LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2117 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 2117 Codice Civile

Fondo pensione integrativo: la banca fallita paga tutti i crediti
Un ex dipendente bancario ha richiesto l'ammissione al passivo della banca in liquidazione coatta per riscattare le quote versate al fondo pensione integrativo. I giudici hanno riconosciuto la natura retributiva del credito e il rango privilegiato. La procedura concorsuale ha contestato il cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria, sostenendo limiti temporali più stringenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca. Il divieto di cumulo riguarda esclusivamente la previdenza pubblica obbligatoria e non i fondi complementari aziendali. Il lavoratore ottiene la rivalutazione fino alla definitività dello stato passivo e gli interessi legali fino al saldo effettivo.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e lite estinta
Una lavoratrice chiedeva la restituzione con prelazione privilegiata delle somme versate al fondo integrativo pensioni aziendale. L'istituto datore di lavoro, sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, contestava la richiesta e proponeva ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole alla dipendente. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per dirimere ogni reciproca pretesa. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione e la controparte ha accettato tale atto rinunciando a sua volta alle proprie difese. La Suprema Corte ha preso atto della concorde volontà espressa e ha dichiarato estinto il processo, compensando interamente le spese di lite tra i contendenti.
Continua »
Previdenza complementare: se il fondo è vuoto l’ente non paga
Una lavoratrice ha richiesto la condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità integrativa denominata "ex fissa". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il fondo di previdenza complementare funziona a ripartizione e costituisce un patrimonio autonomo rispetto all'ente gestore. Quest'ultimo agisce come mero delegato al pagamento e non risponde in proprio dei debiti del fondo in caso di grave crisi di liquidità. Di conseguenza, l'assenza di risorse finanziarie del fondo esonera l'ente gestore dall'obbligo di erogare la prestazione, purché abbia correttamente vigilato e segnalato la crisi alle parti sociali.
Continua »
Previdenza complementare: niente indennità se il fondo è vuoto
Un giornalista ha chiesto la condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità ex fissa, attinta dal fondo di previdenza complementare. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il fondo ha natura a ripartizione e che l'ente gestore, avendo segnalato la crisi di liquidità, era esonerato dal pagamento in assenza di risorse. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che l'ente previdenziale agisce come mero gestore con contabilità separata e non risponde in proprio dei debiti del fondo, il quale costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica. Di conseguenza, l'assenza di liquidità del fondo esclude l'esigibilità immediata della prestazione.
Continua »
Indennità ex fissa: fondo vuoto, l’ente gestore non paga
Un giornalista ha richiesto il pagamento dell'indennità ex fissa al Fondo Integrativo gestito dall'ente previdenziale di categoria. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione dell'ente gestore, rilevando che quest'ultimo non ha un'obbligazione propria verso l'iscritto e che il Fondo era privo di liquidità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che il Fondo costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica e che l'ente gestore agisce come mero delegato al pagamento (adiectus solutionis causa). Di conseguenza, l'ente non risponde con il proprio patrimonio dei debiti del Fondo, specialmente in caso di accertata illiquidità dello stesso, operando il sistema a ripartizione.
Continua »
Previdenza complementare dei giornalisti: l’ente gestore è salvo
Un giornalista ha richiesto il pagamento dell'indennità integrativa all'ente previdenziale, gestore del relativo fondo. La Corte d'Appello ha condannato l'ente al pagamento, ritenendo non provata la mancanza di fondi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il fondo di previdenza complementare dei giornalisti è un soggetto autonomo rispetto all'ente gestore e funziona con il sistema a ripartizione. Di conseguenza, l'ente gestore non risponde con il proprio patrimonio e l'insufficienza di cassa deve essere valutata globalmente rispetto a tutte le domande pendenti, e non sul singolo lavoratore. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
Continua »
Indennità ex fissa: se il fondo è vuoto l’ente non paga
Un giornalista ha chiesto la condanna dell'ente previdenziale dei giornalisti al pagamento dell'indennità ex fissa, una prestazione integrativa aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda a causa della grave crisi di liquidità del fondo integrativo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il fondo ha natura di fondo a ripartizione e costituisce un soggetto giuridico autonomo rispetto all'ente gestore. Di conseguenza, l'ente gestore non risponde con il proprio patrimonio dei debiti del fondo e, in mancanza di risorse finanziarie nel fondo stesso, l'indennità ex fissa non può essere pretesa direttamente dall'ente.
Continua »
Indennità ex fissa: il fondo è vuoto, l’ente non paga
Un giornalista in pensione ha richiesto la liquidazione dell'indennità ex fissa al fondo integrativo gestito dall'ente previdenziale di categoria. L'ente ha sospeso il pagamento a causa della mancanza di liquidità del fondo, che operava con un sistema a ripartizione. La Corte d'appello aveva condannato l'ente, ritenendo che la mancanza di fondi generale non giustificasse il mancato pagamento al singolo creditore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il fondo integrativo è un soggetto autonomo e l'ente agisce solo come gestore delegato. Di conseguenza, l'ente non risponde con il proprio patrimonio e la carenza di liquidità complessiva del fondo è un motivo legittimo per rinviare i pagamenti, rispettando l'ordine delle domande in lista d'attesa.
Continua »
Previdenza integrativa: negata la vecchia polizza ai neoassunti
Tre dipendenti di un ente pubblico di ricerca chiedevano l'attivazione di una polizza assicurativa aziendale prevista da una vecchia delibera del 1963. L'ente si opponeva, sostenendo che tale beneficio costituisse una forma di previdenza integrativa, soppressa per legge per i neoassunti a partire dal 1° ottobre 1999. La Corte d'Appello accoglieva la domanda dei lavoratori, ritenendola un semplice beneficio accessorio. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la polizza ha natura di previdenza integrativa e, pertanto, non può essere riconosciuta a chi è stato assunto dopo la soppressione dei vecchi fondi integrativi disposta dalla legge nel 1999.
