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Art. 1954 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1954 Codice Civile

Diritto di regresso fideiussore e clausole limitative
Un fideiussore, dopo aver pagato il debito di una società garantita e ottenuto un patto di non aggressione dal creditore, ha agito in regresso contro un altro co-fideiussore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava tale diritto, basandosi su una clausola contrattuale specifica. Tale clausola subordinava l'esercizio del diritto di regresso del fideiussore all'estinzione completa di ogni ragione di credito della banca verso il debitore principale. Poiché il debito non era integralmente estinto, la condizione non si era avverata, rendendo il ricorso inammissibile.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo di autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso tra co-fideiussori. La controversia riguardava il diritto di regresso di due garanti, che avevano saldato l'intero debito, verso un terzo garante che aveva stipulato una transazione separata con la banca. La Suprema Corte non è entrata nel merito della questione, ma ha respinto l'appello per una ragione puramente procedurale: la violazione del principio di autosufficienza del ricorso. I ricorrenti non avevano adeguatamente riportato o localizzato nel loro atto gli elementi e i documenti cruciali per la decisione, impedendo alla Corte di valutare le loro censure.
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Regresso fideiussore: valido con pagamento indiretto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6532/2024, ha stabilito che il diritto di regresso del fideiussore sorge anche quando il pagamento del debito avviene in modo indiretto, ovvero tramite versamento della somma sul conto corrente del debitore principale, purché tale somma sia stata poi utilizzata per estinguere l'obbligazione garantita. La Corte ha chiarito che ciò che conta è l'effettiva estinzione del debito per fatto e con patrimonio del garante, a prescindere dalla modalità diretta o indiretta del pagamento.
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Fideiussioni Plurime: no al regresso tra garanti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3687/2024, ha stabilito che in presenza di fideiussioni plurime, ovvero garanzie autonome e distinte prestate da più soggetti per lo stesso debito, il garante che paga l'intero importo non ha diritto di regresso nei confronti degli altri. A differenza della co-fideiussione, che presuppone un'unica obbligazione di garanzia, le fideiussioni plurime danno al garante adempiente solo la possibilità di surrogarsi nei diritti del creditore.
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Inadempimento transazione: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento transazione. Un accordo prevedeva la liberazione di alcuni garanti da fideiussioni bancarie, ma la parte obbligata non ha adempiuto. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno, calcolato come la differenza tra quanto i garanti hanno dovuto pagare a causa dell'inadempimento e quanto avrebbero versato se l'accordo fosse stato rispettato. Rigettati i motivi di ricorso basati su presunti errori procedurali e sull'errata quantificazione del danno.
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Credito di natura pubblica: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34674/2024, ha confermato che il credito di natura pubblica, vantato da un ente gestore di fondi statali dopo aver onorato una garanzia su un finanziamento a un'impresa, può essere riscosso tramite cartella esattoriale. Dei garanti si erano opposti a tale procedura, sostenendo la natura privatistica del debito originario. La Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la surrogazione dell'ente pubblico nel diritto della banca trasforma la natura del credito, finalizzandolo al ripristino di risorse pubbliche e legittimando l'uso degli strumenti di riscossione coattiva.
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