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Art. 2504 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 2504 Codice Civile

Calcolo pro rata IVA: operazioni finanziarie non sono sempre occasionali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il Calcolo pro rata IVA di un'Azienda, sostenendo che le sue operazioni finanziarie esenti dovessero essere incluse. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso tali operazioni, considerandole occasionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per il Calcolo pro rata IVA si deve considerare l'attività effettivamente svolta dall'impresa, non solo quella principale. Le operazioni finanziarie, anche se non primarie, vanno incluse se non sono meramente occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Notifica Cartella di Pagamento: la fusione societaria non annulla il debito
Una società (l'incorporante) ha contestato una cartella di pagamento di 21.032,63 euro per debiti derivanti da un condono. La società ha sostenuto che la notifica cartella di pagamento era tardiva e indirizzata a una società ormai estinta (l'incorporata). La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica originaria all'incorporata era valida, così come quella successiva all'incorporante. La fusione societaria non annulla la legittimazione passiva della società incorporante, che subentra in tutti i rapporti. Il ricorso è stato rigettato, confermando la validità dell'atto e della sua notifica.
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Fusione Incompleta: La Legittimazione Attiva nel Fallimento Negata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due società contro la dichiarazione di fallimento di una di esse. La società ricorrente, che sosteneva di aver incorporato quella fallita, non aveva la necessaria legittimazione attiva nel fallimento. La fusione per incorporazione, infatti, non risultava formalmente iscritta nel registro delle imprese. Il ricorso è stato respinto anche perché i motivi addotti non denunciavano correttamente un errore procedurale e tentavano una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese legali.
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Notifica a società estinta: la Cassazione annulla la cartella
L'Agente della Riscossione e l'Agenzia delle Entrate hanno notificato una cartella di pagamento presso la sede di una società già cancellata a seguito di fusione per incorporazione. In seguito, gli enti impositori hanno recapitato un avviso di intimazione alla società incorporante per pretendere il versamento del debito. La società incorporante ha impugnato l'intimazione contestando la mancata e valida notifica dell'atto presupposto. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa fiscale, sancendo che la notifica a società estinta è radicalmente nulla. Per i giudici di legittimità, l'incorporazione avvenuta prima della riforma societaria ha comportato l'estinzione definitiva del vecchio soggetto, obbligando il Fisco a intestare ruolo e cartella direttamente all'ente incorporante.
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Cartella a società estinta: nulli gli atti verso l’incorporante
L'Agente della Riscossione notificava un avviso di intimazione a una società incorporante per debiti fiscali pregressi. La cartella presupposta era stata però recapitata presso la vecchia sede della società incorporata, ormai cancellata e inesistente. La società incorporante impugnava l'atto contestando il vizio insanabile della procedura. I giudici di merito accoglievano il ricorso aziendale. L'Agente della Riscossione e l'Ente Impositore ricorrevano per cassazione, sostenendo la continuità soggettiva tra gli enti societari. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi dell'Erario. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica cartella di pagamento a società estinta è radicalmente nulla e non produce effetti verso l'incorporante. Di conseguenza, l'avviso di intimazione decade integralmente a favore della società contribuente.
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Regolamento di supercondominio e vincoli sulle facciate
Una società immobiliare cita in giudizio due proprietari per ottenere la rimozione di una loggia-balcone abusiva. L'attrice invoca un vincolo di servitù reciproca derivante dal regolamento di supercondominio, il quale proibisce qualsiasi intervento edilizio modificativo nel complesso residenziale. I convenuti eccepiscono la mancata menzione del divieto nel proprio atto di acquisto e l'estraneità della società. La Corte d'Appello nega l'efficacia del vincolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, sancendo che le limitazioni sulle proprietà individuali vincolano senza limiti di tempo tutti i successivi aventi causa se il regolamento contrattuale è richiamato nel rogito o trascritto nei registri immobiliari.
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