Continua »
Improcedibilità del ricorso per cassazione: vince la lavoratrice
Una lavoratrice ha ottenuto in appello il diritto all'attivazione di una polizza assicurativa aziendale come beneficio accessorio del rapporto di lavoro. L'Ente datore di lavoro ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la natura previdenziale del beneficio. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato un vizio procedurale insanabile: l'Ente ha depositato la copia cartacea della relata di notifica telematica senza la necessaria attestazione di conformità all'originale digitale. Poiché la lavoratrice è rimasta intimata senza costituirsi, il giudice non ha potuto verificare la tempestività del ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione, confermando la vittoria della lavoratrice e la validità della sentenza d'appello a lei favorevole.
Continua »
Trattamento previdenziale integrativo: stop alle vecchie polizze
Un dipendente pubblico, assunto nel 2011, ha chiesto l'attivazione di una polizza assicurativa istituita dall'ente di ricerca nel 1963. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che tale polizza costituisce un trattamento previdenziale integrativo e non un beneficio retributivo. Di conseguenza, l'agevolazione non poteva essere applicata dopo la soppressione per legge dei fondi integrativi nel 1999. Anche ipotizzando una natura retributiva, la polizza sarebbe illegittima poiché non prevista dai contratti collettivi del pubblico impiego. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la domanda del lavoratore.
Continua »
Previdenza complementare: l’ente pubblico vince contro i dipendenti
Alcuni dipendenti pubblici, assunti tra il 2009 e il 2011 da un ente pubblico di ricerca, hanno richiesto l'attivazione di una polizza assicurativa integrativa stipulata dall'ente nel 1963. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo che la polizza avesse natura retributiva e costituisse un beneficio accessorio dello stipendio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente pubblico. La Corte ha stabilito che la polizza rientra nell'ambito della previdenza complementare e ha natura previdenziale, non retributiva. Di conseguenza, la sua applicazione non è più giustificata dopo la soppressione dei fondi integrativi avvenuta per legge nel 1999. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente la domanda dei lavoratori.
Continua »
Indennità ex fissa: se il fondo è vuoto l’ente non paga
Una giornalista ha richiesto all'ente previdenziale di categoria il pagamento della cosiddetta indennità ex fissa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda a causa della grave illiquidità del fondo dedicato, ritenendo il credito inesigibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che l'ente previdenziale agisce come mero gestore del fondo, il quale costituisce un patrimonio separato ed autonomo. Pertanto, in mancanza di risorse finanziarie all'interno del fondo stesso, l'ente non è tenuto a pagare la prestazione con il proprio patrimonio generale, rendendo l'indennità temporaneamente inesigibile.
Continua »
Previdenza complementare: fondo vuoto e indennità negata
Gli eredi di un giornalista hanno richiesto il pagamento dell'indennità integrativa gestita dall'Istituto di previdenza. L'ente si è opposto evidenziando la grave carenza di liquidità del fondo integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che il fondo di previdenza complementare costituisce un soggetto giuridico autonomo rispetto all'Istituto gestore. Poiché il fondo opera con il sistema a ripartizione ed è privo di risorse sufficienti, l'Istituto non è obbligato a pagare con i propri fondi personali. Di conseguenza, il credito degli eredi non è attualmente esigibile. Vince l'Istituto previdenziale, che non deve sborsare le somme richieste attingendo al proprio patrimonio.
Continua »
Fondo di quiescenza: gestione contabile o reale?
La Corte di Cassazione ha confermato che la gestione di un fondo di quiescenza aziendale può essere di natura meramente contabile se il regolamento non impone investimenti reali. Gli ex dipendenti contestavano la mancata capitalizzazione delle somme, ma i giudici hanno stabilito che l'obbligo della banca si limita alla conservazione dell'integrità patrimoniale e alla diligente gestione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato per difetto di specificità e mancanza di prove circa l'obbligo di investimento effettivo.
Continua »
Portabilità previdenza complementare: no al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni ex dipendenti contro un istituto di credito. La richiesta di risarcimento danni per la negata portabilità della previdenza complementare e per la gestione di un fondo pensione è stata respinta per vizi procedurali e mancanza di prove specifiche. La Corte ha sottolineato che i ricorrenti non avevano mai formalmente richiesto la portabilità, ma solo un risarcimento, e non avevano fornito prove concrete di una cattiva gestione del fondo da parte della banca.
Continua »
Indennità ex fissa: quando il fondo non paga?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una giornalista per il pagamento dell'indennità ex fissa. La decisione si fonda sulla distinzione tra il fondo previdenziale, un'entità autonoma, e l'istituto che lo gestisce. Quest'ultimo agisce solo come agente di pagamento e non è tenuto a erogare le prestazioni se il fondo è privo di liquidità, confermando che la sua obbligazione è limitata alla disponibilità finanziaria del fondo stesso.
Continua »
Danno da demansionamento: prova e risarcimento
Un dipendente, dopo aver svolto mansioni dirigenziali, subisce un demansionamento. La Cassazione interviene sul caso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova e i criteri di liquidazione del danno da demansionamento. Si specifica che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adibito il lavoratore a mansioni corrette. Viene inoltre affrontata la questione del risarcimento del danno professionale, distinguendolo dalla perdita di chance, e si statuisce sulla necessità di accertare la soggettività giuridica dei fondi di previdenza complementare prima di poter decidere sulla relativa domanda di contribuzione.
Continua »