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Art. 208 Codice Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 208 Codice Penale

Competenza territoriale sorveglianza: il caso decisivo
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga di una misura di sicurezza, rigettando il ricorso di un condannato che contestava la competenza territoriale del Tribunale di sorveglianza. La sentenza stabilisce che la competenza territoriale sorveglianza per un soggetto non detenuto si radica nel luogo di residenza o domicilio effettivo al momento dell'instaurazione del procedimento di riesame della pericolosità, non nel luogo dove la misura è originariamente iniziata. La Corte ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale di Reggio Calabria, poiché l'interessato risiedeva nella sua circoscrizione quando è stato avviato il procedimento.
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Pericolosità sociale: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha confermato la misura di sicurezza della libertà vigilata, ritenendo ancora attuale la sua pericolosità sociale. Secondo i giudici, la gravità dei reati commessi, i legami mai recisi con il clan di appartenenza e una lunga storia criminale prevalgono sul tempo trascorso e sul corretto comportamento tenuto durante l'espiazione della pena.
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Pericolosità sociale: valutazione e misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava la libertà vigilata a un uomo condannato per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e completa, considerando non solo i reati passati, ma anche il comportamento post-detenzione e gli effetti risocializzanti della pena. Un'analisi fondata solo sul passato criminale è ritenuta incompleta.
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Pericolosità sociale: valutazione attuale e concreta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che prorogava una misura di sicurezza, stabilendo che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale, concreta e non basata su presunzioni o elementi del passato. Il giudizio del Tribunale di Sorveglianza è stato ritenuto illogico per aver ignorato i progressi del condannato e aver fondato la decisione su una condanna per fatti molto risalenti nel tempo.
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Misure di sicurezza: il giudice deve sempre indagare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava le misure di sicurezza per un detenuto, stabilendo che il giudice ha il dovere di compiere sempre un'indagine approfondita e attuale sulla pericolosità sociale del soggetto, anche d'ufficio. La Corte ha chiarito che il principio del doppio grado di giudizio non può essere usato come pretesto per evitare l'acquisizione di nuove prove in appello, ribadendo che la valutazione sulla persistenza della pericolosità deve essere concreta e non basata su mere presunzioni o carenze informative.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro la valutazione della sua pericolosità sociale. La Corte sottolinea che la buona condotta in carcere non è sufficiente se il ricorso ignora fatti cruciali più recenti, come un arresto per un altro reato avvenuto poco prima dell'inizio della detenzione, che dimostrano la persistenza di legami con ambienti criminali.
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Ricorso per saltum: errore nella conversione dell’appello
Un soggetto in libertà vigilata ha contestato il diniego di un'autorizzazione al lavoro. Il Magistrato di Sorveglianza ha erroneamente convertito il reclamo in un ricorso per saltum diretto alla Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la decisione, chiarendo che per le misure di sicurezza il rimedio corretto è l'appello al Tribunale di Sorveglianza, non il ricorso per saltum, e ha rinviato gli atti all'organo competente.
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