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Art. 1917 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1917 Codice Civile

Rimborso Spese Legali Assicurazione: Clausola Nulla Se Limita Scelta
Un Professionista, incaricato di un progetto, ha chiesto il pagamento del suo compenso. L'Azienda committente ha contestato vizi progettuali, chiedendo un risarcimento e riducendo il compenso. Il Professionista ha chiamato in causa la sua Assicurazione. Il Tribunale ha condannato il Professionista a risarcire l'Azienda e l'Assicurazione a indennizzare il Professionista. La Corte d'Appello ha negato il rimborso spese legali assicurazione (spese di resistenza) al Professionista, a causa di una clausola che escludeva il rimborso per avvocati non designati dall'Assicurazione. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che tale clausola è nulla perché deroga in modo sfavorevole all'Art. 1917 c.c., che garantisce il rimborso delle spese di resistenza. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Assicurazione Responsabilità Civile Amministratori: Illeciti Esclusi
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dell'Assicurazione Responsabilità Civile Amministratori. Alcuni ex amministratori di un'azienda pubblica erano stati condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale, avendo creato una società inutile e percepito compensi illeciti. Hanno chiesto all'assicuratore di coprire sia il danno che la restituzione dei compensi. La Cassazione ha stabilito che l'Assicurazione Responsabilità Civile Amministratori non copre l'obbligo di restituire compensi illeciti. Questo perché la restituzione di un profitto illegittimo non è un danno risarcibile, ma la rimozione di un arricchimento ingiustificato. Il principio indennitario dell'assicurazione esclude la copertura per la perdita di guadagni illeciti.
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Sindaco assolto: diritto al rimborso spese legali amministratori pubblici
Un ex Sindaco, assolto in un giudizio di responsabilità contabile, ha chiesto al Comune il rimborso delle spese legali. Il Comune ha negato il rimborso integrale, sostenendo che spettasse solo ai dipendenti, e ha chiamato in causa la propria assicurazione per la manleva. La Corte d'Appello ha respinto sia la richiesta di rimborso integrale sia la manleva. La Cassazione ha accolto il ricorso del Sindaco. Ha stabilito che il diritto al rimborso spese legali amministratori pubblici, se assolti, è legittimo e che la congruità della parcella deve essere verificata. Ha inoltre ordinato di riesaminare la polizza assicurativa per la copertura della tutela legale.
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Avvocato condannato per firme false: la responsabilità professionale
Un'Assistita ha citato in giudizio un Avvocato per danni, sostenendo che questi aveva avviato procedure civili contro di lei usando procure con firme false. L'Avvocato aveva anche patteggiato una pena per falsificazione. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità professionale avvocato, condannandolo al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali e rigettando la sua richiesta di manleva all'assicurazione, poiché l'atto doloso esclude la copertura. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente queste decisioni, ribadendo che l'assicurazione non copre i danni derivanti da fatti intenzionali e che il patteggiamento può essere un forte indizio.
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Azione surrogatoria ed eredi inerti: la tutela del creditore
Un professionista vanta un credito milionario per prestazioni tecniche svolte a favore di un cliente deceduto. Gli eredi accettano l'eredità con beneficio di inventario, ma omettono di richiedere la manleva alle corrette compagnie assicurative del defunto, chiamando in causa compagnie errate fuori termine. Il professionista agisce con azione surrogatoria contro le assicurazioni per riscuotere l'indennizzo. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo incompatibile l'azione con il beneficio d'inventario e ravvisando un'attività degli eredi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista: l'accettazione beneficiata non preclude la surroga e l'iniziativa errata o tardiva equivale a trascuratezza patrimoniale. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Rimborso spese legali assicurazione: paghi prima o dopo?
Una persona assicurata ha avuto un incidente stradale con esito fatale per l'altro conducente. Dopo due gradi di giudizio, la sua responsabilità è stata fissata al 60%. Ha poi chiesto alla sua compagnia di assicurazione il **rimborso spese legali assicurazione** sostenute per difendersi. La sua tesi era che l'assicuratore dovesse "tenere indenne" anche senza prova dell'effettivo pagamento delle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'obbligo di rimborso delle spese legali da parte dell'assicuratore sorge solo se l'assicurato ha *effettivamente sostenuto* tali spese, cioè le ha pagate. L'espressione "tenere indenne" non implica un obbligo di anticipazione.
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Revocazione per errore di fatto: quando la Cassazione riapre un caso
Un'Azienda di autotrasporti ha causato danni a terzi con un veicolo in un'area privata. Ha risarcito i danneggiati e ha chiesto il rimborso alla sua Compagnia Assicurativa. I primi due gradi di giudizio hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione, con una precedente sentenza, aveva rinviato la causa per accertare la copertura assicurativa per danni in aree private. Successivamente, un'ordinanza della Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, ritenendo che non avesse prodotto le condizioni contrattuali e che tale statuizione non fosse stata impugnata. L'Azienda ha chiesto la revocazione per errore di fatto di quest'ultima ordinanza, sostenendo che l'esistenza del contratto era incontestata e che l'onere di provare le clausole di esclusione spettava all'assicuratore. La Cassazione ha dichiarato ammissibile la richiesta di revocazione e ha rinviato la causa a una nuova udienza pubblica.
