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Art. 2117 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 2117 Codice Civile

Previdenza complementare: se il fondo è vuoto l’ente non paga
Una lavoratrice ha richiesto la condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità integrativa denominata "ex fissa". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il fondo di previdenza complementare funziona a ripartizione e costituisce un patrimonio autonomo rispetto all'ente gestore. Quest'ultimo agisce come mero delegato al pagamento e non risponde in proprio dei debiti del fondo in caso di grave crisi di liquidità. Di conseguenza, l'assenza di risorse finanziarie del fondo esonera l'ente gestore dall'obbligo di erogare la prestazione, purché abbia correttamente vigilato e segnalato la crisi alle parti sociali.
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Previdenza complementare: niente indennità se il fondo è vuoto
Un giornalista ha chiesto la condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità ex fissa, attinta dal fondo di previdenza complementare. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il fondo ha natura a ripartizione e che l'ente gestore, avendo segnalato la crisi di liquidità, era esonerato dal pagamento in assenza di risorse. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che l'ente previdenziale agisce come mero gestore con contabilità separata e non risponde in proprio dei debiti del fondo, il quale costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica. Di conseguenza, l'assenza di liquidità del fondo esclude l'esigibilità immediata della prestazione.
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Indennità ex fissa: fondo vuoto, l’ente gestore non paga
Un giornalista ha richiesto il pagamento dell'indennità ex fissa al Fondo Integrativo gestito dall'ente previdenziale di categoria. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione dell'ente gestore, rilevando che quest'ultimo non ha un'obbligazione propria verso l'iscritto e che il Fondo era privo di liquidità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che il Fondo costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica e che l'ente gestore agisce come mero delegato al pagamento (adiectus solutionis causa). Di conseguenza, l'ente non risponde con il proprio patrimonio dei debiti del Fondo, specialmente in caso di accertata illiquidità dello stesso, operando il sistema a ripartizione.
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Previdenza complementare dei giornalisti: l’ente gestore è salvo
Un giornalista ha richiesto il pagamento dell'indennità integrativa all'ente previdenziale, gestore del relativo fondo. La Corte d'Appello ha condannato l'ente al pagamento, ritenendo non provata la mancanza di fondi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il fondo di previdenza complementare dei giornalisti è un soggetto autonomo rispetto all'ente gestore e funziona con il sistema a ripartizione. Di conseguenza, l'ente gestore non risponde con il proprio patrimonio e l'insufficienza di cassa deve essere valutata globalmente rispetto a tutte le domande pendenti, e non sul singolo lavoratore. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Indennità ex fissa: se il fondo è vuoto l’ente non paga
Un giornalista ha chiesto la condanna dell'ente previdenziale dei giornalisti al pagamento dell'indennità ex fissa, una prestazione integrativa aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda a causa della grave crisi di liquidità del fondo integrativo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il fondo ha natura di fondo a ripartizione e costituisce un soggetto giuridico autonomo rispetto all'ente gestore. Di conseguenza, l'ente gestore non risponde con il proprio patrimonio dei debiti del fondo e, in mancanza di risorse finanziarie nel fondo stesso, l'indennità ex fissa non può essere pretesa direttamente dall'ente.
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Indennità ex fissa: il fondo è vuoto, l’ente non paga
Un giornalista in pensione ha richiesto la liquidazione dell'indennità ex fissa al fondo integrativo gestito dall'ente previdenziale di categoria. L'ente ha sospeso il pagamento a causa della mancanza di liquidità del fondo, che operava con un sistema a ripartizione. La Corte d'appello aveva condannato l'ente, ritenendo che la mancanza di fondi generale non giustificasse il mancato pagamento al singolo creditore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il fondo integrativo è un soggetto autonomo e l'ente agisce solo come gestore delegato. Di conseguenza, l'ente non risponde con il proprio patrimonio e la carenza di liquidità complessiva del fondo è un motivo legittimo per rinviare i pagamenti, rispettando l'ordine delle domande in lista d'attesa.
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Previdenza integrativa: negata la vecchia polizza ai neoassunti
Tre dipendenti di un ente pubblico di ricerca chiedevano l'attivazione di una polizza assicurativa aziendale prevista da una vecchia delibera del 1963. L'ente si opponeva, sostenendo che tale beneficio costituisse una forma di previdenza integrativa, soppressa per legge per i neoassunti a partire dal 1° ottobre 1999. La Corte d'Appello accoglieva la domanda dei lavoratori, ritenendola un semplice beneficio accessorio. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la polizza ha natura di previdenza integrativa e, pertanto, non può essere riconosciuta a chi è stato assunto dopo la soppressione dei vecchi fondi integrativi disposta dalla legge nel 1999.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: vince la lavoratrice
Una lavoratrice ha ottenuto in appello il diritto all'attivazione di una polizza assicurativa aziendale come beneficio accessorio del rapporto di lavoro. L'Ente datore di lavoro ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la natura previdenziale del beneficio. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato un vizio procedurale insanabile: l'Ente ha depositato la copia cartacea della relata di notifica telematica senza la necessaria attestazione di conformità all'originale digitale. Poiché la lavoratrice è rimasta intimata senza costituirsi, il giudice non ha potuto verificare la tempestività del ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione, confermando la vittoria della lavoratrice e la validità della sentenza d'appello a lei favorevole.
