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Art. 2 Codice della Strada — Anno 2023

Altri anni per Art. 2 Codice della Strada

Multa autovelox senza banchina: la Cassazione annulla i verbali
Il Conducente e il Proprietario di un veicolo hanno impugnato tre verbali per eccesso di velocità rilevati tramite autovelox. Il Tribunale ha confermato l'annullamento delle sanzioni poiché la strada non presentava una banchina idonea a garantire la sosta di emergenza dei veicoli e il transito sicuro dei pedoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Pubblica Amministrazione, stabilendo che la presenza di una banchina con dimensioni adeguate è un requisito strutturale fondamentale per qualificare la strada come extraurbana secondaria o di scorrimento. Di conseguenza, l'installazione dell'autovelox per la contestazione differita è stata ritenuta illegittima. La decisione conferma l'annullamento della multa autovelox senza banchina idonea.
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Guida in stato di ebbrezza: schianto e condanna, no tenuità del fatto
Un automobilista, dopo aver provocato un incidente stradale a causa dell'elevato tasso alcolemico, si è visto negare l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La sua auto, a causa dell'alta velocità, si era capovolta finendo contro un'abitazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio chiaro: la condotta di guida gravemente pericolosa, l'elevato livello di alcol e il danno concreto a terzi sono elementi che impediscono di considerare il reato di lieve entità. La richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto è stata quindi respinta perché incompatibile con la gravità della situazione creata.
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Guida in stato di ebbrezza: auto in cunetta, condanna confermata
Un automobilista viene condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dopo essere uscito di strada e finito in una cunetta nella corsia opposta. Il suo tasso alcolemico era quasi quattro volte superiore al limite. La difesa contesta la validità dell'alcoltest e attribuisce l'incidente a una buca, chiedendo l'assoluzione o la non punibilità per la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, ritenendo la condotta molto grave a causa dell'elevato tasso alcolemico e del pericolo concreto creato. La condanna è quindi definitiva e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Errore sul calcolo Covid: appello valido, reato prescritto
La Corte di Cassazione interviene sul tema della sospensione termini processuali Covid, annullando la decisione di una Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile, perché tardivo, il ricorso di un automobilista. La Suprema Corte chiarisce il corretto metodo di calcolo dei termini, considerando l'appello tempestivo. Tuttavia, a causa del tempo trascorso durante i vari gradi di giudizio, il reato originario di guida in stato di ebbrezza è stato dichiarato estinto per prescrizione. Di conseguenza, la condanna penale è stata definitivamente annullata, pur rimanendo possibili sanzioni amministrative.
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Consenso prelievo ematico: firma sul verbale basta, condanna ok
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il suo consenso al prelievo ematico non fosse valido. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la firma apposta sul verbale delle forze dell'ordine è sufficiente a dimostrare un valido consenso al prelievo ematico, a meno che non ci siano prove evidenti di un'incapacità di comprendere l'atto. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'automobilista di pagare le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle Ammende.
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Guida in ebbrezza e incidente: aggravante anche senza nesso causale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza, respingendo il suo ricorso. Il conducente, dopo aver bevuto, aveva tamponato due veicoli fermi in coda, causando danni e lesioni. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sull'aggravante sinistro stradale guida in stato di ebbrezza: non è necessario dimostrare un nesso di causalità diretto tra l'ubriachezza e l'incidente. È sufficiente un semplice collegamento materiale. La condizione di alterazione psicofisica, che riduce i riflessi, è di per sé abbastanza per giustificare la pena più severa. I giudici hanno anche negato l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', a causa dei danni provocati.
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Guida in stato di ebbrezza: niente tenuità del fatto con incidente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico molto elevato (1,86 g/l) che aveva anche causato un incidente. L'imputato aveva chiesto l'assoluzione per 'particolare tenuità del fatto', ma la Corte ha respinto la richiesta. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la particolare tenuità del fatto per guida in stato di ebbrezza non è applicabile quando la condotta è aggravata da un tasso alcolico così alto e, soprattutto, dalla provocazione di un sinistro stradale. Questi elementi, infatti, indicano una gravità del comportamento incompatibile con il beneficio di legge.
