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Art. 208 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 208 Codice Penale

Misura di sicurezza dell’espulsione: povertà e rischio di reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, che confermava la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La difesa lamentava la mancata valutazione del comportamento della donna dopo la scarcerazione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione basandosi sulla precarietà economica e sociale della ricorrente, elementi che indicano un concreto rischio di recidiva. Di conseguenza, la misura di sicurezza dell'espulsione rimane attiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Proroga Misura di Sicurezza: Violazioni e Finta Redenzione
Un uomo, già dichiarato delinquente abituale e sottoposto a libertà vigilata, si vede estendere la misura a causa della sua persistente pericolosità sociale. Le sue violazioni includono il mancato rispetto degli obblighi di presentazione, controlli insufficienti per la dipendenza da alcol e l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che la **proroga della misura di sicurezza** è legittima. La decisione si basa su una valutazione concreta della condotta del soggetto, che ha dimostrato totale disinteresse per il percorso rieducativo. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale non era cessata, rendendo inevitabile la proroga.
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Mafia: Pericolosità Sociale Attuale anche senza nuovi reati
Un uomo, condannato in passato per associazione mafiosa, si oppone alla misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. Sostiene che la sua pericolosità sociale non sia più attuale, dato il lungo periodo di detenzione senza aver commesso nuovi reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione della pericolosità sociale attuale non può basarsi solo sull'assenza di nuove condotte criminali. I giudici devono considerare un quadro più ampio, che include il comportamento tenuto in carcere, la mancanza di pentimento e la persistente operatività del clan di appartenenza. Di conseguenza, la misura di sicurezza è stata confermata.
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Espulsione dello straniero e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di espulsione dello straniero condannato per traffico di ingenti quantità di eroina. Nonostante il ricorrente avesse invocato la pendenza di una domanda di protezione sussidiaria e l'esistenza di un legame matrimoniale, i giudici hanno ritenuto prevalente l'elevata pericolosità sociale. Tale giudizio si fonda sulla gravità del reato, sui precedenti specifici e sulla mancanza di un reale inserimento lavorativo e sociale nel territorio italiano. La Corte ha ribadito che l'espulsione dello straniero richiede un bilanciamento tra sicurezza pubblica e vita familiare, che nel caso di specie è risultato sfavorevole al condannato.
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Pericolosità sociale e proroga misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso a causa dei suoi legami con la criminalità organizzata. Nonostante alcuni elementi positivi emersi durante l'osservazione in carcere, come la dedizione al lavoro e l'assenza di condotte prevaricatrici, la pericolosità sociale è stata considerata persistente. La decisione si fonda sulla mancata presa di distanza dal sodalizio mafioso e sulla permanenza di una rete parentale attiva nel crimine. La Corte ha ribadito che la valutazione della pericolosità deve essere globale e basata su elementi concreti, escludendo ogni automatismo derivante dalla sola condanna passata.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga di una misura di sicurezza basata su una valutazione attuale della pericolosità sociale dell'individuo. La decisione si fondava non solo su una vecchia condanna per omicidio, ma anche sulla caratura criminale complessiva del soggetto e sui pareri delle autorità inquirenti. La Corte ha inoltre stabilito che la detenzione in custodia cautelare per un altro reato, con condanna non ancora definitiva, non osta alla proroga della misura di sicurezza.
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