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Art. 2389 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 2389 Codice Civile

Definizione Agevolata: come si calcola il dovuto?
Un'azienda ha richiesto la definizione agevolata per una controversia fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, sostenendo una vittoria parziale su un punto ormai definitivo. La Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini del calcolo per la definizione agevolata, si deve considerare solo la parte della lite ancora pendente. Poiché l'Agenzia era risultata perdente in entrambi i gradi di merito sull'unica questione ancora in discussione, l'azienda aveva correttamente applicato la percentuale minima prevista dalla legge, ottenendo l'estinzione del giudizio.
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Compenso amministratore e bancarotta: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta distrattiva a carico dell'amministratore di una società fallita. Il prelievo di somme a titolo di compenso amministratore, in assenza di una delibera assembleare che ne determini l'importo esatto (quantum), integra il reato di distrazione e non quello, meno grave, di bancarotta preferenziale. La Corte ha stabilito che, senza tale delibera, il credito non è liquido ed esigibile, rendendo il prelievo una sottrazione di patrimonio ai danni dei creditori.
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Deducibilità costi stock option: i requisiti chiave
Un'azienda ha contestato il mancato riconoscimento della deducibilità costi stock option per un amministratore. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito che negavano la deducibilità per assenza dei presupposti di legge, come la delibera assembleare. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Bancarotta fraudolenta: prelievi dell’amministratore
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione a carico dell'amministratrice di una società fallita. I prelievi ingenti e continuativi dalle casse sociali, giustificati come compenso per il sostentamento ma privi di delibera formale, sono stati qualificati come atti distrattivi del patrimonio sociale. La sentenza ribadisce che spetta all'amministratore dimostrare la congruità e la legittimità di tali prelievi, la cui assenza configura il dolo generico del reato.
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Bancarotta fraudolenta compenso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva a carico dell'amministratore unico e socio unico di una S.r.l. fallita. L'imputato aveva prelevato somme dalle casse sociali a titolo di compenso, senza che vi fosse una formale delibera assembleare a determinarne l'importo. Secondo la Corte, tale condotta integra una distrazione di beni, poiché il credito, in assenza di delibera, non è liquido ed esigibile. La natura unipersonale della società non esclude il reato, in quanto il patrimonio sociale deve essere tutelato a garanzia dei creditori, soprattutto in un contesto di grave dissesto finanziario. La richiesta di riqualificare il reato in bancarotta preferenziale è stata respinta.
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Bancarotta fraudolenta: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per bancarotta documentale e bancarotta fraudolenta distrattiva. La sentenza sottolinea che l'onere della prova sulla destinazione dei beni spetta all'amministratore. Tuttavia, il provvedimento è stato annullato con rinvio limitatamente alla mancata motivazione sulla richiesta di pene sostitutive, accogliendo parzialmente il ricorso.
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Compenso amministratore: quando è bancarotta?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta. La condanna riguarda il prelievo di un compenso amministratore senza una specifica delibera assembleare che ne determinasse l'importo, un'azione qualificata come 'autoliquidazione' e quindi come distrazione di beni sociali.
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Bancarotta documentale: dolo specifico vs generico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un'amministratrice condannata per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La Corte ha confermato la condanna per la distrazione di fondi, ritenendo inammissibile il ricorso per genericità. Ha invece annullato con rinvio la condanna per bancarotta documentale, chiarendo la fondamentale distinzione tra la fattispecie che richiede il dolo specifico (sottrarre o distruggere i libri contabili per un fine di profitto o danno) e quella che richiede il dolo generico (tenere la contabilità in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio). La Corte d'Appello aveva erroneamente confuso le due ipotesi.
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Deducibilità TFM amministratori: limiti non applicabili
Una società ha contestato un avviso di accertamento che limitava la deducibilità del TFM (Trattamento di Fine Mandato) per i suoi amministratori, applicando le stesse regole del TFR per i dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la deducibilità TFM non è soggetta ai limiti quantitativi dell'art. 2120 c.c. previsti per i lavoratori subordinati. La Corte ha ribadito che il TFM è deducibile per competenza solo se previsto da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del mandato.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
Una società ha contestato un avviso di accertamento che negava la piena deducibilità dei costi per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti non si applicano al TFM. La piena deducibilità TFM è ammessa secondo il principio di competenza, a patto che il diritto all'indennità risulti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto.
