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Art. 2226 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 2226 Codice Civile

Danni all’immobile: limiti alla responsabilità del progettista
Una proprietaria ha promosso una causa contro un architetto per ottenere il risarcimento dei danni dovuti alla comparsa di gravi crepe in un immobile sopraelevato. La donna attribuiva il dissesto a vizi costruttivi non rilevati durante i lavori. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità del progettista, accertando che il professionista aveva eseguito tutti i calcoli e le verifiche strutturali esigibili. Le lesioni derivavano da un difetto occulto nelle fondazioni originarie, risalenti a una precedente costruzione e prive di segnali di cedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della proprietaria, stabilendo che la responsabilità del progettista non si estende a indagini estreme e imprevedibili su manufatti preesistenti apparentemente solidi.
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Denuncia tardiva dei vizi: arredo difforme ma il cliente perde
Una committente, dopo aver ordinato l'arredamento per una sala giochi, contesta la qualità dei materiali e difetti di montaggio. Tuttavia, la sua lamentela arriva oltre due mesi dopo la consegna. L'azienda fornitrice si oppone, eccependo la decadenza dalla garanzia. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte stabilisce che la denuncia tardiva dei vizi, facilmente riconoscibili al momento del montaggio, fa perdere alla committente ogni diritto alla garanzia. Di conseguenza, la committente perde la causa e non ottiene né la riduzione del prezzo né il risarcimento.
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Inammissibilità del ricorso: limiti in Cassazione
Un avvocato, condannato in appello per responsabilità professionale, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che non è possibile riesaminare i fatti di causa in sede di legittimità e sottolineando il rigoroso requisito dell'autosufficienza degli atti. La decisione conferma che l'appello deve contenere tutti gli elementi per essere valutato, senza che la Corte debba cercare prove in altri documenti.
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Responsabilità extracontrattuale professionista: il caso
Un cliente ha incaricato un professionista per un progetto di costruzione. Il contratto è stato successivamente dichiarato nullo perché il professionista non era qualificato per le mansioni specifiche. La Corte di Cassazione ha chiarito che, nonostante la nullità del contratto, il professionista può comunque essere ritenuto responsabile per i danni secondo i principi della responsabilità extracontrattuale professionista (responsabilità da fatto illecito). Di conseguenza, il tribunale di grado inferiore deve riesaminare il caso applicando questo principio.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: i limiti del ricorso
Un'azienda acquirente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di forniture, lamentando vizi della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura un giudizio di merito pieno e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a una rivalutazione dei fatti, ma deve censurare specifici errori di diritto della sentenza impugnata. La Corte ha sanzionato la ricorrente per lite temeraria.
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Responsabilità professionale avvocato: ricorso inammissibile
Una società cita in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale avvocato, accusandolo di negligenza nella gestione di un recupero crediti basato su una fideiussione invalida. I tribunali di primo e secondo grado condannano il professionista. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile il ricorso del legale, confermando la sua negligenza e sottolineando i rigidi requisiti formali per l'impugnazione.
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Responsabilità civile appaltatore: chi paga i danni?
Un proprietario subisce danni da infiltrazioni a causa di lavori di ristrutturazione del tetto mal eseguiti. Il caso arriva in Cassazione, che chiarisce i limiti della responsabilità civile dell'appaltatore e della relativa copertura assicurativa. La Corte stabilisce che la polizza deve coprire i costi per l'eliminazione dei difetti se liquidati come risarcimento del danno e si pronuncia sul complesso tema della ripartizione delle spese legali tra le numerose parti coinvolte.
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