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Art. 1755 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1755 Codice Civile

Diritto alla provvigione: e-mail semplice contro firma digitale
Un'agenzia immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione per la vendita di un immobile, sostenendo che l'affare si fosse concluso tramite l'accettazione della proposta d'acquisto inviata dal venditore via e-mail ordinaria. Gli eredi dell'acquirente si sono opposti, eccependo la nullità dell'accordo per mancanza della forma scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che una semplice e-mail priva di firma elettronica qualificata o digitale non soddisfa il requisito della forma scritta richiesto a pena di nullità per i contratti immobiliari. Di conseguenza, non essendosi perfezionato alcun vincolo giuridico tra le parti, viene meno il diritto alla provvigione per il mediatore, il quale perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Diritto alla provvigione: il venditore paga anche senza contratto
Un proprietario immobiliare si è opposto al pagamento del compenso richiesto da un agente immobiliare per la vendita del suo immobile, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale che poneva la spesa a carico esclusivo dell'acquirente. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto il diritto alla provvigione del mediatore, quantificandola al 3% sulla base delle testimonianze raccolte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario, confermando che il diritto alla provvigione sorge con la conclusione dell'affare, ossia quando si crea un vincolo giuridico tra le parti. In mancanza di patti scritti, la misura del compenso può essere provata anche tramite testimonianze o determinata dal giudice secondo equità e usi locali.
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Diritto alla provvigione: agenzia pagata anche senza vendita?
Un promissario acquirente chiede la restituzione di un deposito di 5.000 euro versato a un'agenzia immobiliare dopo la mancata conclusione di una compravendita. L'agenzia chiede in via riconvenzionale il pagamento di oltre 19.000 euro, sostenendo che il diritto alla provvigione sia sorto con l'accettazione della proposta d'acquisto. L'acquirente contesta la validità della clausola che anticipa il compenso e accusa l'agenzia di aver taciuto informazioni essenziali sull'urgenza dei venditori. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza delle questioni relative al diritto alla provvigione, ai limiti dell'autonomia contrattuale e alla buona fede, decide di non decidere immediatamente in camera di consiglio, ma rinvia la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Provvigione del mediatore: scontro sul rogito mai firmato
Un'agenzia immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione del mediatore per una compravendita non giunta al rogito. L'acquirente si è opposto, sostenendo che il compenso fosse dovuto solo alla firma del contratto definitivo, saltata per colpa del venditore. La Corte d'Appello ha dato ragione all'acquirente, interpretando la clausola contrattuale come una condizione sospensiva. L'agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il diritto alla provvigione sorge con il contratto preliminare e che la clausola regolava solo la scadenza del pagamento. La Suprema Corte, ritenendo la questione di massima importanza per definire i limiti dell'autonomia delle parti nel determinare quando spetti la provvigione del mediatore, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione solenne.
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Provvigione del mediatore: accordo limitato ma condanna illimitata
Il Mediatore ha richiesto il pagamento della provvigione del mediatore alla Società Venditrice per la vendita di un immobile alla Società Acquirente. La Società Venditrice ha eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che il termine decorresse dalla firma del contratto preliminare, e ha chiesto di essere manlevata dalla Società Acquirente in forza di una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in presenza di condizioni sospensive, la prescrizione della provvigione del mediatore decorre solo dal loro avveramento e non dalla firma del preliminare. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Società Acquirente, stabilendo che i giudici d'appello hanno erroneamente interpretato la clausola contrattuale, estendendo l'obbligo di manleva oltre il limite di quarantamila euro pattuito, senza indagare la reale volontà delle parti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Diritto alla provvigione: quando l’agenzia perde la causa
Un'agenzia immobiliare chiede il pagamento della provvigione per aver mostrato tre volte un appartamento a un'acquirente. La vendita si era però conclusa mesi dopo, direttamente tra le parti, solo dopo la revoca del mandato all'agenzia e grazie a un annuncio sul giornale. Le condizioni della trattativa erano cambiate: il venditore poteva finalmente vendere subito, soddisfacendo l'esigenza della cliente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agenzia, confermando che non sussiste il diritto alla provvigione. La semplice messa in relazione iniziale non basta se il nesso causale si interrompe. La conclusione dell'affare è stata infatti determinata da condizioni del tutto nuove e indipendenti dal primo contatto.
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Diritto alla provvigione: niente compenso se il mutuo salta
Un'agenzia immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione a un promissario acquirente dopo la firma di una proposta d'acquisto. Tale proposta era però subordinata all'ottenimento di un mutuo bancario, che non è stato concesso. L'agenzia sosteneva che il diritto alla provvigione fosse comunque maturato e che il mancato ottenimento del mutuo fosse imputabile all'acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'agenzia, confermando che il diritto alla provvigione non sorge se il contratto è sottoposto a condizione sospensiva e questa non si verifica. Inoltre, la mancata concessione del mutuo non era imputabile all'acquirente, che si era attivato diligentemente, ma a comportamenti ostruzionistici del venditore. Di conseguenza, senza l'avveramento della condizione, l'affare non può dirsi concluso.
