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Art. 2112 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Insussistenza del fatto: reintegra se il motivo non c’è
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato sull'esternalizzazione di un servizio, a causa della manifesta insussistenza del fatto. Poiché il lavoratore licenziato non era mai stato addetto a tale servizio, la motivazione del licenziamento è stata ritenuta inesistente. Di conseguenza, è stata confermata la tutela reintegratoria, che obbliga il datore di lavoro a riammettere il dipendente nel suo posto.
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Fondo Garanzia INPS: esclusi i crediti rinunciati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30835/2024, ha stabilito che il Fondo Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare TFR e retribuzioni se i lavoratori, a seguito di un trasferimento d'azienda, hanno stipulato un accordo sindacale rinunciando a tali crediti nei confronti del nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che l'accordo sindacale non è opponibile all'INPS, il cui rapporto con il lavoratore è autonomo rispetto a quello di lavoro. La rinuncia volontaria a far valere i propri diritti contro un soggetto solvibile interrompe il nesso causale che giustifica l'intervento del fondo, la cui finalità è tutelare dall'insolvenza, non dalle scelte del lavoratore.
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Trasferimento d’azienda: i termini per riassumere
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di licenziamento e successivo trasferimento d'azienda. L'ordinanza chiarisce due punti cruciali: primo, il termine per riassumere un processo interrotto a causa del fallimento di una parte decorre dalla conoscenza legale dell'evento (come una dichiarazione in udienza), non da una conoscenza informale. Secondo, in un trasferimento d'azienda, la sentenza contro l'impresa cedente si estende a quella cessionaria, che subentra nel rapporto di lavoro, a patto che sia dimostrata la continuità gestionale.
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Diritto all’assunzione: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, sorta dalle ceneri di una precedente in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo sindacale che fissa i criteri per le nuove assunzioni, spetta al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti specifici per essere scelto. In assenza di tale prova, il diritto all'assunzione non può essere riconosciuto. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della disciplina sul trasferimento d'azienda, data la natura liquidatoria dell'operazione.
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Fondo Garanzia INPS: no al TFR se fallisce il cedente
Una lavoratrice, dopo una cessione d'azienda, ha richiesto l'intervento del Fondo Garanzia INPS per il TFR maturato con la società cedente, poi fallita. Un accordo sindacale aveva escluso la responsabilità della nuova azienda. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che il Fondo interviene solo se è insolvente il datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto. Poiché il lavoro proseguiva con la nuova azienda solvente, le condizioni per l'intervento del Fondo non erano soddisfatte, e l'accordo sindacale non è vincolante per l'INPS.
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Potere rappresentativo gruppo societario: la CIGS
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appartenenza a un gruppo societario non conferisce automaticamente alla capogruppo il potere rappresentativo per le società controllate. Per richiedere ammortizzatori sociali come la CIGS per conto di un'altra società del gruppo, è necessario un conferimento di poteri specifico, come una procura. Nel caso di specie, un accordo sindacale firmato solo dalla capogruppo non era sufficiente a vincolare una controllata, motivo per cui la Corte ha cassato la precedente sentenza e rinviato il caso per verificare l'esistenza di tale potere rappresentativo.
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Licenziamento non domino: tutele dopo la cessione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31551/2024, affronta il caso di una lavoratrice licenziata dalla società cedente dopo che il suo rapporto di lavoro era già stato trasferito per legge alla società cessionaria. La Corte stabilisce che tale licenziamento è giuridicamente inesistente ('tam quam non esset') e non semplicemente illegittimo. Di conseguenza, non si applicano le tutele specifiche previste dall'art. 18 L. 300/70, ma quelle del diritto comune: il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con la società cessionaria, che è l'unica obbligata a corrispondere le retribuzioni. La società cedente non può essere condannata ad alcun risarcimento.
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Surplus Orario: quando va pagato come straordinario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31352/2024, ha stabilito che il surplus orario accumulato dai lavoratori turnisti, se non compensato con riposi, deve essere retribuito come lavoro straordinario. Il caso riguardava dipendenti del settore sanitario che avevano lavorato ore in eccedenza rispetto all'orario settimanale. La Corte ha chiarito che la distinzione teorica tra surplus orario e straordinario svanisce quando l'eccedenza si consolida nel tempo, facendo sorgere il diritto alla retribuzione.
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Fondo di Garanzia TFR: no se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31338/2024, ha stabilito che l'intervento del Fondo di Garanzia TFR è escluso se, in caso di cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con la società acquirente. La Corte ha chiarito che uno dei presupposti indefettibili per l'accesso al fondo è la cessazione del rapporto di lavoro, che rende il TFR esigibile. Pertanto, l'eventuale accordo sindacale con cui il lavoratore rinuncia a chiedere il TFR maturato alla nuova azienda non è sufficiente a far scattare la tutela del Fondo, in quanto tale pattuizione privata non può modificare i requisiti di legge per l'intervento pubblico.
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Fondo Garanzia TFR e cessione d’azienda: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza 31064/2024, ha chiarito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto se, in caso di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società. La continuazione del rapporto esclude il requisito essenziale della cessazione, rendendo il TFR non esigibile e inibendo l'accesso al fondo, anche in presenza di accordi sindacali che liberino il cessionario dall'obbligo.