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Fatto Accidentale vs Colpa: la Cassazione ridefinisce l’Interpretazione clausola assicurativa
Un commerciante ha subito danni per l'allagamento del suo negozio, causato dalla rottura di una tubazione di una fontana comunale. Ha citato in giudizio l'Amministrazione, che ha chiamato in causa la sua Compagnia di assicurazioni. La Corte d'Appello ha negato la copertura assicurativa, interpretando la clausola di "fatto accidentale" come esclusiva di condotte colpose e limitando la copertura a specifiche infrastrutture. La Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che l'Interpretazione clausola assicurativa di "fatto accidentale" include anche la colpa dell'assicurato, altrimenti il contratto sarebbe nullo per inesistenza del rischio. Ha anche chiarito che l'elenco delle infrastrutture coperte era solo esemplificativo. La causa torna in Appello.
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Ordini del committente e responsabilità dell’appaltatore
Un'impresa edile committente incarica un professionista per la posa di guaine impermeabilizzanti su un edificio. A causa del freddo e dell'umidità, gli operai manifestano dubbi sulla corretta adesione del materiale. Il committente, anche fornitore del prodotto, impone comunque la prosecuzione immediata dei lavori rassicurando sulle caratteristiche tecniche. In seguito alla comparsa di gravi infiltrazioni d'acqua, il committente richiede i danni denunciando i vizi costruttivi. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono integralmente la domanda risarcitoria. La Corte sancisce che la responsabilità dell'appaltatore viene meno quando quest'ultimo esprime formalmente il proprio dissenso tecnico ma esegue l'opera come mero esecutore passivo (nudus minister) a fronte delle insistenze del committente, il quale si assume per intero il rischio del danno.
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Responsabilità professionale del commercialista e danno erariale
Una società sportiva conviene in giudizio il proprio consulente fiscale contestando la responsabilità professionale del commercialista per aver applicato un regime fiscale agevolato indebito. A seguito dell'accertamento dell'Erario e del recupero delle imposte, la società ottiene la condanna generica del professionista al risarcimento del danno. Il professionista chiama in garanzia le proprie compagnie assicurative basandosi su polizze con clausola claims made (a richiesta fatta). I giudici di merito dichiarano parzialmente nulla la limitazione temporale di retrodatazione della copertura assicurativa, condannando l'assicuratore a manlevare l'assicurato. La Corte di Cassazione, rilevando questioni di particolare rilievo in ordine alla validità delle clausole contrattuali e alla copertura dei sinistri professionali, rimette la causa in pubblica udienza per la discussione in contraddittorio orale con la partecipazione del Procuratore Generale.
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Clausola claims made: l’ospedale perde il rimborso
Una struttura sanitaria è stata condannata a risarcire una paziente per un errore medico. La struttura ha chiesto il rimborso alle proprie assicurazioni, ma queste hanno rifiutato invocando la clausola claims made contenuta nelle polizze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della struttura sanitaria. I giudici hanno stabilito che sulla validità di quella specifica clausola claims made si era già formato un giudicato esterno, ossia una decisione definitiva in precedenti processi tra le stesse parti. Di conseguenza, non è più possibile contestare la validità della clausola in un nuovo giudizio. La struttura sanitaria perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Efficacia riflessa del giudicato: blackout e stop alla manleva
Le Società Elettriche, condannate a risarcire numerosi utenti per un grave blackout del 2003, hanno citato in giudizio la propria Compagnia Assicuratrice per ottenere una condanna preventiva e generalizzata a tenerle indenni da ogni risarcimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Compagnia Assicuratrice, stabilendo che non è configurabile un'efficacia riflessa del giudicato nei confronti dell'assicuratore rimasto estraneo ai singoli giudizi promossi dai danneggiati. Una condanna preventiva violerebbe i diritti costituzionali di difesa e del contraddittorio. Di conseguenza, l'obbligo di manleva dell'assicuratore deve essere accertato caso per caso, all'interno di ogni singolo procedimento in cui la compagnia sia stata regolarmente chiamata a partecipare. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Assicurazione per conto altrui: negato indennizzo a manager
Un amministratore societario ha chiesto il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi in procedimenti penali e amministrativi avviati dopo un'intervista in cui aveva diffuso informazioni riservate. Le compagnie assicuratrici hanno rifiutato il pagamento, sostenendo che la polizza coprisse solo atti compiuti nell'interesse della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore, confermando che la clausola che limita la copertura ad attività svolte nell'interesse dell'ente definisce l'oggetto del contratto e non costituisce una limitazione di responsabilità. Trattandosi di una polizza di assicurazione per conto altrui, l'indennizzo spetta solo se l'illecito è strettamente collegato alle funzioni aziendali e non se l'amministratore agisce per scopi personali o in contrasto con la società.
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