LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 235 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 235 Codice Penale

Pena concordata ma espulsione dello straniero da valutare
Il Tribunale di Cremona applicava a un cittadino straniero la pena concordata di tre anni di reclusione per reati di droga, omettendo però di decidere sulla misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione lamentando tale omissione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve obbligatoriamente valutare la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'applicazione o meno dell'espulsione dello straniero. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando la decisione al Tribunale di Cremona per una nuova valutazione.
Continua »
Reato associativo: condannato il corriere senza prove di spaccio
Un uomo è stato condannato per il reato associativo finalizzato al narcotraffico, avendo svolto il ruolo di corriere per un gruppo criminale guidato dal cognato. Nonostante l'assoluzione per i singoli episodi di importazione di droga per insufficienza di prove, i giudici di merito hanno ritenuto provata la sua stabile partecipazione all'organizzazione. Questa conclusione si fonda sui suoi viaggi all'estero con auto dotate di doppi fondi per nascondere denaro e su intercettazioni telefoniche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e la misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia. La Corte ha ribadito che la partecipazione a un'associazione criminale è autonoma rispetto alla commissione dei singoli reati di spaccio.
Continua »
Patteggiamento e reati: quando scatta l’espulsione dello straniero
Un cittadino straniero ha concordato una pena di due anni e dieci mesi di reclusione per reati di estorsione e spaccio di stupefacenti. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando l'omessa valutazione sulla misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che anche in caso di patteggiamento il giudice ha l'obbligo di valutare espressamente la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'espulsione dello straniero. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio al Giudice per le indagini preliminari per una nuova valutazione.
Continua »
Spaccio di lieve entità: niente sconti ai professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un cittadino straniero, ritenuto colpevole di plurimi episodi di cessione e detenzione di marijuana ed eroina. La difesa ha contestato l'attendibilità dei testimoni e ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, oltre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e all'annullamento della misura di sicurezza dell'espulsione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che lo spaccio di lieve entità va escluso in presenza di un'attività organizzata e professionale protratta nel tempo. Inoltre, ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti e l'espulsione, data la provata pericolosità sociale del condannato, dedito stabilmente al commercio illecito come unica fonte di reddito.
Continua »
Termine per impugnare scaduto: la Procura perde il ricorso
Un cittadino straniero ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice non avesse valutato l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato e la sua pericolosità sociale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine per impugnare. La legge prevede infatti un limite di quindici giorni per presentare l'impugnazione contro le sentenze emesse in camera di consiglio, decorrente dalla comunicazione del deposito del provvedimento. Poiché il ricorso è stato depositato quasi un mese dopo la notifica, la Suprema Corte ha respinto l'istanza senza esaminare il merito della questione, confermando la sentenza di patteggiamento originaria.
Continua »
Confisca facoltativa: quando il patteggiamento non basta
Il Tribunale applicava all'Imputato, tramite patteggiamento, la pena di quattro anni di reclusione per detenzione di stupefacenti, disponendo l'espulsione dall'Italia e la confisca di denaro e telefoni. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di motivazione su tali misure. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che anche nel patteggiamento il giudice deve motivare la confisca facoltativa di beni non direttamente legati alla cessione di droga e valutare in concreto la pericolosità sociale per l'espulsione. La sentenza è stata annullata limitatamente a queste statuizioni con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Favoreggiamento prostituzione: quando c’è concorso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32942/2023, ha esaminato il caso di due gestori di centri massaggi utilizzati come case di prostituzione. La Corte ha stabilito che il reato di esercizio di una casa di prostituzione può concorrere con il delitto di favoreggiamento prostituzione quando l'imputato compie attività ulteriori e distinte dalla mera gestione dei locali, come la pubblicazione di annunci online o la fornitura di alloggi. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso, confermando la condanna e la confisca dei proventi illeciti.
Continua »