responsabilità del direttore dei lavori e distanze edili
Una societa committente ha subito l'ordine di demolizione parziale di un immobile per la violazione della distanza minima di dieci metri tra edifici. L'irregolarita derivava dall'errato posizionamento di un pilastro portante. La societa ha chiesto il risarcimento dei danni sostenendo la responsabilità del direttore dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del professionista a risarcire i costi di ripristino e le spese legali. I giudici hanno chiarito che pilastri e porticati rientrano nel calcolo delle distanze se idonei a creare intercapedini. Inoltre, i verbali comunali fanno piena prova dell'illecito. Il professionista e stato condannato anche per lite temeraria.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: i limiti del danno
Un ex dipendente ha citato in giudizio il proprio legale per far accertare la responsabilità professionale dell'avvocato e ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della perdita di una causa di lavoro contro un ente pubblico. Il cliente sosteneva che il difensore avrebbe dovuto sconsigliargli di agire in giudizio per via della prescrizione dei diritti vantati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cliente. I giudici hanno chiarito che l'inadempimento del professionista non comporta automaticamente un risarcimento. Il cliente deve infatti dimostrare con un giudizio prognostico che la causa, in assenza dell'errore del difensore, avrebbe avuto concrete probabilità di essere vinta. Nel caso specifico, le inadempienze del lavoratore rendevano infondata la lite a prescindere dall'operato del legale. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Compenso professionale dell’avvocato: ricorso rigettato e multa
Un'Azienda ha contestato la richiesta di pagamento per oltre quarantamila euro avanzata da un Legale per consulenze stragiudiziali legate all'acquisto di un impianto fotovoltaico. L'Azienda sosteneva che l'opera fosse stata prestata gratuitamente o a titolo di attività societaria interna. La Corte di Cassazione ha confermato che il compenso professionale dell'avvocato è dovuto se la prestazione è documentata e confermata dai testimoni. Inoltre, avendo l'Azienda rifiutato una proposta di definizione rapida ed essendo ricorsa in Cassazione con argomenti inammissibili, la Corte ha accertato un abuso del processo. L'Azienda ha quindi perso la causa e deve pagare il compenso professionale dell'avvocato, le spese giudiziarie, un indennizzo per responsabilità aggravata e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Discarico per inesigibilità: stop ai risarcimenti automatici
Un ente previdenziale ha chiesto il risarcimento dei danni all'agente della riscossione per il mancato incasso di vecchi contributi, lamentando l'assenza di informazioni sullo stato delle procedure. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, confermando che l'annullamento dei ruoli antecedenti al 1999 opera automaticamente per legge. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, non basta contestare la violazione degli obblighi informativi relativi al discarico per inesigibilità. L'ente creditore deve dimostrare in concreto la reale solvibilità del debitore e il danno subito. In assenza della prova che i crediti sarebbero stati incassati con una diversa condotta dell'esattore, non spetta alcun risarcimento.
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Detrazione IVA indebita: la Cassazione annulla lo sconto fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un consorzio la detrazione IVA indebita maturata attraverso operazioni con società consorziate fittizie. Tali imprese fatturavano servizi di pulizia ed edilizia senza poi presentare le dichiarazioni dei redditi né versare le imposte. Inoltre, tutte le entità risultavano riconducibili al medesimo centro d'interessi familiare tramite un prestanome. I giudici di merito avevano inizialmente annullato l'accertamento valorizzando solo discrepanze di bilancio legate al criterio di competenza contabile. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito accogliendo il ricorso del Fisco. I giudici supremi hanno stabilito che l'organo giudicante deve valutare complessivamente gli indizi di frode e la contiguità dei soggetti senza fermarsi agli aspetti formali della contabilità.
