LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1746 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1746 Codice Civile

Sospensione del rapporto di agenzia: l’agente vince le indennità
L'Azienda ha sospeso unilateralmente e a tempo indeterminato il rapporto con L'Agente, senza fornire chiarimenti alle sue richieste. Di conseguenza, L'Agente ha esercitato il recesso per giusta causa. La Corte d'Appello ha condannato L'Azienda al pagamento delle indennità di preavviso e di clientela. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che la sospensione del rapporto di agenzia attuata in via unilaterale e senza un limite temporale definito costituisce un inadempimento grave. Tale condotta equivale a un rifiuto ingiustificato di ricevere la prestazione lavorativa. Anche in presenza di presunte irregolarità dell'Agente, L'Azienda avrebbe dovuto contestare formalmente gli addebiti o recedere, anziché paralizzare il rapporto a tempo indeterminato.
Continua »
Recesso per giusta causa contratto agenzia: errore non basta
Un'azienda interrompeva il rapporto con il suo agente, invocando il recesso per giusta causa del contratto di agenzia. La colpa dell'agente era aver inviato assegni protestati di terzi al posto di quelli originali dei clienti. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale condotta, pur essendo un errore, non era abbastanza grave da rompere il legame di fiducia. I giudici l'hanno considerata una 'disfunzione organizzativa occasionale' di scarso rilievo economico, soprattutto in un rapporto commerciale di lunga data. Di conseguenza, il recesso è stato dichiarato illegittimo e l'azienda ha perso la causa, dovendo risarcire l'agente.
Continua »
Agente infedele e debitore: legittimo il recesso per giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso per giusta causa agente operato da un'azienda. L'agente aveva nascosto la grave situazione debitoria di alcuni clienti, tra cui una società a lui stesso riconducibile, e non aveva versato somme incassate per conto dell'azienda. Secondo i giudici, la giusta causa sussiste anche se non dettagliata nella lettera di recesso, purché i fatti siano noti all'agente. La condotta dell'agente ha irrimediabilmente leso il rapporto di fiducia, giustificando l'interruzione immediata del contratto senza diritto a indennità o preavviso. L'agente ha perso la causa.
Continua »
Ricognizione di debito: onere della prova sull’agente
Un agente di commercio aveva sottoscritto una dichiarazione in cui si assumeva la responsabilità per ordini non andati a buon fine. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale atto non costituisce un patto di 'star del credere' vietato, ma una valida ricognizione di debito. Di conseguenza, spetta all'agente, e non all'azienda preponente, l'onere di provare l'inesistenza del debito sottostante, invertendo così il principio probatorio ordinario.
Continua »
Modifica unilaterale contratto: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica unilaterale del contratto di agenzia è illegittima se comporta un aggravio del lavoro per l'agente. Nel caso esaminato, un'azienda farmaceutica aveva aggiunto nuovi prodotti al portafoglio di un'agente, che si era rifiutata di accettare la variazione. La Corte ha chiarito che gli accordi collettivi di settore, che prevedono la possibilità di variazioni unilaterali, si riferiscono solo a riduzioni di lieve entità (zona, clienti, provvigioni) e non a modifiche qualitative o quantitative che aumentano la prestazione richiesta. Di conseguenza, il recesso dell'azienda è stato giudicato illegittimo, confermando il diritto dell'agente alle indennità di fine rapporto.
Continua »
Patto star del credere: nullo l’accordo che aggira la legge
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di un accordo che, simulando una cessione di merci, trasferiva di fatto il rischio di insolvenza dei clienti sull'agente. Questa pratica è stata considerata un'elusione del divieto di patto star del credere. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame. Sono stati invece respinti gli altri motivi di ricorso, relativi alla giusta causa di recesso, alla validità del patto di non concorrenza senza corrispettivo e al compenso per l'attività di incasso.
Continua »