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Provvigione del mediatore immobiliare dovuta anche con vizi noti
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile, scoprendo poi un'ordinanza comunale di inagibilità per problemi strutturali. Chiedono quindi la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme pagate all'Agenzia Immobiliare e alla Società di Mediazione Creditizia. La Corte d'Appello rigetta le domande poiché l'Acquirente conosceva i difetti prima della firma e i lavori di consolidamento avevano risolto il problema, portando alla revoca dell'inagibilità. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta se l'affare si è concluso con il preliminare, anche in presenza di vizi noti. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Diritto alla provvigione: la parola non basta se il patto è scritto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla provvigione del mediatore in un caso di compravendita immobiliare. Gli acquirenti avevano formulato una proposta irrevocabile che richiedeva una comunicazione scritta dell'accettazione entro un termine perentorio. L'agente immobiliare sosteneva di aver comunicato verbalmente l'accettazione entro la scadenza. I giudici hanno stabilito che, se le parti concordano una forma specifica per la comunicazione dell'accettazione (in questo caso, scritta), tale forma è vincolante. Una comunicazione verbale non è sufficiente per perfezionare il contratto. Di conseguenza, non essendo l'affare concluso, nessuna provvigione è dovuta.
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Contratto diverso? Il diritto alla provvigione del mediatore resta
La Corte di Cassazione ha affermato il diritto alla provvigione del mediatore anche quando le parti concludono l'affare con condizioni diverse da quelle iniziali. Il caso riguardava l'acquisto di una farmacia: dopo il fallimento di un primo accordo, l'acquirente aveva concluso la compravendita direttamente con il venditore, modificando prezzo e modalità di pagamento. La Corte ha stabilito che se l'intervento del mediatore è stato l'antecedente necessario per mettere in contatto le parti, il suo diritto al compenso sussiste. Le successive modifiche contrattuali non interrompono automaticamente il legame causale tra la sua attività e la conclusione dell'affare. La sentenza precedente è stata annullata con rinvio.
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Provvigione mediatore immobiliare: richiesta tardiva blocca l’affare
La Corte di Cassazione esamina un caso relativo al diritto alla provvigione del mediatore immobiliare. Un venditore aveva rifiutato una proposta d'acquisto conforme, adducendo come motivo una richiesta di informazioni sull'affidabilità economica del compratore, avanzata solo il giorno prima della scadenza dell'offerta. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'agenzia, ritenendo il comportamento del venditore contrario a buona fede e condannandolo a pagare la provvigione. La Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non decide ancora nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza per approfondire la questione. Il punto centrale è stabilire se una richiesta così tardiva possa essere considerata un pretesto per evitare di concludere l'affare e, di conseguenza, di pagare il compenso al mediatore.
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Casa diversa, stessa provvigione? La Cassazione fissa i limiti
Un'agenzia immobiliare chiedeva il saldo della provvigione a un'acquirente che, dopo aver formulato una proposta per un immobile tramite l'agenzia, ne aveva acquistato un altro, diverso, ma situato nello stesso edificio e di proprietà della stessa società venditrice. La Corte di Cassazione ha stabilito che il semplice fatto di aver messo in contatto le parti non è sufficiente a garantire il diritto alla provvigione del mediatore. È necessario dimostrare che l'intervento dell'agente sia stato una causa determinante anche per la conclusione dell'affare diverso. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso a un nuovo giudice per verificare l'effettivo nesso causale tra l'attività del mediatore e la vendita dell'immobile poi effettivamente acquistato.
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Provvigione Mediatore: Affare Diverso ma Pagamento a Rischio
Una società si opponeva al pagamento della provvigione a un'agenzia immobiliare, sostenendo che l'affare concluso (cessione di quote societarie) fosse diverso da quello pattuito (vendita di un immobile) e che il mediatore non fosse regolarmente iscritto all'albo. La Cassazione ha stabilito due principi chiave. Primo: il diritto alla provvigione del mediatore sussiste anche se l'operazione economica finale è giuridicamente diversa, purché il risultato sia lo stesso. Secondo, e decisivo: la mancata iscrizione del mediatore nel registro delle imprese è un requisito fondamentale la cui assenza fa perdere il diritto al compenso e può essere contestata in qualsiasi momento del processo. La Corte ha quindi rinviato il caso al giudice d'appello per questa verifica.