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Pertinenzialità immobili IMU: la categoria catastale non basta
Il Comune ha negato il rimborso ICI e IMU richiesto da Il Contribuente per due fabbricati accatastati in C/2. Il cittadino riteneva tali locali esenti in quanto accessori alla casa principale. La controversia verte sulla pertinenzialità immobili IMU. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni di merito, accogliendo le ragioni dell'ente locale. I giudici hanno chiarito che l'iscrizione catastale in C/2 non attribuisce in modo automatico lo sconto fiscale. Per beneficiare delle agevolazioni relative alla pertinenzialità immobili IMU, Il Contribuente deve provare l'effettivo asservimento durevole del bene alla casa e aver presentato la preventiva dichiarazione tributaria. La causa dovrà essere riesaminata dalla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado.
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Procura a vendere e prezzo basso: la Cassazione conferma la vendita
Una proprietaria rilascia al fratello una procura a vendere per la quota di un quinto su terreni ereditati. Il procuratore vende la quota alla sorella per cinquemila euro. La proprietaria cita in giudizio i parenti chiedendo l'annullamento della vendita per prezzo irrisorio o il risarcimento per cattiva gestione, stimando i terreni oltre settantamila euro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. La vendita conclusa tramite procura a vendere è valida poiché il prezzo corrisponde allo scarso valore reale dei terreni, incolti e gravati da vincoli paesaggistici. I testimoni hanno inoltre confermato la consegna del denaro alla proprietaria, soddisfacendo l'obbligo di rendiconto. Il giudice non deve disporre una perizia se la documentazione dimostra già lo stato del bene. La proprietaria perde la causa e viene condannata alle spese legali.
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Frode carosello IVA e rinuncia al ricorso: chi paga le spese
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società l'indebita detrazione d'imposta derivante da una frode carosello IVA con l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. Nel corso del giudizio di revocazione in Cassazione, la Società ha depositato atto di rinuncia al ricorso, sostenendo l'esistenza di un accordo conciliativo e il completo pagamento del debito. I giudici hanno tuttavia accertato che la documentazione prodotta dalla Società si riferiva ad altri avvisi di accertamento e a diverse annualità fiscali. Trattandosi di un atto unilaterale recettizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Vista l'assenza di un valido accordo estintivo sulla specifica causa, la Società rinunciante è stata condannata al pagamento integrale delle spese di lite in favore dell'Amministrazione Finanziaria.
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Annullamento della compravendita: il terzo perde l’immobile
Un Fallimento aziendale richiede l'annullamento della compravendita di un immobile precedentemente trasferito da una socia a un intermediario e, successivamente, a un terzo acquirente. La Corte di Cassazione conferma che l'annullamento della compravendita originaria travolge anche l'acquisto del terzo se quest'ultimo era in malafede. I giudici hanno ricostruito la malafede sulla base di gravi indizi, tra cui il vincolo di affinità tra le parti, la sproporzione del prezzo e la mancata dimostrazione del pagamento. Di conseguenza, l'acquirente non può invocare l'usucapione decennale, riservata esclusivamente a chi acquista in buona fede, né contestare l'efficacia della sentenza a cui non ha partecipato direttamente. Il ricorso del terzo viene rigettato, confermando la perdita dell'immobile a favore della procedura fallimentare.
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Riclassamento catastale d’ufficio: annullato l’aumento senza prove
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un ente proprietario un avviso di accertamento per il riclassamento catastale d'ufficio di alcuni immobili situati a Roma. L'ufficio fiscale ha aumentato la rendita catastale basandosi sul generale incremento dei valori di mercato della microzona. Il proprietario ha impugnato l'atto contestando la mancanza di elementi concreti legati ai singoli immobili. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del proprietario, stabilendo che la revisione delle rendite non può basarsi su formule generiche o statistiche sintetiche. L'amministrazione deve indicare in modo preciso e dettagliato i fattori specifici, come migliorie edilizie o trasformazioni urbane dirette, che hanno inciso sullo specifico bene. Di conseguenza, i giudici hanno annullato la rideterminazione della rendita catastale.
