LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 245 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 245 Codice di Procedura Civile

Retribuzione lavoro in nero: l’accordo verbale vale più del minimo
Un lavoratore inizia a prestare servizio 'in nero' prima della firma del contratto. La Cassazione stabilisce che la sua retribuzione per quel periodo deve basarsi sulla proposta di assunzione coeva, che rifletteva la reale volontà delle parti, e non sui minimi contrattuali. Viene così confermato il diritto del dipendente a ricevere le differenze retributive. La Corte, inoltre, rigetta la richiesta dell'azienda di riavere un premio già pagato, affermando che spetta a chi paga (l'azienda) dimostrare che la somma non era dovuta. La sentenza sottolinea l'importanza degli accordi di fatto nella determinazione della corretta retribuzione lavoro in nero.
Continua »
Interrogatorio formale: prova decisiva nell’usucapione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che negava l'usucapione di un immobile. Il motivo è che la corte d'appello aveva ignorato le dichiarazioni confessorie rese da una delle parti durante un interrogatorio formale, che erano decisive per dimostrare l'inizio e la durata del possesso ventennale. La Suprema Corte ha ribadito che l'omessa valutazione di una prova così rilevante costituisce un vizio di motivazione che impone un nuovo esame del caso.
Continua »
Licenziamento motivo oggettivo: prova e reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31645/2023, ha rigettato il ricorso di una fondazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente. Il caso verteva su un licenziamento per motivo oggettivo basato su una riorganizzazione aziendale. La Corte ha confermato che spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione del posto di lavoro. In assenza di tale prova, il licenziamento è illegittimo e, alla luce delle recenti sentenze della Corte Costituzionale, si applica la tutela reintegratoria.
Continua »
Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Il titolare di un bar, multato per apparecchi da gioco non a norma, ricorre in Cassazione. Durante il processo, aderisce a una definizione agevolata del debito. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, condannandolo alle spese.
Continua »