LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2426 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 3 di 4

Altri anni per Art. 2426 Codice Civile

Classificazione Titoli Junior: Cassazione e imposte
Una società deduceva la svalutazione di titoli 'Junior' derivanti da cartolarizzazione, classificandoli come attivo circolante. La Cassazione ha confermato la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la corretta classificazione titoli junior è tra le immobilizzazioni finanziarie, data la loro natura di investimento durevole e i vincoli alla loro alienabilità, rendendo la svalutazione indeducibile ai fini IRES.
Continua »
Bancarotta impropria: condanna ex amministratore nulla
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per bancarotta impropria da reato societario nei confronti di un ex amministratore. La Corte ha stabilito che, sebbene l'amministratore avesse acquisito crediti di dubbia esigibilità durante il suo mandato, non vi era prova del suo concorso nel successivo reato di falso in bilancio, commesso dal suo successore. La responsabilità dell'ex amministratore, in qualità di 'extraneus', non può derivare automaticamente dalle sue precedenti operazioni, ma richiede la dimostrazione di un contributo causale concreto alla falsificazione dei bilanci. È stata invece confermata la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione di altri crediti.
Continua »
Valutazione quote sociali: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore. Il caso riguardava la cessione di una partecipazione societaria a un prezzo ritenuto vile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando l'errore dei giudici di merito nella valutazione quote sociali, i quali non avevano considerato il contesto di crisi economica e l'impatto delle passività sul valore effettivo, né la presenza di controgaranzie che neutralizzavano il presunto danno patrimoniale.
Continua »
Bancarotta preferenziale: dolo e continuità aziendale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta preferenziale e impropria da false comunicazioni sociali. La sentenza conferma che il rimborso dei propri finanziamenti, anche se finalizzato a sostenere l'operatività aziendale, integra il reato di bancarotta preferenziale quando avviene in uno stato di insolvenza conclamata, violando la par condicio creditorum. I bilanci falsificati, inoltre, hanno consentito la prosecuzione dell'attività, aggravando il dissesto.
Continua »
Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
Una società dichiarata fallita dopo il rigetto del suo piano di concordato preventivo si rivolge alla Corte di Cassazione. La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori. I motivi principali includono l'errata impugnazione, l'incapacità di cogliere la ratio decidendi della sentenza d'appello e la presentazione di censure di merito non ammesse in sede di legittimità. La Corte ribadisce che la proposta di concordato costituisce un'ammissione dello stato di insolvenza.
Continua »
Deducibilità ammortamento: le regole della Cassazione
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito che per la deducibilità ammortamento dei beni aziendali non è sufficiente provarne l'utilizzo nell'attività d'impresa. È necessario dimostrare anche il rispetto dei criteri di sistematicità civilistici e dei coefficienti fiscali. La Corte ha ribaltato una decisione di merito, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul contribuente, che deve indicare analiticamente i costi e giustificare il processo di ammortamento seguito.
Continua »
Mutuo fondiario: non è nullo se supera i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in materia di mutuo fondiario. Un istituto di credito aveva concesso un finanziamento a una società, poi fallita, superando il limite di finanziabilità previsto dalla legge. I giudici di merito avevano dichiarato nullo il contratto. La Suprema Corte, allineandosi a una precedente decisione delle Sezioni Unite, ha cassato la decisione, affermando che il superamento di tale limite non comporta la nullità del contratto di mutuo fondiario, bensì una violazione di norme di condotta che non incide sulla validità del rapporto. La Corte ha inoltre affrontato la questione della correttezza del bilancio ai fini della valutazione della situazione patrimoniale della società fallita.
Continua »
Legittimazione pubblico ministero e fallimento S.r.l.
La Corte di Cassazione conferma la sentenza di fallimento di una S.r.l., chiarendo i presupposti della legittimazione del pubblico ministero a presentare l'istanza. L'ordinanza stabilisce che è sufficiente che il P.M. abbia appreso la notizia dello stato di insolvenza (notitia decoctionis) nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, come nel corso di indagini penali. Inoltre, ribadisce che una società commerciale è sempre soggetta a fallimento, indipendentemente dall'effettivo svolgimento di un'attività, e che lo stato di insolvenza consiste nell'incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni con mezzi normali.
Continua »
Valutazione attivo fallimentare: cosa conta?
Una società immobiliare ha contestato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo che il suo patrimonio fosse inferiore alla soglia legale a causa della svalutazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la valutazione attivo fallimentare, ai fini della verifica dei presupposti di fallibilità, deve basarsi sul criterio contabile del costo storico iscritto in bilancio, e non sul valore di mercato attuale del bene.
Continua »
Bancarotta da falso in bilancio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta da falso in bilancio e distrazione di beni. La Corte conferma che la sopravvalutazione di immobili e crediti per nascondere il dissesto e proseguire l'attività integra il reato, aggravando la situazione patrimoniale della società fallita.
Continua »
Contratto distrattivo: nullità e frode ai creditori
La Corte di Cassazione esamina il caso di un contratto di locazione ritenuto parte di un'operazione di distrazione patrimoniale ai danni di una società poi finita in amministrazione straordinaria. Pur correggendo la motivazione del giudice di merito, la Corte rigetta il ricorso, chiarendo che un contratto distrattivo, se integra il reato di bancarotta fraudolenta, è nullo per violazione di norme imperative. Tuttavia, la decisione si fonda sulla non censurabilità dell'accertamento di fatto del tribunale, che aveva escluso il collegamento funzionale tra il contratto e le precedenti operazioni societarie distrattive.