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Mancato avviso al difensore: condanna valida con la sola parola
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha contestato la validità dell'alcoltest per due motivi: il mancato avviso al difensore non era riportato sul verbale e l'etilometro poteva essere difettoso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale. La prova del corretto avviso al conducente sulla facoltà di farsi assistere da un legale può essere fornita anche solo con la testimonianza dell'agente operante, se il giudice la ritiene credibile e precisa. Inoltre, il buon funzionamento dell'apparecchio era attestato dal suo libretto di manutenzione. La condanna è stata quindi confermata, dimostrando che la parola dell'agente può integrare una lacuna formale del verbale.
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Guida in stato di ebbrezza: appello generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza, aggravata dall'aver causato un incidente. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano generici e non criticavano in modo specifico la sentenza precedente. La Corte ha ribadito un principio importante: il diniego delle attenuanti generiche non necessita di una motivazione complessa quando la pena scelta dal giudice è già superiore al minimo previsto dalla legge. In questo caso, le attenuanti diventano solo un elemento di calcolo. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'automobilista di pagare le spese processuali e una multa.
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Autovelox: quando le spese legali sono compensate
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della compensazione delle spese legali in una controversia relativa a una sanzione per eccesso di velocità rilevata tramite Autovelox. Sebbene il verbale sia stato annullato per l'inidoneità strutturale della strada, il giudice di merito ha ravvisato gravi ed eccezionali ragioni nella sussistenza di un contrasto giurisprudenziale dell'epoca circa il potere del giudice di sindacare la classificazione stradale operata dal Prefetto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale del conducente e dichiarato inammissibile per tardività quello incidentale dell'amministrazione.
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Banchina stradale: quando la multa autovelox è nulla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente comunale confermando l'annullamento di tre verbali per eccesso di velocità. Il cuore della controversia riguarda la banchina stradale: la rilevazione automatica tramite autovelox, senza contestazione immediata, è legittima solo se il tratto stradale possiede i requisiti strutturali previsti dalla legge. Nel caso di specie, lo spazio adiacente alla carreggiata era troppo stretto per consentire la sosta di emergenza e includeva elementi non computabili come fossati e scarpate. La mancanza di una banchina stradale idonea rende dunque illegittima la sanzione elevata a distanza.
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Autovelox: banchina stretta annulla la multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro l'annullamento di una multa per eccesso di velocità. Il cuore della controversia riguarda l'installazione di un Autovelox su una strada priva dei requisiti minimi per essere definita urbana di scorrimento. In particolare, la banchina laterale è risultata troppo stretta per consentire la sosta di emergenza o il transito pedonale. La decisione conferma che, senza una banchina idonea, il rilevamento automatico della velocità a distanza è illegittimo.
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Strada uso pubblico: quando si applica il C.d.S.?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una multa per violazione del Codice della Strada è legittima anche su un'area di proprietà privata, se questa è di fatto una strada uso pubblico. Nel caso specifico, un cittadino aveva impugnato una sanzione per sosta in area di intersezione, sostenendo la natura privata della strada. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che la destinazione all'uso indiscriminato da parte della collettività prevale sul titolo di proprietà. La prova dell'uso pubblico è stata desunta dall'inserimento della via negli elenchi comunali e dall'esecuzione di lavori di manutenzione pubblica.
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Termine ordinanza ingiunzione: i 210 giorni del Prefetto
Un automobilista contesta una multa per eccesso di velocità, sostenendo che l'ordinanza prefettizia sia tardiva. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che il termine per l'ordinanza ingiunzione, in caso di ricorso diretto al Prefetto, è di 210 giorni. L'invio di una copia del ricorso all'organo accertatore non modifica tale tempistica. I motivi sulla non idoneità della strada per l'autovelox sono stati dichiarati inammissibili perché non sollevati correttamente nei precedenti gradi di giudizio.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame del fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il ricorso in Cassazione contestava la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ribadisce che non può riesaminare i fatti o la credibilità dei testimoni, compiti esclusivi dei giudici di merito.
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