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Abuso edilizio taciuto: scatta la responsabilità del mediatore
La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità del mediatore immobiliare per non aver informato un acquirente dell'esistenza di irregolarità urbanistiche, anche se sanabili. Secondo i giudici, una generica menzione di 'aggiornamento catastale e urbanistico in corso' nella proposta d'acquisto non è sufficiente ad adempiere al dovere di corretta informazione. Il mediatore ha l'obbligo di comunicare ogni circostanza rilevante che possa influire sulla conclusione del contratto o sulle sue condizioni. La mancata comunicazione di un abuso edilizio, anche se non tale da rendere l'immobile incommerciabile, configura un inadempimento che giustifica la richiesta di risarcimento danni da parte dell'acquirente, commisurata anche alla provvigione versata.
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Provvigione Mediatore: Offerta Accettata ma Niente Preliminare
Una mediatrice immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione a un venditore dopo aver trovato un acquirente e aver ottenuto l'accettazione della sua offerta. Tuttavia, le parti non hanno mai firmato il contratto preliminare. I giudici dei gradi precedenti avevano negato il compenso, ritenendo l'affare non concluso. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto il tema del 'diritto alla provvigione del mediatore' di particolare importanza. Ha quindi sospeso la decisione e rinviato la causa a una pubblica udienza per definire se l'accettazione di un'offerta, senza un successivo preliminare, sia sufficiente a far nascere l'obbligo di pagare il compenso all'agente.
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Provvigione Mediatore: Firma sulla Proposta non Obbliga il Venditore
Un'agenzia immobiliare chiede il pagamento della provvigione ai venditori di un immobile. I venditori si oppongono, sostenendo di avere un accordo verbale per cui solo l'acquirente avrebbe pagato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla provvigione mediatore immobiliare: la semplice firma del venditore su una proposta d'acquisto, che contiene una clausola di pagamento a carico del solo acquirente, non crea automaticamente un obbligo di pagamento anche per il venditore. Quest'ultimo, infatti, è considerato 'terzo' rispetto a quella specifica clausola e può quindi usare testimoni per dimostrare l'esistenza di un diverso accordo verbale. La Corte ha annullato la precedente decisione e ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Provvigione Mediatore: Proposta Accettata ma Affare Saltato
Una coppia di acquirenti si rifiutava di pagare la provvigione all'agenzia immobiliare dopo che l'affare era saltato per una modifica delle condizioni di pagamento. L'agenzia sosteneva che il suo diritto fosse nato con la semplice accettazione della proposta d'acquisto, come previsto da una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha dato ragione agli acquirenti, stabilendo un principio fondamentale sulla provvigione mediatore immobiliare. La clausola che anticipa il diritto al compenso a un momento precedente alla 'conclusione dell'affare' (cioè prima della nascita di un vincolo giuridico come il preliminare) è vessatoria e quindi nulla. Il compenso non è dovuto se l'agente non porta le parti a un accordo giuridicamente vincolante.
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Provvigione Mediatore: Visita con un’agenzia, acquisto con un’altra
Un'agenzia immobiliare fa visitare un immobile a un potenziale acquirente, ma la trattativa si ferma. Oltre un anno dopo, l'acquirente compra la stessa casa tramite una seconda agenzia. La prima agenzia chiede comunque la provvigione. La Corte di Cassazione ha negato tale pretesa, stabilendo un principio chiave sul diritto alla provvigione del mediatore: non basta essere i primi a mostrare l'immobile. Se l'affare si conclude grazie all'intervento successivo e determinante di un altro mediatore, che riavvia e porta a termine la trattativa, il nesso causale con il primo si interrompe. Vince quindi l'acquirente, che deve pagare solo l'agenzia che ha concluso l'affare.
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Provvigione Mediatore: Diritto alla Firma o alla Consegna del Bene?
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sul diritto alla provvigione del mediatore creditizio. Il caso riguardava una società di mediazione che aveva facilitato un finanziamento per la realizzazione di un impianto fotovoltaico. La Corte ha stabilito che il diritto alla provvigione sorge nel momento in cui viene concluso il contratto di finanziamento, non quando il bene (l'impianto) viene effettivamente consegnato. Di conseguenza, il termine per richiedere il pagamento inizia a decorrere dalla firma dell'accordo. Nel caso specifico, la richiesta del mediatore è stata respinta perché presentata troppo tardi, e il suo diritto si era estinto per prescrizione.
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Provvigione Mediatore: Contatto Iniziale Inutile se il Deal Cambia
Un mediatore mette in contatto due aziende per la successione in un contratto di locazione commerciale. La trattativa iniziale non va a buon fine. Successivamente, le stesse aziende concludono un accordo più complesso grazie all'intervento di un secondo mediatore. La Corte di Cassazione ha negato al primo professionista il diritto alla provvigione del mediatore. I giudici hanno stabilito che un semplice contatto iniziale, non seguito da una trattativa concreta, non è sufficiente. L'intervento del primo mediatore non costituiva l'antecedente indispensabile per la conclusione dell'affare, che è avvenuta grazie all'attività autonoma e determinante del secondo mediatore e a condizioni contrattuali nuove e diverse.
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