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Nullità contratti derivati: la Banca deve restituire i milioni
Un'Azienda ha citato in giudizio un Istituto di Credito chiedendo la nullità contratti derivati di tipo Interest Rate Swap stipulati nel 2007. La controversia riguarda l'assenza nel contratto della formula di calcolo del mark to market e degli scenari probabilistici necessari per misurare il rischio effettivo. La Corte d'Appello ha confermato la nullità del contratto e condannato la Banca a restituire oltre quattro milioni e novecentomila euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Banca, stabilendo che la mancata esplicitazione dei criteri di calcolo dell'alea rende indeterminato l'oggetto e viziata la causa del contratto. L'accordo finanziario deve garantire una misurabilità oggettiva del rischio.
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Notifica invalida e opposizione tardiva a decreto ingiuntivo
Le proprietarie di un immobile ottengono un decreto ingiuntivo per canoni non pagati e indennità di occupazione contro l'ex inquilino. La notifica del decreto e del pignoramento viene effettuata presso l'immobile affittato, da cui l'inquilino era stato già sfrattato anni prima. L'inquilino viene a conoscenza dell'atto tramite la banca e propone un'opposizione tardiva a decreto ingiuntivo eccependo la nullità delle notifiche e la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione conferma la nullità delle notifiche poiché l'elezione di domicilio nell'immobile cessa con lo sfratto. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso delle locatrici sull'indennità di occupazione: l'inquilino non ha fornito la cartolina di ricevimento della raccomandata con cui offriva la restituzione delle chiavi. La causa torna in Appello per ricalcolare le somme dovute.
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Prescrizione risarcimento danni notaio: il conteggio dei tempi
Gli Acquirenti scoprivano che la casa acquistata dai Venditori tramite il Notaio era gravata da un vecchio pignoramento. Per liberare il bene, gli Acquirenti pagavano una somma ingente e citavano in giudizio il professionista e i Venditori. La Corte d'Appello rigettava la domanda ritenendo maturata la prescrizione risarcimento danni notaio, presumendo che le parti sapessero del vincolo già dalle vecchie pratiche edilizie. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. La richiesta di concessioni edilizie o frazionamenti catastali non richiede il controllo dei pignoramenti sui registri immobiliari. Di conseguenza, non si può presumere la conoscenza del danno da semplici pratiche burocratiche. Il conteggio dei tempi di prescrizione partiva erratamente. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e rinviato la causa per un nuovo esame dei fatti.
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Cessione del credito: la banca perde contro le difese del Comune
Una banca, quale cessionaria di crediti verso un Comune, richiedeva un decreto ingiuntivo per oltre 132mila euro. Il Comune si opponeva contestando l'esistenza di propri controcrediti verso la società cedente originaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello accoglievano parzialmente l'opposizione, riducendo l'importo dovuto a circa 59mila euro grazie alla compensazione. La banca ricorreva in Cassazione lamentando l'uso di documenti contabili estranei al ricorso originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in materia di cessione del credito il debitore ceduto può opporre al nuovo creditore tutte le eccezioni e i controcrediti esistenti verso il creditore originario prima della notifica della cessione. La banca è stata inoltre condannata al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Esenzione IMU alloggi sociali: requisiti e limiti di aliquota
Un Ente per l'Edilizia Residenziale impugna due avvisi di accertamento emessi dal Comune per IMU e TASI del 2014. L'ente invoca l'esenzione IMU alloggi sociali e lamenta il superamento del tetto massimo d'imposta per la somma delle due aliquote. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni di entrambe le parti su punti distinti. Con riguardo all'IMU, i giudici chiariscono che spetta all'ente proprietario provare la presenza concreta dei requisiti ministeriali per beneficiare dell'esenzione IMU alloggi sociali. Non basta la sola assegnazione dell'immobile. Relativamente alla TASI, la Suprema Corte stabilisce la nullità delle pretese locali se la somma delle aliquote IMU e TASI supera la soglia massima prevista dalla legge. La causa torna quindi alla Corte di II grado per i nuovi calcoli.