Continua »
Credito in contenzioso: la valutazione nel fallimento
Una società in liquidazione, dichiarata fallita dal Tribunale, ha impugnato la decisione sostenendo la propria solvenza sulla base di un ingente credito in contenzioso derivante da un lodo arbitrale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, ai fini della valutazione dello stato di insolvenza, il giudice di merito deve effettuare un'analisi prudenziale e concreta degli attivi, inclusi i crediti contestati. La valutazione sulla verosimile infondatezza del credito in contenzioso costituisce un apprezzamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, confermando così la dichiarazione di fallimento basata sull'incertezza del principale asset patrimoniale della società.
Continua »
Costo residuo immobile demolito: la deducibilità
Una società demolisce un capannone, parte di un complesso immobiliare più grande, e deduce il costo residuo non ammortizzato. L'Agenzia delle Entrate contesta la deduzione, sostenendo che l'intero complesso dovesse essere dismesso. La Corte di Cassazione, con la sentenza 16480/2025, accoglie il ricorso della società, stabilendo un importante principio di diritto: la deducibilità del costo residuo immobile demolito è ammessa se il bene, pur parte di un cespite più ampio, è dotato di autonomia funzionale. La Corte ha invece ritenuto inammissibile il motivo relativo alla deducibilità degli interessi passivi.
Continua »
Dichiarazione integrativa tardiva: sì al bonus fiscale
Una società si è vista negare un credito d'imposta per un investimento ambientale a causa di una dichiarazione integrativa tardiva, presentata dopo l'abrogazione della legge di riferimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il diritto al beneficio fiscale sorge al momento della realizzazione dell'investimento, non con la sua comunicazione formale. La Corte ha inoltre ribadito il diritto del contribuente di emendare la dichiarazione per correggere errori dovuti a incertezza normativa, anche a distanza di tempo.
Continua »
Dichiarazione integrativa: sempre possibile per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per richiedere un'agevolazione fiscale, anche dopo la scadenza dei termini, se l'omissione originaria era dovuta a un'obiettiva incertezza normativa. Nel caso specifico, una società energetica non aveva richiesto il beneficio "Tremonti ambiente" a causa di dubbi sulla sua cumulabilità con altri incentivi. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che la dichiarazione dei redditi è generalmente emendabile per correggere errori di fatto o di diritto. Inoltre, ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento della realizzazione dell'investimento e non viene meno a causa della successiva abrogazione della norma, se l'investimento era già stato effettuato.
Continua »
Cancellazione società e crediti: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei crediti di una società cancellata dal registro delle imprese. La sentenza stabilisce che la cancellazione non comporta una rinuncia automatica ai crediti, anche se non iscritti nel bilancio finale di liquidazione. Tali crediti si trasferiscono ai soci in un fenomeno successorio. Spetta al debitore dimostrare l'eventuale rinuncia esplicita da parte della società creditrice. Nel caso specifico, il socio unico di una società cancellata è stato ritenuto legittimato a proseguire l'azione legale contro una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite.
Continua »
Valore avviamento: limiti all’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18871/2025, ha stabilito importanti principi sul valore avviamento. È stato chiarito che l'Amministrazione Finanziaria non può contestare il costo di avviamento dedotto da un'azienda basandosi unicamente sui criteri di valutazione minima previsti per l'accertamento con adesione. La Corte ha accolto il ricorso della società su questo punto, affermando che il Fisco deve fornire prove specifiche, precise, gravi e concordanti per dimostrare che il valore dichiarato è eccessivo, non potendo invertire l'onere della prova. Gli altri motivi del ricorso, relativi a presunti ricavi non contabilizzati, sono stati respinti.
Continua »
Dichiarazione integrativa: sì alla modifica tardiva
Una società si è vista negare un'agevolazione fiscale ambientale perché richiesta tramite una dichiarazione integrativa successiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la dichiarazione dei redditi può sempre essere modificata per correggere errori, inclusi quelli derivanti da un'oggettiva incertezza normativa che ha indotto il contribuente a non richiedere inizialmente il beneficio. Secondo, il diritto all'agevolazione sorge al momento dell'effettuazione dell'investimento, non con la successiva richiesta, salvaguardando così i diritti del contribuente anche in caso di abrogazione della norma di favore.
Continua »
Dichiarazione integrativa: si può sempre correggere
Una società energetica si è vista negare un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali perché richiesta tramite una dichiarazione integrativa. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione per correggere errori, soprattutto se l'omissione iniziale era dovuta a incertezza normativa sulla cumulabilità dei benefici. Il diritto all'agevolazione sorge con l'investimento, non con la dichiarazione.
Continua »
Dichiarazione integrativa a favore: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può correggere la propria dichiarazione dei redditi, anche a distanza di anni, per usufruire di un'agevolazione fiscale a cui aveva diritto. Il caso riguardava una società che, a causa di incertezza normativa, aveva presentato una dichiarazione integrativa per un investimento ambientale del 2010 solo nel 2013. La Corte ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento dell'investimento e non è pregiudicato dalla successiva abrogazione della norma. Inoltre, ha ribadito che la dichiarazione dei redditi è sempre emendabile per correggere errori, e tale diritto può essere fatto valere anche in sede di contenzioso contro la pretesa del Fisco.
Continua »