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Deducibilità TFM: i limiti del TFR non si applicano
L'Agenzia delle Entrate contestava a due società la deducibilità di accantonamenti per il TFM degli amministratori, sostenendo l'applicazione dei limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la deducibilità TFM non è soggetta ai limiti dell'art. 2120 c.c. e segue le proprie regole, basate sul principio di competenza se l'indennità è prevista da un atto scritto con data certa anteriore al rapporto.
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Deducibilità TFM: Cassazione esclude il limite TFR
Due società hanno contestato un avviso di accertamento che limitava la deducibilità del Trattamento di Fine Mandato (TFM) dei propri amministratori, applicando le stesse regole del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società, stabilendo che i limiti quantitativi previsti per il TFR non sono applicabili al TFM. Per la piena deducibilità TFM secondo il principio di competenza, è sufficiente che l'indennità sia stabilita da un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che ne specifichi l'importo.
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Deducibilità TFM amministratori: no a limiti TFR
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità TFM amministratori non è soggetta agli stessi limiti quantitativi previsti per il TFR dei dipendenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a due società la deduzione di accantonamenti TFM ritenuti eccessivi. La Corte ha chiarito che, in assenza di una norma specifica, non si può applicare per analogia l'art. 2120 del codice civile. La deducibilità per competenza è ammessa a condizione che il diritto al TFM e il suo importo risultino da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In caso contrario, si applica il principio di cassa.
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TFM Amministratori: deducibilità senza limiti TFR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4854/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la piena deducibilità degli accantonamenti per il TFM amministratori. La Corte ha stabilito che non si applica per analogia il limite di calcolo previsto per il TFR dei lavoratori dipendenti (compenso annuo diviso 13,5). La deducibilità per competenza è ammessa a condizione che il trattamento sia previsto da un atto con data certa anteriore all'inizio del mandato che ne specifichi l'importo. In assenza di tali requisiti, la deduzione avviene per cassa, al momento del pagamento.
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Bancarotta per distrazione: compenso non deliberato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta per distrazione a carico di un amministratore che aveva prelevato somme dalle casse sociali a titolo di compenso. La Corte stabilisce che, in assenza di una previsione statutaria o di una delibera assembleare, tale prelievo costituisce distrazione di beni sociali e non un pagamento preferenziale. La sentenza ribadisce che l'"autoliquidazione" del compenso da parte dell'amministratore è illegittima.
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Tetti retributivi: si applicano ai contratti in corso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i tetti retributivi di 240.000 euro, introdotti dal D.L. 66/2014 per i dirigenti di società a partecipazione pubblica, si applicano a tutti i contratti di lavoro, inclusi quelli stipulati prima dell'entrata in vigore della legge. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito, sottolineando la natura generale e sostitutiva della norma, finalizzata alla razionalizzazione della spesa pubblica e priva di eccezioni per i rapporti preesistenti.
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Compenso amministratore: quando è illecito?
Un amministratore di S.r.l. si era autoliquidato un importo di 189.000,00 euro attraverso fatture emesse dalla sua ditta individuale verso la società da lui gestita. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha ritenuto tale operazione una distrazione illecita di fondi, qualificandola come una forma di compenso amministratore non autorizzata. La sentenza sottolinea che la determinazione del compenso dell'amministratore richiede una specifica delibera assembleare, come previsto dallo statuto, e la sua assenza rende il pagamento illegittimo e fonte di responsabilità per l'amministratore, tenuto a restituire le somme.
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Deducibilità TFM: Cassazione esclude il limite del TFR
Una società si è vista contestare la deducibilità degli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) dei propri amministratori. L'Amministrazione finanziaria riteneva applicabile il limite quantitativo previsto per il TFR dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la deducibilità del TFM non è soggetta ai limiti dell'art. 2120 c.c. e segue il principio di competenza, a patto che l'emolumento sia stabilito da un atto con data certa anteriore all'inizio del mandato.
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