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Art. 230-bis Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 230-bis Codice Civile

Impresa familiare: esclusa la fiscalità latente sulla liquidazione
L'erede di una collaboratrice ha citato in giudizio il titolare di una farmacia per ottenere la liquidazione della quota spettante alla defunta nell'ambito di una impresa familiare. Il giudice di appello ha ridotto l'importo dovuto applicando il criterio della fiscalità latente, ovvero decurtando dal valore dell'azienda le imposte future derivanti da un'eventuale vendita dell'attività. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che l'impresa familiare appartiene esclusivamente al titolare. Il rischio d'impresa e i carichi fiscali futuri gravano soltanto sull'imprenditore. Di conseguenza, il valore della quota spettante al familiare collaboratore deve essere calcolato sulla base del lavoro prestato e dell'avviamento reale, senza applicare tagli per tasse ipotetiche ed eventuali.
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Lavoro subordinato tra parenti: quando l’aiuto è impiego
Una collaboratrice ha citato in giudizio la titolare di un'agenzia immobiliare, sua parente acquisita, chiedendo l'accertamento del rapporto di lavoro subordinato svolto per oltre tredici anni senza contratto. La datrice di lavoro sosteneva l'esistenza di una semplice collaborazione autonoma o di un contesto familiare. I giudici hanno invece rilevato la presenza di un orario quotidiano costante, compiti precisi assegnati tramite messaggi e l'assoggettamento continuo alle istruzioni aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza del lavoro subordinato, respingendo il ricorso della datrice di lavoro. La titolare dell'attività deve quindi pagare le differenze retributive maturate, regolarizzare i contributi previdenziali verso gli enti competenti e sostenere le spese di giudizio.
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Indennità di avviamento: nessun taglio per l’impresa familiare
Il caso riguarda il calcolo dell'indennità di avviamento dovuta al gestore uscente di una farmacia, organizzata come impresa familiare. Il nuovo gestore sosteneva che dal reddito imponibile utile al calcolo dell'indennità si dovesse sottrarre la quota spettante alla moglie del titolare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore uscente, stabilendo che per l'impresa familiare non è ammessa alcuna deduzione dal reddito complessivo per il lavoro svolto dai familiari. L'indennità di avviamento deve quindi essere calcolata sulla somma totale degli utili spettanti a tutti i componenti dell'impresa, senza decurtazioni. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Subordinazione: socio e dipendente nella stessa azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un lavoratore e da una società di arredamenti in merito alla qualificazione del rapporto di lavoro. Il lavoratore, socio e parente degli amministratori, rivendicava la **subordinazione** per un lungo periodo, mentre la Corte d'Appello l'aveva riconosciuta solo parzialmente basandosi sul valore confessorio delle buste paga. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di legami familiari e societari, l'accertamento del vincolo gerarchico richiede un vaglio rigoroso e che la valutazione delle prove è riservata ai giudici di merito, purché logicamente motivata.
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