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Calcolo TFR reintegrazione: Guida alla sentenza
Un lavoratore, licenziato e successivamente reintegrato, ha richiesto il pagamento del TFR maturato nel periodo intermedio. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, stabilendo che il rapporto di lavoro si considera proseguito senza interruzioni. Di conseguenza, le retribuzioni corrisposte a seguito della reintegrazione rientrano a pieno titolo nella base di calcolo del TFR. La Corte ha inoltre affermato la responsabilità solidale della società acquirente in caso di cessione d'azienda per i debiti maturati.
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Licenziamento cambio appalto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35123/2024, ha stabilito che il licenziamento per cambio appalto non è automaticamente legittimo. La semplice perdita di un contratto non costituisce di per sé un giustificato motivo oggettivo. L'azienda ha il preciso dovere di dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre posizioni (obbligo di repêchage). La Corte ha inoltre chiarito che il lavoratore non è obbligato ad accettare un'offerta di assunzione da parte della nuova azienda subentrante nell'appalto.
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Licenziamento collettivo: limiti alla scelta dei lavoratori
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui il datore di lavoro aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo al reparto soppresso, senza considerare altri dipendenti con professionalità equivalenti. La sentenza ribadisce che tale limitazione è giustificata solo da oggettive esigenze tecnico-produttive, altrimenti la scelta deve estendersi a tutti i lavoratori con profili fungibili per garantire correttezza e buona fede nell'applicazione dei criteri di selezione.
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Trasferimento d’azienda: retribuzione e contratti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che si erano opposti alla cessazione di un emolumento retributivo, definito "superminimo non assorbibile", a seguito di un trasferimento d'azienda. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione, si applica il contratto collettivo dell'azienda cessionaria, anche se meno favorevole. La tutela prevista dalla normativa, anche europea, mira a evitare un peggioramento delle condizioni lavorative al momento del trasferimento, ma non impedisce successive modifiche derivanti dall'applicazione di nuovi accordi collettivi.
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Trasferimento d’azienda: la retribuzione è salva?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34555/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda, la tutela della retribuzione dei lavoratori non è assoluta e illimitata nel tempo. I trattamenti migliorativi, come un superminimo, derivanti da un accordo collettivo del cedente possono essere legittimamente eliminati a seguito della disdetta di tale accordo, senza violare l'art. 2112 c.c. o le direttive UE, a condizione che le condizioni non vengano peggiorate al momento esatto del trasferimento.
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Fondo di garanzia: no al pagamento con cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia dell'INPS non è tenuto a corrispondere le ultime mensilità di retribuzione a un lavoratore il cui datore di lavoro originario sia fallito dopo aver ceduto l'azienda, se il rapporto di lavoro è proseguito con il nuovo acquirente. Anche in presenza di un accordo sindacale che escluda la responsabilità solidale dell'acquirente per i debiti pregressi, tale pattuizione privata non può estendere gli obblighi del Fondo, il cui intervento è previsto solo in caso di insolvenza del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto, non di un ex datore di lavoro.
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Fondo Garanzia TFR: Pagamento senza escussione cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33951/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda seguito dal fallimento del datore di lavoro cessionario, il lavoratore ha diritto all'intervento del Fondo Garanzia TFR per l'intero credito, compresa la quota maturata presso il cedente. La Corte ha rigettato la tesi dell'INPS, secondo cui l'obbligazione del Fondo sarebbe sussidiaria, affermando che il lavoratore non è tenuto ad agire preventivamente contro il cedente per ottenere il pagamento.
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Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia INPS a favore di alcuni lavoratori i cui crediti retributivi e TFR erano rimasti a carico della precedente azienda, poi fallita, a seguito di un affitto di ramo d'azienda. La decisione si fonda sul principio che il rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con la nuova società. Poiché la cessazione del rapporto di lavoro è un presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo, la richiesta dei lavoratori è stata respinta. Gli accordi tra le aziende non sono stati ritenuti opponibili all'INPS.
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Soppressione ente pubblico: il destino del Direttore
Un ex Direttore Generale di un ente pubblico ha contestato la risoluzione anticipata del suo contratto, avvenuta a seguito di una riforma che ha soppresso l'ente e ne ha creato uno nuovo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione era legittima, riconoscendo una 'impossibilità sopravvenuta della prestazione'. La sentenza chiarisce che la posizione del direttore generale, a differenza del resto del personale, non godeva di continuità automatica a causa della profonda riorganizzazione del ruolo apicale prevista dalla nuova legge sulla soppressione dell'ente pubblico. Il recesso, quindi, non era ingiustificato.
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Assegno ad personam: spetta nel pubblico impiego?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33349/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva il riconoscimento di un assegno ad personam per mantenere il suo precedente e più elevato stipendio dopo essere passata a un'altra amministrazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che le dimissioni volontarie dalla precedente posizione per accettare un nuovo impiego, vinto tramite concorso, interrompono la continuità del rapporto di lavoro, escludendo così il diritto a conservare il trattamento economico più favorevole.
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