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Art. 2655 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2655 Codice Civile

Condizione risolutiva: quando è opponibile ai terzi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a una servitù di passaggio soggetta a una condizione risolutiva legata allo spostamento di una porta entro un termine perentorio. I giudici di merito avevano inizialmente ritenuto estinta la servitù, considerando l'evento risolutivo opponibile anche ai successivi acquirenti del fondo. Tuttavia, la Suprema Corte ha cassato la sentenza, stabilendo che l'avveramento della condizione risolutiva deve essere rigorosamente provato dalla parte interessata e, per essere opponibile ai terzi acquirenti, deve risultare dai registri immobiliari tramite apposita annotazione.
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Risoluzione del contratto: la sede nel fallimento
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito il coordinamento tra il giudizio ordinario di risoluzione del contratto e la procedura fallimentare. Se una domanda di risoluzione del contratto per inadempimento è proposta e trascritta prima del fallimento, ma è finalizzata a ottenere restituzioni o risarcimenti dalla massa, essa diventa improcedibile in sede ordinaria. La competenza spetta esclusivamente al giudice fallimentare attraverso il rito dell'accertamento del passivo. La decisione fallimentare non ha natura incidentale ma piena, e deve essere annotata a margine della trascrizione originaria per garantirne la continuità e l'opponibilità.
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Risoluzione contrattuale e fallimento: Sezioni Unite
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale riguardante la risoluzione contrattuale promossa prima del fallimento. Se l'azione mira a ottenere restituzioni o risarcimenti dalla massa fallimentare, il giudizio ordinario diventa improcedibile. La domanda deve essere riproposta davanti al giudice fallimentare tramite il rito dell'accertamento del passivo. La decisione del giudice delegato, pur avendo efficacia endoconcorsuale, mantiene natura costitutiva o dichiarativa e deve essere annotata nei registri immobiliari per garantire la continuità delle trascrizioni.
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Risoluzione contrattuale e fallimento: le Sezioni Unite
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale riguardante il tema della risoluzione contrattuale e fallimento. La Corte ha stabilito che, se un'azione di risoluzione per inadempimento relativa a beni immobili è stata trascritta prima del fallimento, il giudizio ordinario diviene improcedibile se finalizzato a ottenere restituzioni o risarcimenti dalla massa. Tali domande devono essere riproposte dinanzi al giudice fallimentare secondo il rito dell'accertamento del passivo. La decisione del giudice delegato non ha natura incidentale, ma produce gli effetti tipici della risoluzione, permettendo la continuità delle trascrizioni nei registri immobiliari.
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Giurisdizione usi civici: chi decide sulla nullità?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la nullità di un atto di donazione di un terreno soggetto a usi civici. La decisione si fonda su un precedente regolamento di giurisdizione che aveva già attribuito la competenza al giudice ordinario, e non al Commissario per gli usi civici. La Corte chiarisce inoltre che non sussiste litispendenza quando la stessa sentenza è impugnata con due mezzi diversi, di cui uno solo è ammissibile. La questione centrale è la corretta individuazione della giurisdizione usi civici per le controversie contrattuali.
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Trascrizione immobile: limiti dell’azione revocatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di revoca di una donazione, che fa riferimento solo alla prima trascrizione immobile errata, non può estendere i suoi effetti alla successiva nota di rettifica. Secondo la Corte, il creditore avrebbe dovuto correggere la propria domanda giudiziale per includere anche la seconda trascrizione. La decisione sottolinea il rigido formalismo della pubblicità immobiliare, dove la precisione della nota di trascrizione è essenziale per l'opponibilità dell'atto ai terzi.
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