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Art. 2635 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2635 Codice Civile

Cessione del credito ipotecario: buona fede e confisca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37108/2024, ha stabilito che in caso di cessione del credito ipotecario su un bene poi confiscato, il creditore acquirente (cessionario) deve provare non solo la buona fede del creditore originario, ma anche la propria. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, il cui legale rappresentante era figlio del condannato, che aveva acquistato il credito ipotecario dopo la confisca, ravvisando in tale operazione elementi di mala fede volti a eludere gli effetti della misura ablatoria a vantaggio del condannato stesso.
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Qualifica soggettiva corruzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per corruzione, ridefinendo la qualifica soggettiva del presunto corrotto. Il caso riguardava l'amministratore di una società privata accusato di aver corrotto il presidente di una società a partecipazione pubblica per un appalto. La Corte ha stabilito che la corretta qualifica soggettiva corruzione non era quella di 'pubblico ufficiale', ma di 'incaricato di pubblico servizio', data l'assenza di poteri deliberativi o autoritativi. Questa distinzione, insieme alla necessità di accertare l'esatto momento dell'accordo corruttivo in relazione al cambio di assetto societario della partecipata, ha reso necessario un nuovo esame del caso.
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Tentata estorsione: quando la minaccia è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione e diffamazione a carico di due manager di una grande catena di distribuzione. Gli imputati avevano richiesto una somma di denaro a una società fornitrice, minacciando l'interruzione dei rapporti commerciali in essere. La Corte ha stabilito che la minaccia di perdere un contratto già attivo e consolidato costituisce un danno ingiusto, elemento chiave del reato di tentata estorsione, rigettando la tesi difensiva che mirava a derubricare il fatto a corruzione tra privati.
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Riapertura indagini: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 45111/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto di riapertura indagini. La Corte ha stabilito che tale provvedimento non è impugnabile, in quanto non anomalo e previsto dal sistema processuale, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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