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Art. 2 Codice della Strada — Anno 2022

Altri anni per Art. 2 Codice della Strada

Multa autovelox banchina: perche il verbale e illegittimo
Un automobilista riceve una sanzione per eccesso di velocita rilevata da un dispositivo automatico. L automobilista impugna il verbale sostenendo che la strada e priva di una banchina idonea alla sosta di emergenza. Il Tribunale annulla la sanzione e l Ente Locale propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte conferma l illegittimita del verbale: se la strada e priva di una banchina con dimensioni sufficienti a garantire la sosta o il passaggio pedonale, il Prefetto non puo autorizzare l autovelox fisso senza contestazione immediata. Il giudizio si conclude con la conferma dell annullamento multa autovelox banchina.
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Particolare tenuità del fatto: la guida in stato di ebbrezza
Un automobilista subisce una condanna per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale. La Corte di Appello nega l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto richiamando in modo generico la gravità del pericolo e i precedenti penali. L'imputato presenta ricorso in Cassazione denunciando la violazione di legge. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che i generici precedenti penali non bloccano l'esimente, salvo reati della stessa indole o abitualità. I giudici annullano la sentenza con rinvio per una nuova e corretta valutazione.
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Sospensione Patente e Lavoro di Pubblica Utilità: La Cassazione Chiarisce
Un Lavoratore, condannato per reati stradali, aveva ottenuto la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità. Il Tribunale, però, non aveva disposto la sospensione della patente di guida, una sanzione amministrativa accessoria. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione della patente deve essere sospesa per tutta la durata del lavoro di pubblica utilità. Questo garantisce che il Lavoratore possa effettivamente svolgere la pena alternativa senza che la sanzione accessoria ne vanifichi gli effetti. La sentenza annulla la decisione del Tribunale, disponendo la sospensione patente e lavoro di pubblica utilità.
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Autovelox su strada urbana: multa nulla senza banchina
Un automobilista riceveva una multa per eccesso di velocità rilevata tramite un autovelox fisso posizionato dal Comune su un viale cittadino. L'automobilista proponeva opposizione, sostenendo che la strada non avesse i requisiti strutturali di strada urbana di scorrimento necessari per installare un dispositivo automatico senza contestazione immediata. In particolare, mancava una banchina di dimensioni idonee sul lato destro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando l'annullamento del verbale. La Corte ha stabilito che l'installazione di un autovelox su strada urbana richiede la presenza reale e funzionale di tutti gli elementi strutturali minimi previsti dalla legge, inclusa una banchina idonea a garantire manovre di emergenza. Senza questi requisiti, la multa è nulla.
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Multa per autovelox: banchina assente, sanzione annullata
Un automobilista ha impugnato un verbale di contestazione per eccesso di velocità rilevato tramite dispositivo automatico. Il Tribunale ha annullato la sanzione poiché la strada in questione era priva di una banchina laterale idonea per tutta la sua lunghezza, elemento necessario per qualificare la via come strada extraurbana secondaria e consentire l'uso del dispositivo a distanza. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione per contestare tale decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la multa per autovelox è nulla se la strada non possiede una banchina laterale continua. L'Ente Pubblico perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Canone di concessione stradale: la Cassazione frena l’Anas
Una società proprietaria di un distributore di carburante si è opposta alla richiesta dell'ente gestore delle strade statali per il pagamento del canone di concessione stradale relativo a un accesso stradale. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ente stradale, ritenendolo proprietario della strada. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso della società. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per i tratti di strade statali che attraversano i centri abitati, la legge riserva espressamente ai Comuni l'incasso dei canoni per concessioni e accessi, indipendentemente dal fatto che la proprietà della strada sia rimasta in capo all'ente statale. Di conseguenza, l'ente stradale non ha il diritto di richiedere tale pagamento, spettando la relativa legittimazione esclusivamente al Comune competente per territorio.
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