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Art. 229 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 229 Codice Civile

Confessione giudiziale: l’avvocato non può confessare per te
Una professionista si opponeva al pagamento di oltre settemila euro richiesto da una società editoriale per la consultazione di banche dati, contestando l'esistenza del contratto. La Corte d'Appello riteneva provato il rapporto ritenendo che le difese scritte dell'opponente equivalessero a una confessione giudiziale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della professionista, stabilendo che le ammissioni contenute negli atti difensivi firmati solo dall'avvocato non costituiscono una confessione giudiziale, ma semplici indizi. Per avere valore di prova legale, la confessione richiede la firma personale della parte e la chiara volontà di ammettere un fatto sfavorevole. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Revocatoria ordinaria: la vendita a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revocatoria ordinaria avviata dal fallimento di una società contro la vendita di quote di un'altra società a un prezzo ritenuto vile (150.000 euro contro un valore stimato di 650.000 euro). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso degli acquirenti, confermando la decisione d'appello. La sentenza ribadisce che le valutazioni del consulente tecnico d'ufficio (CTU), se logicamente motivate dal giudice di merito, non sono sindacabili in sede di legittimità e che la consapevolezza di arrecare danno ai creditori è un elemento distinto dall'intento fraudolento in ambito penale.
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