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Transfer pricing e royalties: vietati i sconti alle consociate
Un'azienda italiana concedeva in uso il proprio marchio a due consociate estere. Inizialmente l'accordo prevedeva una percentuale di royalties al due per cento. Successivamente l'azienda riduceva tale quota allo zero comma cinque per cento per sostenere le affiliate in difficoltà. L'Agenzia delle Entrate contestava la riduzione applicando la disciplina del Transfer pricing. L'ufficio fiscale riteneva che la nuova percentuale fosse nettamente inferiore al valore normale di mercato. L'azienda proponeva ricorso sostenendo la legittimità delle dinamiche interne al gruppo societario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che le operazioni infragruppo devono rispettare le condizioni di libera concorrenza. Le esigenze interne del gruppo non giustificano la riduzione dei corrispettivi al di sotto dei prezzi di mercato. L'onere di provare la congruità dei prezzi grava sul contribuente.
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Ripetizione dell’indebito bancario tra fido e cartolarizzazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla ripetizione dell'indebito bancario richiesto da una società correntista per illegittima applicazione di interessi e commissioni. La Corte ha stabilito che spetta al correntista l'onere di provare non solo l'esistenza dell'affidamento sul conto, ma anche il suo preciso limite di importo. In assenza della prova del tetto massimo del fido, i versamenti non possono essere qualificati come ripristinatorie e sono soggetti a prescrizione decennale dalla data del singolo addebito. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, in caso di cartolarizzazione del credito, il correntista non può chiedere la restituzione dell'indebito né opporre la compensazione alla società veicolo cessionaria, dovendo rivolgere ogni pretesa restitutoria esclusivamente nei confronti della banca cedente originale.
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Cessione del credito in blocco: chi deve provare il debito
Un garante impugna un decreto ingiuntivo contestando che la società di recupero crediti abbia realmente acquistato il debito derivante da un leasing. La Corte d'Appello respinge l'impugnazione ritenendo impossibile verificare i documenti a causa della mancata costituzione della società. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso stabilendo un principio fondamentale in materia di cessione del credito in blocco: di fronte a una contestazione specifica del debitore, spetta alla società cessionaria dimostrare con prove certe l'inclusione di quel singolo credito nell'operazione di vendita. Non basta l'avviso in Gazzetta Ufficiale se manca la prova analitica del credito trasferito. La sentenza impugnata viene quindi annullata e la causa rinviata per un nuovo giudizio.
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Deduzione cuneo fiscale IRAP: il verdetto sul rischio d’impresa
L'Azienda di trasporto pubblico locale chiede al Fisco il rimborso dell'IRAP versata nel 2013. L'Azienda sostiene di aver diritto alle agevolazioni sul costo del lavoro e alla relativa Deduzione cuneo fiscale IRAP. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso. Il Fisco ritiene l'Azienda esclusa dal beneficio poiché opera in regime di concessione e a tariffa. La Commissione Tributaria Regionale dà ragione al Fisco valorizzando i poteri di controllo pubblico. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Corte precisa che l'esclusione della Deduzione cuneo fiscale IRAP richiede il reale trasferimento del rischio d'impresa sul privato e l'applicazione di una tariffa davvero remunerativa. Il solo controllo pubblico non trasforma il contratto in una concessione. La Cassazione annulla la sentenza con rinvio.
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Innovazioni vietate in condominio e chiusura del portico
Una società commerciale impugna la delibera dell'assemblea che autorizza la chiusura notturna del portico condominiale mediante un cancello per motivi di sicurezza. La società sostiene che l'opera costituisca una tra le innovazioni vietate in condominio, in quanto lesiva dell'accesso e della visibilità del proprio esercizio commerciale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso confermando la decisione di appello. I giudici stabiliscono che la chiusura temporanea del portico negli orari di chiusura del negozio non altera la destinazione d'uso della cosa comune né compromette il diritto del singolo condomino. La delibera resta valida e la società deve pagare le spese di lite.
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