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Art. 2118 Codice Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 2118 Codice Civile

Licenziamento disciplinare: la valutazione globale
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare basato su una serie di inadempimenti reiterati nel tempo. La sentenza stabilisce che, per valutare la proporzionalità della sanzione, il giudice deve considerare il comportamento complessivo del lavoratore e non i singoli episodi in modo isolato. In questo caso, la condotta negligente di un medico, già sanzionato con multa e sospensione, ha giustificato il recesso datoriale. Viene inoltre accolta la domanda dell'azienda per la restituzione delle somme versate in esecuzione di una precedente sentenza d'appello poi annullata.
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Sgravio contributivo apprendistato: sì al beneficio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33547/2024, ha stabilito che lo sgravio contributivo previsto dalla Legge 190/2014 spetta anche per i lavoratori precedentemente assunti con contratto di apprendistato. L'apprendistato è un rapporto stabile fin dall'inizio, rendendo l'incentivo coerente con la finalità della norma.
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Licenziamento nullo per contestazione generica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33531/2024, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava illegittimo un licenziamento per giusta causa. Il motivo centrale è la contestazione generica mossa al dipendente, relativa a presunte inadempienze nello sviluppo di un software. La Suprema Corte ha stabilito che una contestazione disciplinare talmente vaga da impedire radicalmente il diritto di difesa del lavoratore equivale all'ipotesi di 'inesistenza del fatto contestato'. Di conseguenza, la sanzione applicabile non è un semplice indennizzo, ma la tutela reintegratoria, ovvero il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro.
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Assegno ad personam: spetta nel pubblico impiego?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33349/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva il riconoscimento di un assegno ad personam per mantenere il suo precedente e più elevato stipendio dopo essere passata a un'altra amministrazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che le dimissioni volontarie dalla precedente posizione per accettare un nuovo impiego, vinto tramite concorso, interrompono la continuità del rapporto di lavoro, escludendo così il diritto a conservare il trattamento economico più favorevole.
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Dimissioni per giusta causa e Naspi: il caso amianto
Un lavoratore si dimette invocando le dimissioni per giusta causa a causa di stipendi non pagati e della presenza di amianto sul luogo di lavoro. L'INPS nega la Naspi. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che la rassegnazione delle dimissioni quasi due anni dopo la scoperta del rischio amianto fa venir meno il requisito dell'immediatezza, essenziale per la giusta causa e quindi per l'accesso all'indennità di disoccupazione.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Licenziamento dirigente: demansionamento e giustificatezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento di un dirigente è ingiustificato se motivato dalla soppressione di una posizione lavorativa alla quale il dipendente era stato illegittimamente assegnato a seguito di un demansionamento. In questo caso, il datore di lavoro non può trarre vantaggio dal proprio precedente comportamento illecito per giustificare il recesso. La Corte chiarisce inoltre la distinzione tra licenziamento "invalido" e meramente "ingiustificato" ai fini dell'applicazione dei termini di decadenza per l'impugnazione.
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