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Previdenza complementare: l’ente pubblico vince contro i dipendenti
Alcuni dipendenti pubblici, assunti tra il 2009 e il 2011 da un ente pubblico di ricerca, hanno richiesto l'attivazione di una polizza assicurativa integrativa stipulata dall'ente nel 1963. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo che la polizza avesse natura retributiva e costituisse un beneficio accessorio dello stipendio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente pubblico. La Corte ha stabilito che la polizza rientra nell'ambito della previdenza complementare e ha natura previdenziale, non retributiva. Di conseguenza, la sua applicazione non è più giustificata dopo la soppressione dei fondi integrativi avvenuta per legge nel 1999. La Cassazione ha quindi rigettato definitivamente la domanda dei lavoratori.
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Trattamento previdenziale integrativo: stop alle vecchie polizze
Un dipendente pubblico, assunto nel 2011, ha chiesto l'attivazione di una polizza assicurativa istituita dall'ente di ricerca nel 1963. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che tale polizza costituisce un trattamento previdenziale integrativo e non un beneficio retributivo. Di conseguenza, l'agevolazione non poteva essere applicata dopo la soppressione per legge dei fondi integrativi nel 1999. Anche ipotizzando una natura retributiva, la polizza sarebbe illegittima poiché non prevista dai contratti collettivi del pubblico impiego. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la domanda del lavoratore.
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Indennità ex fissa: se il fondo è vuoto l’ente non paga
Una giornalista ha richiesto all'ente previdenziale di categoria il pagamento della cosiddetta indennità ex fissa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda a causa della grave illiquidità del fondo dedicato, ritenendo il credito inesigibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che l'ente previdenziale agisce come mero gestore del fondo, il quale costituisce un patrimonio separato ed autonomo. Pertanto, in mancanza di risorse finanziarie all'interno del fondo stesso, l'ente non è tenuto a pagare la prestazione con il proprio patrimonio generale, rendendo l'indennità temporaneamente inesigibile.
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Previdenza complementare: fondo vuoto e indennità negata
Gli eredi di un giornalista hanno richiesto il pagamento dell'indennità integrativa gestita dall'Istituto di previdenza. L'ente si è opposto evidenziando la grave carenza di liquidità del fondo integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che il fondo di previdenza complementare costituisce un soggetto giuridico autonomo rispetto all'Istituto gestore. Poiché il fondo opera con il sistema a ripartizione ed è privo di risorse sufficienti, l'Istituto non è obbligato a pagare con i propri fondi personali. Di conseguenza, il credito degli eredi non è attualmente esigibile. Vince l'Istituto previdenziale, che non deve sborsare le somme richieste attingendo al proprio patrimonio.
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Opposizione all’esecuzione: la Cassazione nega la pausa estiva
Una società di recupero crediti ha avviato un pignoramento presso terzi ai danni di due debitori, colpendo un fondo previdenziale. I debitori hanno proposto opposizione all'esecuzione, sostenendo l'impignorabilità totale delle somme. I giudici di merito hanno invece dichiarato i beni pignorabili nel limite di un quinto. I debitori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Infatti, per l'opposizione all'esecuzione non si applica la sospensione feriale dei termini (il periodo di pausa estiva ad agosto). Di conseguenza, il termine di sessanta giorni per impugnare la sentenza, decorrente dalla notifica, era ampiamente scaduto, rendendo la decisione precedente definitiva.
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Giudicato esterno e IMU: i limiti della rendita
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del giudicato esterno in relazione a un avviso di accertamento IMU emesso contro un ente previdenziale. L'ente sosteneva che la rendita catastale fosse già stata definita da sentenze passate in giudicato. La Suprema Corte ha però stabilito che l'efficacia del giudicato esterno non è assoluta nelle imposte periodiche se mutano i presupposti di fatto, come la stipula di un nuovo contratto di locazione commerciale che altera il valore dell'immobile. È stata inoltre confermata la piena soggettività passiva dei fondi previdenziali ai fini tributari.
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Fondo di quiescenza: gestione contabile o reale?
La Corte di Cassazione ha confermato che la gestione di un fondo di quiescenza aziendale può essere di natura meramente contabile se il regolamento non impone investimenti reali. Gli ex dipendenti contestavano la mancata capitalizzazione delle somme, ma i giudici hanno stabilito che l'obbligo della banca si limita alla conservazione dell'integrità patrimoniale e alla diligente gestione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato per difetto di specificità e mancanza di prove circa l'obbligo di investimento effettivo.
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