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Art. 230 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 230 Codice di Procedura Penale

Valutazione delle prove penali: Alibi e perizie non scagionano l’imputato
Un individuo è stato condannato per incendio doloso e porto di materiale esplodente, sebbene il primo reato fosse estinto per prescrizione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per il porto dell'esplosivo. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata audizione del proprio consulente tecnico e l'illogicità della provvisionale di risarcimento danni, data la revoca della costituzione di parte civile. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. Ha chiarito che l'audizione del consulente di parte non è obbligatoria se non ha partecipato attivamente. Ha inoltre ribadito che la provvisionale è una decisione discrezionale. La **valutazione delle prove penali**, inclusi video e testimonianze, ha prevalso sull'alibi difensivo.
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Tentato omicidio: condanna annullata per la testimonianza del convivente
Un uomo viene condannato per tentato omicidio. La prova principale è la dichiarazione della sua compagna. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché la donna non era stata informata del suo diritto di non testimoniare. La legge, infatti, tutela la testimonianza del convivente, equiparandola a quella dei parenti stretti. I giudici hanno chiarito che una relazione affettiva stabile con coabitazione, anche se non continua, è sufficiente per far scattare questa garanzia. La mancata comunicazione di tale diritto ha reso la testimonianza inutilizzabile, obbligando a un nuovo processo. La sentenza è stata annullata anche per un'altra irregolarità procedurale relativa alle intercettazioni.
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Atto abnorme: limiti al consulente tecnico di parte
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata che contestava il diniego del GIP a nuovi esami sul corpo della vittima. La Corte ha stabilito che la decisione del giudice, volta a preservare l'integrità delle prove, non costituisce un atto abnorme e rientra nel suo potere discrezionale, non potendo quindi essere impugnata in Cassazione.
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Impresa mafiosa: quando si confisca l’intera azienda?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per associazione di tipo mafioso, confermando la confisca di un intero centro commerciale. La sentenza stabilisce che quando un'azienda risulta essere una 'impresa mafiosa', ovvero strumento del clan, la confisca si estende a tutto il patrimonio aziendale, essendo impossibile distinguere tra proventi leciti e illeciti. Viene inoltre chiarito che le eccezioni procedurali, come la mancata audizione di un consulente, devono essere sollevate tempestivamente per essere valide.
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