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Art. 2298 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 2298 Codice Civile

Rappresentanza dell’associazione: verbale falso ma vendita valida
Due soci di un'associazione non riconosciuta hanno impugnato la vendita dell'unico aeromobile associativo, effettuata dal Presidente a un terzo acquirente. Il Presidente aveva utilizzato una delibera assembleare falsa per dimostrare i propri poteri davanti al notaio. La Corte d'Appello ha ritenuto valido l'acquisto, ritenendo che lo statuto conferisse al Presidente la legale rappresentanza senza limitazioni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei soci. I giudici hanno stabilito che la rappresentanza dell'associazione spetta al Presidente in base allo statuto e che la falsità della delibera è irrilevante per il terzo acquirente, poiché l'autorizzazione dell'assemblea non era necessaria per concludere la vendita. Di conseguenza, gli eredi dell'acquirente mantengono la proprietà del velivolo e i soci ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Onere della prova: chi deve dimostrare la prestazione?
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un professionista per il pagamento dei compensi, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso evidenzia come l'onere della prova gravi su chi agisce in giudizio. Il professionista, infatti, non è riuscito a dimostrare di aver effettivamente svolto le prestazioni di contabilità per le quali chiedeva il pagamento, rendendo irrilevanti le altre questioni legali sollevate. La Suprema Corte ribadisce che la valutazione delle prove testimoniali da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Responsabilità soci amministratori: non è automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 325/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di responsabilità soci amministratori per illeciti amministrativi. A seguito di una sanzione per inquinamento acustico emessa da un Comune contro una società e, individualmente, contro tutti i suoi amministratori, la Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità non è automatica. Non è sufficiente rivestire la carica di amministratore per essere ritenuti responsabili; l'ente sanzionatore deve provare la specifica condotta, commissiva o omissiva, di ciascun socio che ha contribuito all'illecito. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver effettuato tale accertamento.
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Rappresentanza apparente: quando non si applica
Una società elettrica fa causa a una partnership agricola per il recesso da un contratto. La partnership si difende sostenendo che il socio firmatario non aveva i poteri per stipulare un atto di straordinaria amministrazione. La Corte di Cassazione conferma questa tesi, escludendo l'applicazione del principio di rappresentanza apparente poiché la società elettrica avrebbe dovuto verificare i poteri del socio consultando i registri pubblici, adempiendo al proprio onere di diligenza.
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Rappresentanza società: prova del contratto con socio
Un committente cita in giudizio un'impresa di costruzioni per lavori edili difettosi. L'impresa nega di essere la controparte contrattuale, sostenendo che l'accordo fosse stato preso personalmente da un suo socio. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, rigetta il ricorso del committente. Si sottolinea che spetta a chi agisce in giudizio l'onere di provare la cosiddetta "spendita del nome", ovvero dimostrare che il socio agiva in nome e per conto della società. In assenza di una prova chiara sulla rappresentanza società, la domanda viene respinta.
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