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Art. 229 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 229 Codice Civile

Accordo sindacale esodo: la guida alla validità
Un lavoratore ha impugnato un accordo sindacale esodo, sostenendo la sua inefficacia per il mancato raggiungimento del quorum di adesioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per il calcolo del quorum si deve considerare il piano di esodo nella sua interezza, comprese le diverse fasi. Poiché il numero totale di aderenti superava la soglia richiesta, l'accordo è stato ritenuto valido e la pretesa risarcitoria del lavoratore è stata rigettata.
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Accordo sindacale: quando è valido l’incentivo all’esodo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che contestava la validità di un accordo sindacale per l'esodo incentivato. La Corte ha stabilito che il quorum di adesioni necessario per l'efficacia dell'accordo doveva essere calcolato considerando l'intero piano di esodazione aziendale e non solo la singola fase a cui il lavoratore aveva aderito. Di conseguenza, il numero di aderenti era sufficiente e la risoluzione del rapporto di lavoro valida, senza diritto ad alcun risarcimento.
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Definizione agevolata contributi: vale per l’INPS?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la definizione agevolata di una controversia fiscale non incide sul debito contributivo. L'accordo con l'Agenzia delle Entrate ha il solo scopo di chiudere la lite fiscale, ma non modifica la sostanza dell'accertamento di maggior reddito, che conserva la sua validità ai fini previdenziali. Pertanto, l'ente di previdenza può legittimamente richiedere i contributi basati su tale accertamento, a meno che il contribuente non fornisca prove concrete per contestarne nel merito il contenuto.
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Revocatoria ordinaria: la vendita a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revocatoria ordinaria avviata dal fallimento di una società contro la vendita di quote di un'altra società a un prezzo ritenuto vile (150.000 euro contro un valore stimato di 650.000 euro). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso degli acquirenti, confermando la decisione d'appello. La sentenza ribadisce che le valutazioni del consulente tecnico d'ufficio (CTU), se logicamente motivate dal giudice di merito, non sono sindacabili in sede di legittimità e che la consapevolezza di arrecare danno ai creditori è un elemento distinto dall'intento fraudolento in ambito penale.
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