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Art. 2112 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Uso aziendale e cessione: il bonus si mantiene?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, un beneficio economico derivante da un uso aziendale consolidato presso la società cedente deve continuare a essere erogato ai lavoratori trasferiti. L'obbligo cessa solo se l'azienda acquirente dimostra di applicare un proprio contratto collettivo aziendale che sostituisca integralmente quello precedente. In questo caso, le società acquirenti non hanno fornito tale prova, vedendo così respinto il loro ricorso e confermato il diritto dei lavoratori al premio feriale.
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Accordo sindacale: il dissenso lo rende inefficace
Un lavoratore ha contestato un nuovo accordo sindacale aziendale che, a seguito di una fusione, peggiorava le sue condizioni economiche. Essendo iscritto a un sindacato non firmatario, il lavoratore aveva espresso il proprio dissenso. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che un accordo sindacale peggiorativo non si applica al lavoratore dissenziente. La Corte ha inoltre escluso che l'intesa potesse qualificarsi come "accordo di prossimità", che le avrebbe conferito un'efficacia generalizzata.
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Contratto a tempo determinato: quando è nullo?
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto a tempo determinato in indeterminato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10094/2024, ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca subentrante. Il motivo? La causale indicata nel contratto era troppo generica e non specificava le reali esigenze che giustificavano un'assunzione a termine, ribadendo che la valutazione di tale specificità spetta al giudice di merito.
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Contratto a tempo determinato: quando la clausola è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato. La clausola che giustificava il termine era troppo generica, limitandosi a menzionare un generico "incremento di attività" post-fusione, senza specificare le reali e concrete esigenze aziendali. La lavoratrice era stata inoltre impiegata per mansioni diverse da quelle previste, a riprova della non veridicità della causale. Di conseguenza, l'azienda cessionaria del rapporto di lavoro è stata condannata alla riammissione in servizio della dipendente e al risarcimento del danno.
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Giudicato esterno: come blocca un nuovo processo
Una società ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un dipendente il diritto all'assunzione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione in base al principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già negato tale diritto. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri lavoratori relativi a un presunto trasferimento di ramo d'azienda, confermando che tale valutazione è una questione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Cambiamento esercente aeromobile: la Cassazione chiarisce
La richiesta di un pilota per il trasferimento automatico del suo contratto di lavoro a una nuova compagnia aerea è stata respinta. La Corte di Cassazione ha chiarito che la norma sul cambiamento esercente aeromobile (art. 917 cod.nav.) non si applica ai trasferimenti di grandi complessi aziendali, ma solo al cambio di operatore di un singolo e specifico velivolo, escludendo la prosecuzione automatica del rapporto di lavoro in questo contesto.
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Cessione ramo d’azienda: il lavoratore può opporsi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11816/2024, ha affrontato il caso di un direttore di supermercato che contestava la validità del suo trasferimento in seguito a una cessione di ramo d'azienda. Il lavoratore lamentava la violazione delle procedure di informazione sindacale e la mancanza di autonomia funzionale del punto vendita ceduto. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi chiave: primo, il diritto all'informazione e consultazione è una prerogativa delle organizzazioni sindacali, non del singolo lavoratore, la cui violazione non invalida l'atto di cessione. Secondo, l'autonomia del ramo ceduto sussiste anche se alcune funzioni, come la contabilità o la gestione del personale, erano centralizzate, purché il complesso dei beni trasferiti sia idoneo a proseguire l'attività economica.
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Trasferimento ramo azienda: i limiti dell’autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'operazione di trasferimento ramo azienda, rigettando il ricorso di alcuni lavoratori. Al centro della controversia vi era il requisito dell'autonomia funzionale di un punto vendita ceduto. La Corte ha stabilito che, per un valido trasferimento, è sufficiente un'autonomia organizzativa e gestionale che consenta all'unità di operare in modo indipendente, anche se coordinata con una sede centrale per aspetti come budget e strategie generali.
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Trasferimento dipendenti pubblici: la Cassazione decide
La Cassazione chiarisce le regole sul trasferimento dipendenti pubblici in seguito alla soppressione di un ente. L'ordinanza 12724/2024 stabilisce che si applica la legge speciale e non le norme generali, limitando il riconoscimento dell'anzianità pregressa ai soli aspetti economici già maturati. Confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine.
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Assunzione in società pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la violazione della regola del concorso pubblico per l'assunzione in società pubblica determina la nullità del contratto di lavoro. Di conseguenza, anche in presenza di un utilizzo abusivo di contratti a termine, non è possibile la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Questa decisione ribadisce la natura imperativa delle norme sul reclutamento nel settore pubblico allargato, finalizzate a garantire trasparenza e imparzialità.
