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Art. 185-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 185-bis Codice di Procedura Civile

Finanziamento abusivo: l’azione di responsabilità è salva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11155/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di finanziamento abusivo. L'ammissione di un credito bancario al passivo di un fallimento non preclude al curatore la possibilità di intentare una separata azione di responsabilità contro la stessa banca per i danni causati dalla concessione abusiva di quel credito. La Corte ha chiarito che l'efficacia del decreto di ammissione al passivo è 'endofallimentare', cioè limitata alla procedura concorsuale, e non crea un giudicato esterno che possa bloccare un'azione risarcitoria basata su un titolo diverso, di natura extracontrattuale.
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Regolamento dei confini: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni proprietari in una causa di regolamento dei confini. La Corte ha stabilito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche. La decisione si è basata sulla perizia tecnica (C.T.U.) che aveva individuato il confine corretto, portando alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese legali e di sanzioni aggiuntive.
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Rimessione in termini: lutto e Covid non scusano
Una società di ristorazione ha impugnato tardivamente numerose multe per violazioni al Codice della Strada, chiedendo la rimessione in termini. Le giustificazioni addotte erano la chiusura dell'attività a causa della pandemia e un grave lutto che aveva colpito l'amministratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tali eventi non costituiscono una causa non imputabile che impedisca di controllare la posta elettronica certificata (PEC), mezzo con cui erano state notificate le sanzioni. L'opposizione è stata quindi considerata tardiva.
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Responsabilità advisor: Cassazione su inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'advisor per la scelta di uno strumento di risoluzione della crisi d'impresa (concordato preventivo) rivelatosi inidoneo e inammissibile. Secondo la Corte, il professionista è inadempiente non solo quando l'atto specifico è errato, ma anche quando omette di informare adeguatamente il cliente sulle criticità che possono compromettere il successo dell'operazione, trasformando di fatto un'obbligazione di mezzi in una di risultato. Il ricorso del professionista, che chiedeva il pagamento dei suoi compensi, è stato rigettato.
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Estratti conto nel fallimento: prova sufficiente?
Una società creditrice, cessionaria di un credito bancario, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'ex società cliente. Il Tribunale aveva negato tale ammissione, svalutando il valore probatorio degli estratti conto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che gli estratti conto completi, se non specificamente contestati dal curatore, costituiscono prova adeguata del credito. L'onere di sollevare obiezioni puntuali ricade quindi sul curatore, poiché la procedura di insinuazione al passivo funge da rendicontazione.
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Responsabilità aggravata: no se la domanda è parziale
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per responsabilità aggravata a carico di un professionista. Nonostante un comportamento processuale discutibile durante le trattative, la Corte ha stabilito che la sanzione non è applicabile se la parte non è totalmente soccombente, avendo ottenuto un accoglimento solo parziale della richiesta risarcitoria originaria.
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Incompatibilità del giudice: la decisione della Cassazione
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che non sussiste l'incompatibilità del giudice che, dopo aver redatto la proposta di definizione accelerata di un ricorso ai sensi del nuovo art. 380-bis c.p.c., partecipa poi al collegio giudicante chiamato a decidere nel merito. La Corte ha chiarito che la proposta non costituisce un giudizio anticipato, ma uno strumento processuale che non crea una fase autonoma di giudizio, salvaguardando così i principi di efficienza e del giusto processo.
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Chiamata in causa del terzo: chi paga le spese?
Una società di costruzioni, citata in giudizio per danni, chiama in causa il direttore dei lavori. La domanda di risarcimento viene respinta. La Cassazione chiarisce che l'attore soccombente, non il convenuto, deve pagare le spese legali del terzo, applicando il principio di causazione. Il convenuto è responsabile dei costi solo se la chiamata in causa del terzo costituisce un abuso del diritto di difesa.
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Mediazione domanda riconvenzionale: la Cassazione chiarisce
Con la sentenza n. 3452/2024, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria non si applica alla domanda riconvenzionale. Analizzando un caso di locazione, la Corte ha chiarito che l'obbligo di mediazione riguarda solo l'atto introduttivo del giudizio, per non aggravare il processo e rispettare il principio di ragionevole durata. La funzione deflattiva della mediazione si esaurisce una volta che la causa è già iniziata.
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Definizione agevolata: calcolo corretto per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo per la definizione agevolata dei canoni demaniali marittimi. Una società concessionaria si era opposta al metodo di calcolo proposto dall'Agenzia del Demanio e dalla Regione. La Corte ha stabilito che la riduzione percentuale prevista dalla legge deve essere applicata all'intero importo dovuto e solo successivamente devono essere detratte le somme già versate. Questa interpretazione favorisce il concessionario e garantisce parità di trattamento. La Corte ha anche annullato la sentenza d'appello per un vizio procedurale, ritenendo che l'ordinanza del tribunale di primo grado non fosse appellabile.
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