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Art. 2487 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2487 Codice Civile

Rimborso IVA: ex soci salvi dal fisco ma il credito va provato
Due ex soci di una società di capitali cancellata chiedevano il Rimborso IVA per un credito esposto nella dichiarazione annuale presentata dal liquidatore dopo la cancellazione. L'Agenzia delle Entrate rifiutava il rimborso ritenendolo tardivo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'esposizione del credito nella dichiarazione del liquidatore costituisce una valida istanza che evita la decadenza biennale, applicando la prescrizione decennale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco limitatamente alla mancata valutazione, da parte dei giudici di appello, dell'effettiva esistenza e prova del credito nel merito. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Nomina curatore speciale: nullo il fallimento senza liquidatore
L'Ente di Riscossione ha chiesto il fallimento di una società in liquidazione, già cancellata dal Registro delle Imprese. Tuttavia, il liquidatore della società era deceduto prima del deposito del ricorso e non era stato sostituito. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il fallimento per mancata instaurazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del creditore. I giudici hanno chiarito che, in caso di morte del liquidatore prima del ricorso, è necessaria la nomina curatore speciale per garantire il diritto di difesa della società. Senza questa figura, l'intero procedimento di fallimento è nullo, anche se la notifica è avvenuta tramite posta elettronica certificata, poiché mancava un soggetto legittimato a ricevere l'atto e a difendere l'ente.
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Compenso sproporzionato del liquidatore: non è bancarotta automatica
Un liquidatore di società, accusato di bancarotta fraudolenta per aver percepito compensi approvati dall'assemblea dei soci, vede la sua condanna annullata dalla Cassazione. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per configurare il reato non basta una semplice presunzione di influenza sui soci. È necessario dimostrare con prove concrete che si trattava di un compenso sproporzionato del liquidatore rispetto all'attività svolta. In assenza di tale prova, il pagamento di un credito legittimo, come il compenso, potrebbe al massimo configurare una bancarotta preferenziale, ma non una distrazione di beni. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Omesso versamento ritenute: condanna annullata senza prova CUD
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omesso versamento ritenute a carico della legale rappresentante di un'azienda. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per configurare il reato (secondo la legge applicabile ai fatti), non è sufficiente che l'azienda presenti il Modello 770 all'Agenzia delle Entrate. L'accusa deve dimostrare con certezza che le certificazioni delle ritenute (CUD) siano state effettivamente consegnate ai singoli lavoratori. In assenza di questa prova cruciale, l'elemento costitutivo del reato viene a mancare. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Rappresentanza apparente e validità dei contratti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una compravendita immobiliare stipulata da una società tramite un amministratore unico che era stato dichiarato fallito anni prima. Secondo la normativa dell'epoca, il fallimento comportava l'automatica decadenza dalla carica. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la rappresentanza apparente tutela gli acquirenti in buona fede: non si può esigere che il terzo verifichi la storia personale dell'amministratore oltre quanto risultante dal Registro delle Imprese. La pubblicità del fallimento non equivale alla conoscenza effettiva della causa di ineleggibilità richiesta per annullare l'atto.
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Legittimazione fallito: appello avviso accertamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33111/2023, ha stabilito che la legittimazione del fallito a impugnare un avviso di accertamento sorge in via straordinaria qualora il curatore fallimentare rimanga inerte. Nel caso specifico, una società in liquidazione, poi fallita, si è vista riconoscere il diritto di agire tramite il proprio liquidatore, poiché il curatore aveva comunicato formalmente di non voler procedere con l'impugnazione. La Corte ha chiarito che la semplice inerzia, anche se frutto di una scelta volontaria, è sufficiente a far scattare la legittimazione del fallito, sanando retroattivamente ogni vizio processuale.
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