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Art. 2343 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2343 Codice Civile

Tassazione per enunciazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23015/2024, interviene sul tema della tassazione per enunciazione di finanziamenti tra soci. Il caso riguardava due prestiti, uno fruttifero e uno infruttifero, menzionati in un atto di aumento di capitale. La Corte ha stabilito che il finanziamento fruttifero, in quanto operazione soggetta ad IVA (seppur esente), sconta l'imposta di registro in misura fissa per il principio di alternatività. Il finanziamento infruttifero, invece, non rientrando nel campo IVA, è soggetto a imposta di registro proporzionale.
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Tassazione per enunciazione e alternatività IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22997/2024, ha stabilito che un mutuo fruttifero, anche se solo menzionato in un altro atto, non sconta l'imposta di registro proporzionale. A causa della sua rilevanza ai fini IVA (anche se esente), si applica il principio di alternatività e l'imposta di registro è dovuta solo in misura fissa. La Corte ha così parzialmente accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando parte della pretesa fiscale derivante dalla tassazione per enunciazione.
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Bancarotta impropria extraneus: la Cassazione decide
Un professionista è stato condannato per concorso in bancarotta impropria extraneus per aver redatto una perizia che sopravvalutava un marchio societario, consentendo un fittizio aumento di capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che per la responsabilità del concorrente esterno è sufficiente il dolo di dissesto, ovvero la consapevolezza di contribuire al peggioramento della situazione finanziaria della società, senza che sia necessario il dolo specifico di fallimento.
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Responsabilità amministratori non esecutivi: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di due amministratori non esecutivi per i danni causati dalla prosecuzione illecita dell'attività sociale dopo la perdita totale del capitale. La sentenza chiarisce che la responsabilità degli amministratori non esecutivi non deriva da una generica omissione, ma dal non essersi attivati pur in presenza di evidenti segnali di crisi, violando l'obbligo di agire informati per tutelare il patrimonio sociale. Il danno è stato calcolato con il criterio della differenza dei netti patrimoniali.
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Eccezione di inadempimento sindaco: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rigetto della domanda di ammissione al passivo del compenso di un sindaco di una società fallita. Il curatore ha sollevato con successo l'eccezione di inadempimento, basata sulla grave omessa vigilanza del professionista riguardo la perdita del capitale sociale. La Corte ha ribadito che, a fronte dell'allegazione di uno specifico inadempimento da parte del fallimento, spetta al sindaco dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Eccezione d’inadempimento: compenso negato al sindaco
Un ex sindaco di una società quotata fallita ha richiesto il pagamento del suo compenso. Il fallimento si è opposto sollevando un'eccezione d'inadempimento, accusando il sindaco di aver omesso la dovuta vigilanza sulla gestione societaria, che aveva occultato la perdita di capitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del sindaco, chiarendo che in questi casi spetta al professionista dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri. Non avendolo provato, la sua richiesta di compenso è stata legittimamente respinta.
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