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Art. 2424-bis Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2424-bis Codice Civile

Participation exemption ed elusione fiscale: stop ai finti soci
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'applicazione del regime di favore della Participation exemption ed elusione fiscale sulla vendita di un pacchetto azionario. La società aveva classificato le azioni come immobilizzazioni finanziarie a lungo termine, ma le ha rivendute poco dopo tramite opzioni d'acquisto. Il Fisco ha ritenuto l'operazione elusiva, volta solo a evitare le tasse, poiché mancava la reale volontà di un investimento duraturo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco. I giudici hanno stabilito che l'intenzione di investire a lungo termine deve essere reale e non fittizia. I fatti successivi, come la rapida vendita, dimostrano la natura speculativa dell'operazione. Di conseguenza, la plusvalenza è interamente tassabile e la società deve pagare le imposte e le sanzioni.
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Participation exemption: no allo sconto se l’acquisto è speculativo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'applicazione del regime di Participation exemption sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di azioni. La società aveva iscritto i titoli tra le immobilizzazioni finanziarie, ma l'amministrazione ha ritenuto l'operazione elusiva. Gli elementi raccolti, come la rapida vendita di opzioni d'acquisto e la crescita costante del valore dei titoli, dimostravano l'intento speculativo a breve termine e non un investimento durevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale. I giudici hanno stabilito che l'esenzione spetta solo per investimenti strategici di lunga durata. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le imposte accertate, le sanzioni e le spese di giudizio.
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Deducibilità perdite su crediti: no allo sconto tasse automatico
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società ricavi non dichiarati, derivanti da finanziamenti dei soci ritenuti fittizi per mancanza di capacità economica dei soci stessi, e ha disconosciuto la deduzione di una minusvalenza derivante dalla cessione di crediti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento sui ricavi occulti. Inoltre, ha accolto il ricorso del Fisco chiarendo che la deducibilità perdite su crediti derivanti da cessione pro soluto non è automatica. Non basta il semplice atto notarile di cessione a un prezzo inferiore al valore nominale. Il contribuente deve dimostrare con elementi certi e precisi l'effettiva irrecuperabilità del credito. La causa viene quindi rinviata al giudice d'appello per un nuovo esame.
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Società di comodo: auto di lusso e operatività
Una società di commercio autoveicoli ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IRPEF e IVA, basato sulla presunta natura di società di comodo. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancata operatività poiché l'azienda acquistava auto di lusso senza rivenderle, utilizzandole invece per competizioni sportive. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alla sezione tributaria ordinaria per approfondire se la corretta allocazione contabile delle auto tra le rimanenze possa provare l'effettiva operatività aziendale.
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Società di comodo: il nodo delle rimanenze auto
Una società operante nel settore automobilistico è stata oggetto di accertamento fiscale per presunta non operatività, venendo qualificata come società di comodo. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la mancata rivendita di numerose autovetture, utilizzate invece per competizioni sportive. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rilevato la complessità della questione relativa alla corretta allocazione contabile delle auto tra le rimanenze e ha disposto il rinvio alla sezione tributaria per un approfondimento decisorio.
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