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Art. 2112 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Cessione ramo d’azienda illegittima: paga la cedente
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, la società cedente è tenuta a pagare le differenze retributive ai lavoratori. Questo obbligo sussiste dal momento in cui i dipendenti mettono a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto hanno continuato a lavorare per la società cessionaria. La sentenza chiarisce che il pagamento ricevuto dalla cessionaria non estingue l'obbligazione retributiva della cedente, confermando un principio di duplicità dei rapporti di lavoro: uno di diritto con la cedente e uno di fatto con la cessionaria.
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Ente Pubblico Natura: no alla conversione del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29996/2023, ha stabilito che la qualificazione di un ente come pubblico preclude la conversione di un rapporto di lavoro a termine, anche se illegittimo, in un contratto a tempo indeterminato. A causa dell'ente pubblico natura dell'istituto in questione, la lavoratrice non ha diritto alla stabilizzazione ma solo al risarcimento del danno, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando la causa per la quantificazione del risarcimento.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29581/2023, chiarisce un punto cruciale sulla decadenza contratti a termine. In un caso di contratti di somministrazione succedutisi nel tempo e conclusi con un recesso anticipato, la Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'ultimo atto (il licenziamento) non è idonea a interrompere i termini di decadenza per i contratti precedenti. Ogni singolo contratto deve essere contestato entro il termine di 60 giorni, poiché costituisce un'entità autonoma. La sentenza di merito, che aveva considerato la contestazione del recesso come valida per l'intera serie contrattuale, è stata cassata con rinvio.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto revocatorio. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda in cui i lavoratori sostenevano che la Corte avesse erroneamente percepito le modalità del loro trasferimento. La Suprema Corte chiarisce che l'errore revocatorio deve consistere in una svista percettiva e non in un'errata valutazione dei fatti. Inoltre, l'errore deve essere stato decisivo per il giudizio, cosa che in questo caso è stata esclusa, poiché la decisione originale si fondava su una diversa e autonoma ragione giuridica (ratio decidendi), ovvero l'inammissibilità del ricorso originario che mirava a un riesame del merito.
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Incentivo economico mobilità: quando è illegittimo?
Una dipendente pubblica accetta il trasferimento presso una provincia di nuova istituzione, attratta da un incentivo economico mobilità previsto da un accordo sindacale. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di tale incentivo, poiché non conforme e superiore ai limiti stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), rigettando anche la richiesta di risarcimento danni per responsabilità precontrattuale.
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Incentivo economico personale pubblico: i limiti
Una dipendente pubblica, trasferita a seguito della creazione di una nuova Provincia, si è vista negare un incentivo economico previsto da un accordo sindacale locale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo la nullità della clausola. La sentenza chiarisce che la contrattazione decentrata non può introdurre trattamenti economici per il personale pubblico non previsti dal contratto collettivo nazionale, ribadendo la rigida gerarchia delle fonti nel pubblico impiego.
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Trasferimento di azienda: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28183/2023, ha stabilito che la successione in un appalto di servizi non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Se l'impresa subentrante non acquisisce un complesso di beni organizzati e di non trascurabile entità dalla precedente, ma li reperisce autonomamente sul mercato (come nel caso di ambulanze tramite leasing), viene a mancare l'elemento della continuità aziendale. Di conseguenza, il lavoratore licenziato dall'appaltatore uscente non ha diritto al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere
Una lavoratrice ha fatto causa a due società per differenze retributive. La Corte d'Appello aveva limitato il suo diritto applicando la prescrizione quinquennale durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a causa della ridotta stabilità introdotta dalla Riforma Fornero, la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Assegno ad personam: quali voci nel calcolo?
Un gruppo di dipendenti, trasferiti da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha contestato il calcolo del proprio assegno ad personam, chiedendo l'inclusione di varie voci retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che, in base alla normativa speciale applicabile, solo le componenti fisse e continuative della retribuzione concorrono a formare l'assegno, escludendo premi di produttività, contributi previdenziali e fringe benefit.
