LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2389 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 2389 Codice Civile

Operazioni inesistenti IVA: la Cassazione tra motivazione e dispositivo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda la deducibilità di costi per IRES, IRAP e IVA, legati a presunte "operazioni inesistenti", compensi ad amministratori e spese legali. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto il ricorso dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha rilevato un insanabile contrasto tra la motivazione e il dispositivo della sentenza regionale riguardo al recupero dell'IVA su operazioni inesistenti. Ha anche chiarito che il termine annuale per le variazioni IVA si applica solo all'IVA. La Corte ha ribadito la necessità di una delibera esplicita per i compensi degli amministratori e l'onere del contribuente di provare l'inerenza dei costi. La sentenza è stata cassata con rinvio per nuovo esame.
Continua »
Deducibilità compensi amministratori: senza delibera nessun costo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione fiscale dei compensi erogati al proprio organo di gestione, poiché mancava la preventiva approvazione dell'assemblea dei soci. Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione alla società valorizzando il lavoro svolto, la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha affermato che la deducibilità compensi amministratori richiede inderogabilmente una preventiva ed esplicita delibera assembleare, qualora l'importo non sia fissato direttamente dallo statuto societario. Il solo effettivo svolgimento dell'attività direttiva non basta a rendere la spesa fiscalmente certa e valida. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Operazioni inesistenti: Cassazione ribalta onere della prova e costi
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per IRES, IRAP e IVA, contestando l'indeducibilità di costi e l'uso di fatture per operazioni inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'avviso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che la motivazione per relationem è valida e che il compenso dell'amministratore richiede una delibera assembleare specifica. La Corte ha chiarito l'onere della prova per le operazioni inesistenti: l'Amministrazione deve provare l'inesistenza oggettiva e la consapevolezza del contribuente per le operazioni soggettivamente inesistenti. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Compenso amministratore fallito: Cassazione nega crediti per mancata prova
Un ex amministratore e liquidatore di una società fallita ha chiesto l'ammissione al passivo per il compenso amministratore fallito non ricevuto. Ha rivendicato sia i compensi da amministratore che da liquidatore, chiedendo il privilegio del lavoratore. Il giudice delegato e il Tribunale hanno respinto la domanda, evidenziando la mancanza di delibere assembleari e l'inadempimento degli obblighi, soprattutto riguardo a significative svalutazioni patrimoniali. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ex dirigente, confermando che non aveva fornito prove sufficienti dell'attività svolta e del diritto al compenso. Ha inoltre ribadito l'inammissibilità di nuove domande, come l'arricchimento senza causa, se proposte per la prima volta in fase di opposizione allo stato passivo.
Continua »
Compenso Amministratore Deducibile: La Cassazione Chiarisce i Limiti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un'Azienda per imposte non pagate, contestando la deducibilità di alcuni costi e l'esistenza di operazioni. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso dell'Azienda, ritenendo l'avviso mal motivato e i costi inerenti, inclusa la deducibilità del compenso amministratore. La Cassazione ha parzialmente ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il compenso amministratore deducibile richiede una delibera assembleare specifica, non bastando la mera approvazione del bilancio. L'Azienda ha quindi perso la causa sulla deducibilità del compenso dell'amministratore.
Continua »
Bancarotta Fraudolenta: Amministratori Condannati per Falso in Bilancio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di due amministratori di una società. Essi avevano causato il dissesto dell'azienda attraverso false comunicazioni sociali (falso in bilancio), non svalutando un credito inesigibile verso una società collegata e già in decozione. Inoltre, avevano distratto fondi sociali tramite pagamenti fittizi di canoni di affitto e compensi non deliberati, a danno dei creditori. La sentenza ribadisce che la bancarotta fraudolenta si configura anche con dolo generico, specifico e intenzionale, desumibile dalla consapevolezza degli amministratori della situazione economica.
Continua »
Compenso Amministratore Società: Gratuito se non pattuito?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'amministratrice che rivendicava il `compenso amministratore società` per la sua attività in una società sottoposta a confisca. Il Tribunale aveva negato il credito, rilevando l'assenza di previsioni formali e di richieste di pagamento precedenti, interpretando ciò come una scelta per la gratuità dell'incarico. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'amministratrice, confermando che la mancanza di documentazione e di richieste pregresse giustifica la presunzione di gratuità del mandato, soprattutto in un contesto di tutela post confisca. L'amministratrice è stata condannata alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Azione di responsabilità contro gli amministratori e limiti CTU
Una società consortile ha promosso un'azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci, contestando compensi illegittimi, vendite immobiliari sottocosto e finanziamenti contrari allo statuto. I giudici di merito hanno condannato i vertici aziendali a risarcimenti milionari basandosi su una perizia tecnica. Gli imputati hanno impugnato la sentenza rilevando l'illegittima acquisizione di documenti tardivi da parte del perito. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi degli amministratori: il consulente tecnico non può supplire all'inerzia probatoria delle parti acquisendo documenti sui fatti principali al di fuori dell'esame contabile stretto.
Continua »
Bancarotta fraudolenta per distrazione: no agli stipendi in nero
L'Amministratrice di una società poi dichiarata fallita ha prelevato ingenti somme dalle casse aziendali, giustificandole come compensi per l'attività lavorativa svolta e indennità di gestione. Tali prelievi sono avvenuti in assenza di buste paga, documenti contabili e della delibera assembleare prevista per legge. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'autoliquidazione di compensi o stipendi in nero non giustifica i prelievi, specie se manca la preventiva decisione dei soci o un riscontro oggettivo sulla congruità delle somme prelevate. Sostenere che il lavoro non dichiarato abbia fatto risparmiare la società sui contributi non elimina l'illecito, confermando la sottrazione ingiustificata di patrimonio spettante ai creditori.
Continua »
Deducibilità TFM amministratori: senza data certa vince il Fisco
Una società ha impugnato l'avviso di accertamento relativo al recupero delle imposte non versate sugli accantonamenti di fine mandato per i propri vertici. L'amministrazione finanziaria contestava la deducibilità TFM amministratori in assenza di un documento con data certa anteriore all'inizio dell'incarico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'operato del Fisco. I giudici hanno chiarito che gli accantonamenti costituiscono componenti negativi deducibili soltanto se il diritto all'indennità risulta formalizzato da un atto avente data certa anteriore rispetto all'inizio del rapporto di amministrazione. L'impresa ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese giudiziarie e al versamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Clausola compromissoria societaria: accordo tra soci senza l’ente
Un socio amministratore stipulava un accordo privato con l'altro socio per dimettersi e cedere le proprie quote, regolando i rapporti di dare e avere. L'erede del socio chiedeva poi la condanna della società al pagamento delle somme previste dall'accordo, sostenendo che vi fosse stata una ratifica implicita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accordo era un negozio privato tra soci estraneo alla società. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la controversia rientrava pienamente nella clausola compromissoria societaria prevista dallo statuto, la quale devolveva ad arbitri privati qualsiasi lite tra i soci, e che la proposizione di una domanda riconvenzionale subordinata non comportava la rinuncia a tale clausola.
Continua »