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Trasferimento d’azienda: deroghe e tutele del lavoro
Una lavoratrice ha citato in giudizio una nuova compagnia aerea per non essere stata assunta dopo che questa aveva acquisito le attività del suo ex datore di lavoro insolvente. La lavoratrice ha invocato le norme sul trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che nelle procedure di insolvenza finalizzate alla liquidazione sono ammissibili deroghe alle norme di salvaguardia del posto di lavoro. La Corte ha inoltre accertato l'assenza di continuità aziendale tra le due società, requisito fondamentale per l'applicazione della tutela.
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Cessione contratto lavoro: serve il consenso?
Un gruppo di portieri si opponeva alla cessione del loro contratto di lavoro da un istituto finanziario a una sua controllata immobiliare, ritenendo necessario il proprio consenso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la **Cessione contratto di lavoro** era legittima perché disciplinata dall'art. 129 del CCNL di settore. Tale norma, richiamata nei contratti individuali, agisce come un'autorizzazione preventiva alla cessione, rendendo superfluo un consenso successivo da parte del lavoratore.
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Trasferimento di azienda: quando il cambio appalto non basta
La Cassazione conferma che in un cambio appalto, il passaggio dell'intero personale che svolge lo stesso servizio costituisce un trasferimento di azienda, garantendo la continuità del rapporto di lavoro. La corte ha rigettato il ricorso di una società cooperativa, sottolineando che in attività ad alta intensità di manodopera, il gruppo organizzato di lavoratori è l'elemento chiave dell'azienda.
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Cessione d’azienda: il nuovo datore risponde dei debiti
Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con una banca poi posta in liquidazione coatta amministrativa, ha chiesto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'azienda è stata ceduta a un'altra banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nelle cause pendenti e risponde degli esiti del giudizio, anche se il credito non era iscritto nello stato passivo della società cedente. La pendenza della causa al momento del trasferimento è decisiva per estendere la responsabilità al nuovo datore di lavoro.
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Termine breve impugnazione: la notifica e i rischi
Due ex dipendenti ricorrono in Cassazione contro il loro licenziamento, ma il ricorso è inammissibile. La Corte rileva la tardività dell'appello, notificato oltre il termine breve impugnazione, scattato con la notifica della sentenza da parte di un'altra parte processuale.
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Cessione ramo d’azienda: la tutela dei lavoratori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12297/2024, ha stabilito che nella cessione ramo d'azienda da un'impresa in amministrazione straordinaria, la tutela dei lavoratori ex art. 2112 c.c. prevale se l'operazione mira alla continuazione dell'attività e non alla liquidazione. Un accordo sindacale che esclude un dirigente dal trasferimento è stato ritenuto nullo, confermando il suo diritto alla riammissione in servizio e al risarcimento.
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Responsabilità solidale cessionaria: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale cessionaria per i crediti del lavoratore, prevista dall'art. 2112 c.c., non si applica se al momento del trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro non è giuridicamente valido. Nel caso esaminato, il rapporto del dipendente era solo 'di fatto', in quanto basato su una sentenza di reintegra poi riformata in appello. Pertanto, è onere del lavoratore dimostrare l'esistenza di un valido contratto di lavoro per poter invocare la tutela.
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Trasferimento d’azienda: il rapporto prosegue
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato prosegue con il nuovo datore. Un eventuale accordo di risoluzione consensuale o un nuovo contratto a termine sono nulli se violano l'art. 2112 c.c. Il ricorso dell'azienda cessionaria è stato dichiarato inammissibile perché basato su presupposti errati.
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Demansionamento: la responsabilità dopo cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12048/2024, ha chiarito la ripartizione di responsabilità in un caso di demansionamento continuato a seguito di una cessione di ramo d'azienda. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro cessionario è responsabile in solido per il danno da demansionamento iniziato dal cedente e proseguito senza interruzioni dopo il trasferimento dei lavoratori, confermando la condanna al risarcimento del danno. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la nuova formulazione dell'art. 2103 c.c. introdotta nel 2015, poiché il demansionamento era iniziato in epoca precedente.
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Società in house: no all’assunzione per ordine del giudice
La Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società in house per ordine del giudice. Questo divieto si applica anche quando vi è un passaggio di personale da un'altra azienda, poiché la natura pubblica della società in house impone il rispetto delle procedure di assunzione del pubblico impiego. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il passaggio di personale come cessione d'azienda e ordinato il subentro della società pubblica nel rapporto di lavoro.
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