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Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
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Agevolazioni contributive: no in caso di continuità
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alle agevolazioni contributive a un'azienda che aveva assunto lavoratori da liste di mobilità. La Corte ha riscontrato una sostanziale continuità aziendale con il precedente datore di lavoro, escludendo che si trattasse di un reale incremento occupazionale e configurando l'operazione come un trasferimento di ramo d'azienda. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Prova continuità lavoro: la Cassazione decide
Un lavoratore ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava la continuità del suo rapporto di lavoro, svoltosi tramite contratti a termine intermittenti. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che la prova della continuità del lavoro spetta al lavoratore e che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sulla valutazione delle prove testimoniali, specialmente in presenza di una decisione "doppia conforme" dei tribunali inferiori.
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Fondo Garanzia TFR: no pagamento in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato presso un'azienda cedente, poi fallita, se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con l'azienda acquirente. La decisione chiarisce che il credito per il TFR non è ancora esigibile e che gli accordi privati di esclusione della solidarietà tra le aziende non vincolano l'INPS. Il caso riguardava un lavoratore che, dopo il trasferimento d'azienda e il successivo fallimento del datore originario, aveva richiesto l'intervento del Fondo.
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Fondo Garanzia TFR: l’INPS paga in cessione d’azienda?
Un lavoratore, il cui impiego è proseguito con una nuova società dopo una cessione d'azienda, ha richiesto il pagamento del suo TFR al Fondo Garanzia TFR a seguito del fallimento dell'originario datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'intervento del Fondo è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e all'insolvenza del datore di lavoro debitore in quel preciso momento. Poiché il rapporto di lavoro è continuato con la società acquirente, il TFR non era ancora esigibile e mancavano i presupposti per l'intervento del Fondo.
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Fondo di garanzia INPS: limiti in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1276/2026, ha stabilito i limiti di intervento del Fondo di garanzia INPS per le quote di TFR non versate alla previdenza complementare. Nel caso di una cessione d'azienda in cui il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore, il Fondo non è tenuto a intervenire. La responsabilità per i debiti del precedente datore insolvente ricade sul nuovo datore di lavoro, in virtù del principio di solidarietà previsto dall'art. 2112 c.c. La Corte ha chiarito che l'esigibilità del credito, presupposto per l'attivazione del Fondo, si verifica solo con la cessazione del rapporto di lavoro, evento non accaduto nella fattispecie.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non paga? Il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare TFR e retribuzioni arretrate se, dopo un trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che gli accordi privati tra le aziende, che escludono la responsabilità solidale del nuovo datore, non sono opponibili all'INPS. Il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero l'insolvenza del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto, non sussiste se il rapporto continua, vanificando la richiesta del lavoratore.
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Inquadramento superiore: quando non è un diritto?
Un lavoratore, a seguito di una fusione aziendale, ha richiesto un inquadramento superiore e il pagamento di incentivi annuali. La sua domanda era basata sulle mansioni svolte, ritenute riconducibili a un livello contrattuale più elevato (B anziché C). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le mansioni del lavoratore, sebbene tecniche, non includevano l'autonomia decisionale e le competenze specialistiche distintive del livello superiore richiesto. Anche la richiesta per gli incentivi è stata respinta, poiché il lavoratore non ha provato il raggiungimento degli obiettivi aziendali necessari per la loro erogazione.
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Fondo di Garanzia TFR: quando interviene l’INPS?
Un'ordinanza della Cassazione analizza un caso sul Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello aveva negato l'intervento del fondo perché, a seguito di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro era continuato. Il giudizio in Cassazione si è estinto per rinuncia della ricorrente, lasciando irrisolta nel merito la questione principale ma confermando la decisione di secondo grado.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non interviene?
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario, il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro, non si era verificato. Di conseguenza, la responsabilità per il TFR e le retribuzioni maturate si trasferisce sul nuovo datore di lavoro, rendendo inefficaci nei confronti dell'INPS eventuali accordi di deroga alla responsabilità solidale.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e stipendi arretrati se, a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, l'azienda viene ceduta e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo acquirente. La Corte ha chiarito che la tutela del Fondo presuppone la cessazione del rapporto di lavoro e l'insolvenza del datore di lavoro al momento di tale cessazione, condizioni assenti in questo caso.
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